MESHUGGAH – Immutable

Titolo: Immutable
Autore: Meshuggah
Nazione: Svezia
Genere: Metal Progressivo Estremo/Sperimentale
Anno: 2022
Etichetta: Atomic Fire

Formazione:

Jens Kidman: Voce
Fredrik Thordendal: Chitarra
Tomas Haake: Batteria
Mårten Hagström: Chitarra
Dick Lövgren: Basso


Tracce:

01. Broken Cog
02. The Abysmal Eye
03. Light The Shortening Fuse
04. Phantoms
05. Ligature Marks
06. God He Sees In Mirrors
07. They Move Below
08. Kaleidoscope
09. Black Cathedral
10. I Am That Thirst
11. The Faultless
12. Armies Of The Preposterous
13. Past Tense


Voto del redattore HMW: 8/10
Voto dei lettori: 9.3/10
Please wait...

Visualizzazioni post:314

Mai come in questa nona sfida alla concezione lineare dello spazio-tempo, un epigrafico “Meshuggah” avrebbe meritato di stagliarsi, senza ulteriori precisazioni, sul Terminator all’arma bianca di Luminokaya, ultimo totem di un credo che nessun discepolo può divulgare senza commettere eresia, imbrattandone scritture e dogmi. L’immutabilità è un semplice traguardo, l’inimitabilità una certezza.

Dai suffissi boriosi di Contradictions Collapse son trascorsi tre decenni, poco meno dall’intuizione rivoluzionaria di Destroy Erase Improve: scarnificare il thrash metal tecnico e brutale degli esordi per poi fonderne lo scheletro, e forgiare un’arma biomeccanica che solo i ragazzi di Umeå sono in grado di maneggiare; un Mjöllnir futuristico a cinque teste troppo pesante per chiunque altro abbia l’ardire d’impugnarlo, col quale il gruppo ha mulinato stili e frantumato estremismi, dando voce a una psichedelia dissonante e cibernetica, vero Verbo progressivo del terzo millennio. Un cataclisma di sequenze squassanti, impostate sulla prominenza dei bassi medi, capace di aprire una voragine tra passato e futuro del metal, a suon di poliritmie a strati e solismo fusion, riff a elica e groove a espansione tentacolare, in cui rimbombano versi apocalittici straziati dalla gola vetrata di Kidman.

Sarebbe irragionevole pretendere da Haake e compagni qualcosa di diverso dalla quadratura ottenuta con Immutable, dopo otto album nei quali ogni istanza congenita nell’arte degli svedesi è stata accolta e appagata, assecondando di volta in volta le smanie di questi manipolatori della materia grigia musicale. L’asfissiante complessità di Chaosphere e l’astrattismo di Catch Thirtythree appaiono lontani, tentativi doverosi, durante il cammino per aspera ad astra, di sondare i limiti espressivi e tecnici di uno stile perfettamente riconoscibile, sul quale la maturità dei cinquant’anni ha costruito un’armatura meno robotica dalle movenze euritmiche, governate dai pugni guantati (causa eczema) di Tomas.

Anche rispetto al già lineare e umano (in senso meshugghiano, non fracchiesco, ça va sans dire) The Violent Sleep Of Reason, Immutable risulta più musicale, quasi minimale, a partire dalla scelta delle frequenze in fase di (auto)produzione; un approccio lampante nell’incipit di “Broken Cog”, inaudito rataplan metallico in cui s’insinua il sussurro (da non crederci, eh?) di Jens. Lungo l’ora abbondante di clangori dispari, note fantasma e armonizzazioni soffocanti – adorate dai cultori quanto aborrite dai detrattori – un solo calo di tensione, esattamente a metà circuito, in corrispondenza del climax ipnotico di “They Move Below”, suite strumentale densa di melodie oniriche e omaggio dichiarato all’immortale “Orion”. Nelle due sezioni che la circondano, tolti l’interludio “Black Cathedral” e l’epilogo arpeggiato “Past Tense”, l’autoaffermazione positiva prosegue con due nuovi classici a propulsione elastica come “The Abysmal Eye” e “Armies Of The Preposterous”, s’assesta su due tempi medi ossessivi e ciclopici (Koloss-ali?) quali “Ligature Marks” e “Kaleidoscope” e si esalta nei volteggi laocoontici di “God He Sees In Mirrors”, toccata dal genio del redivivo Thordendal.

Chi è convinto che immutabilità e stagnazione collimino volga i padiglioni altrove, la schiera di servi meccanici alle dipendenze d’una fantomatica scena djent (sigh) è oramai più lunga del Wanli Changcheng. Quel che resta delle mie, di orecchie, merita ancora di essere cancellato, distrutto, ridotto oscenamente a niente in un globo di caos. Almeno altre trentatré volte.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.