REBIRTH OF POWER – Rhapsody + Drakkar + Chocobo Band + Eternal Silence + Winterage


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REBIRTH OF POWER FESTIVAL
RHAPSODY + DRAKKAR + CHOCOBO BAND + ETERNAL SILENCE + WINTERAGE
BOLOGNA @ LINK – 01.05.2022

Il primo maggio è stata una data importante per il metal tricolore. Si sono già visti susseguirsi diversi concerti nell’underground italiano e questo è sicuramente il primo festival dai toni più accesi dove spicca il ritorno dei Rhapsody Of Fire. Siamo stati quindi a Bologna al Link, un locale in zona industriale, ampio dotato di un palco all’altezza della situazione, che speriamo sia preso in considerazione anche in futuro e possa sostituire l’ormai perduto (?) Zona Roveri. Nei gruppi di supporto troviamo i seguenti nomi: Winterage, Eternal Silence, Chocobo Band e Drakkar. Siamo arrivati presto al locale. Sono le 19.00 e il primo gruppo sta per salire sul palco. Giusto in tempo per goderci tutta l’allegra kermesse. Un solo appunto è la mancanza di cibo dato che i gruppi sono diversi e c’è molto tempo davanti a noi. Per il resto non si poteva desiderare di meglio. In una serata messa a rischio da una fastidiosa pioggerella primaverile, ci troviamo finalmente al cospetto di gruppi di buon livello in quello che è il giorno zero, ovvero il primo senza obbligo di green pass per nessun evento come questo. Il pubblico arriva alla spicciolaia e forse ci si aspettava una maggior affluenza, ma il segnale è stato più che discreto e spero abbia dato il via ad una serie di concerti e serate come aspettavamo da ormai oltre due anni. 

 

WINTERAGE

Sono i Winterage a coprire la posizione d’apertura di questa serata dai toni tricolore. La formazione ligure si presenta in sostituzione ai Draconicon, non presenti in questa serata . Propongono un metal sinfonico contaminato da armonie folk, specialmente per la presenza del violino, opera di Gabriele Boschi. Nonostante un po’ di piccoli problemi tecnici relativi a fonico e una certa emozione iniziale, i ragazzi raggiungono facilmente la loro dimensione e ci riportano vagamente indietro nel tempo con melodie medievali e composizioni che ci ricordano facilmente i primi Rhapsody. Beh che dire?! L’accostamento è sicuramente riuscito. In pochi, ma efficaci pezzi, i genovesi ci hanno convinto nel loro compito, non facile, di farsi conoscere ad un pubblico ancora non così folto, all’inizio di una serata che ancora riserva discrete sorprese. Dai due album The Harmonic Passage e The Inheritance Of Beauty sono estratti alcuni brani oltre quelli autocelebrativi, come “Orpheus And Eurydice” e “Panserbjorne” accompagnata dalla cornamusa gestita da Daniele Barbarossa, voce e chitarra del quintetto. Partenza perfetta!

 

 

 

ETERNAL SILENCE

Secondi in scaletta a salire sul palco, sono gli Eternal Silence da Varese. Anche in questo caso la presenza del violino di Katija Di Giulio è facile da notare a prima vista. La proposta però in questo caso è molto diversa dalla precedente e per quanto sia comunque di matrice sinfonica, abbiamo in questo caso sonorità molto più cupe e gotiche. Il trio Sessa, Cassina e Vanni sono già sulle scene dal 2008, mentre Zannin raggiunge la formazione nel 2017. Battesimo di fuoco per Martino Boneschi alla chitarra e la già citata Katija al violino. Sul palco c’è molta serietà e forse un po’ di tensione. Eppure, anche in questo caso, il sestetto se la cava alla grande. Anche se è impossibile non citare l’estensione vocale di Marika, bisogna dire che la cantante è stata ben coadiuvata dal resto della formazione. Gli assoli di Boneschi sono davvero degni di nota. Tecnica impressionante e anche le espressioni facciali dimostrano quanto l’apparente giovane artista sia dotato e coinvolto. Forse i pezzi avrebbero necessitato di maggior presentazione perché non sono riuscito ad annotare dei titoli, ma vi invito a recuperare alcuni lavori tra cui l’ultimo Timegate Anathema. Sono certo che vi farete un’idea di questi validissimi ragazzi.

 

 

CHOCOBO BAND

Una proposta molto particolare a partire dal nome. La Chocobo Band entra con un’immagine già piuttosto d’impatto e curiosa. Intanto dobbiamo sapere che la formazione si sta facendo strada proprio per quello che propone, dato che prende ispirazione da un videogioco e ripropone i pezzi della colonna sonora delle varie edizioni di Final Fantasy trasformandole in brani dal sapore metal. Il Chocobo è un enorme uccello gallinaceo facilmente addomesticabile, stando a wikipedia ed è per l’appunto un animale presente in questa saga di videogioco ed una sorta di mascotte. Ora che sapete di cosa si tratta potete facilmente immaginare quello che abbiamo ascoltato. Mike Pelillo è il chitarrista e ideatore di questo progetto assieme al bassista Gabriele Lei e al tastierista Riccardo Barbieri. Naturalmente è ovvio che un gruppo del genere si sia fatto ascoltare tra i palchi di eventi legati al mondo del trasformismo, dei videogiochi e dei fumetti. In questo contesto è più difficile seguire quello che sono i riarrangiamenti legati a questa realtà, ma devo dire che tutto sommato, anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un gruppo ben coeso e abile abbastanza da farci passare del buon tempo ad ascoltare una musica che personalmente mi era totalmente sconosciuta. La voce principale di Beatrice Bini, lirica e ammaliante era l’ovvia e giusta alternativa per questo progetto. La controparte aggressiva di Pelillo ha aiutato molti brani e passaggi a gestire tonalità più potenti. Un ottimo motivatore e perfetto nel gestire il pubblico alla richiesta di cori e applausi. Curiosi.

 

DRAKKAR

Era da tanto che non avevo modo di sentire i Drakkar dal vivo. Un gruppo che ho forse preso troppo sotto gamba e sottovalutato in questi anni. I loro ventisette anni di carriera li hanno perfezionati e li hanno resi davvero professionali e convincenti sul palco. Infatti la formazione meneghina, nonostante sia priva di un’immagine coesa dato che ogni membro esce con un suo proprio look ed una diversa identità, non solo riesce a risultare compatta e solida nell’insieme dell’esibizione, ma risulta essere davvero una proposta più che convincente e incredibilmente potente ed energica. Una delle migliori esibizioni che ho visto negli ultimi tempi. Il power metal del sestetto milanese si è evoluto e oggi risulta strizzare l’occhio ad un heavy / rock possente e massiccio. Vero trascinatore e mattatore della serata è il cantante Davide Dell’Orto che con la sua versatilità ed estensione vocale non solo riesce a convincere sotto ogni aspetto tecnico e critico, ma è maestro nell’agitare la folla ormai tutta radunata sotto al palco in attesa del gruppo di punta della serata. Davide con la sua simpatia e allegria riesce nell’intento di far divertire tutti i presenti offrendo un’esibizione davvero senza punti deboli sotto ogni aspetto. Ma questo non è certo solo merito suo. Il gruppo è ovviamente omogeneo e solido e i graffi delle chitarre di Dario Beretta e Marco Rusconi non possono che raggiungere tutte le prime file fino ad infiltrarsi anche nelle retrovie. La sezione ritmica Pesenti Gritti e Ferru è precisa e veloce e riempie i vuoti con il loro suono ricco di intensità e groove. Emanuele Laghi completa il sestetto con le atmosfere dettate dalle sue tastiere, ben calibrate e mai troppo esagerate. Scaletta scelta con cura dove spiccano brani perfetti per l’esecuzione dal vivo tra cui ricordiamo “Chaos Lord”, “Run With The Wolf” e “Invincible”. Sarebbe bello avere a disposizione almeno un altro pezzo o due. Ormai eravamo caldi e desiderosi di ascoltare più power / heavy. Spero in una nuova occasione e invito i promoter a considerare la formazione per eventi anche fuori dalla solita e consona Milano perché i ragazzi hanno un tiro eccezionale ed è bello che possano avere riscontri anche fuori dal loro luogo di appartenenza. Bologna è stata accogliente e ha saputo apprezzare, ma il merito è tutto dei Drakkar. Semplicemente perfetti!

RHAPSODY OF FIRE

Palco pulito. Un grande manifesto raffigurante l’ultimo disco sullo sfondo. Amplificatori a lato. Batteria e tastiere in fondo. Già questa immagine basti a far riflettere sulla professionalità che sta entrando sul palco del Link. I Rhapsody Of Fire si portano dietro una bella storia e stasera sono certamente pronti a giocare le loro carte di riscatto. Già negli ultimi anni si sono consumati tanti dubbi sull’identità dei Rhapsody portati avanti da Luca Turilli e quelli di stasera di Alex Staropoli (unico membro originale rimasto assieme a Roberto De Micheli degli albori della formazione). Il buon Alex non è certo un uomo arrendevole e ha assoldato già dal 2016 Giacomo Voli, una voce che ormai conosciamo bene, oltre che per i quattro dischi registrati con questa formazione, anche per le sue apparizioni televisive e il suo contributo in svariate band e progetti. Insomma una garanzia su tutti i fronti. E così sarà. Dopo l’ottima esibizione dei Drakkar abbiamo ancora l’acquolina in bocca, ma non c’è nulla da temere; la formazione triestina è pronta a regalarci una conclusione speciale. Il ritorno dopo gli ultimi due anni di rinvii e di false partenze ha caricato tutti a molla e così anche il visibilmente commosso Giacomo Voli fa il suo ingresso con “I’ll Be Your Hero” dall’ultimo disco Glory For Salvation. Ci sarà spazio un po’ per tutta la discografia del gruppo veneto. Da “Chains Of Destiny” a “The Legend Goes On” fino ad arrivare alla storica “Dawn Of Victory”. La bravura di Giacomo non ci fa assolutamente rimpiangere lo storico Fabio Lione. Ormai l’identità Rhapsodiana risiede nell’energia di quello che non è forse più il nuovo cantante del quintetto, ma è semplicemente la loro voce. Capace di districarsi bene sui vecchi e suoi nuovi pezzi, possiamo garantirvi che sul palco ci sono i Rhapsody. Niente di più, ma soprattutto, niente di meno! Alessandro Sala al basso tiene compagnia alla chitarra di De Micheli formando con Giacomo un trio ben sicuro delle proprie capacità davanti alle prime file. Dietro, sullo sfondo Paolo Marchesich fa il suo primo ingresso dal vivo alla batteria, coadiuvato dalle tastiere dell’ideatore del progetto. Un attento Alex Staropoli, maestro e direttore dell’intera orchestra. In aiuto il fratello Manuel al flauto e Giovanni Davoli alle cornamuse per i brani più folk dal retrogusto celtic/medievale come “Terial The Hawk”. La serata scorre piacevolmente tra cori, canti e tanta euforia dettata non solo dal gruppo, ma dagli applausi e dal calore di un pubblico, forse non il più folto, ma ben desideroso di tornare ad ascoltare e seguire musica dal vivo. Tra spade elargite da Giacomo alle prime file e vari siparietti, si arriva facilmente all’epilogo della serata e la ballata “Un Ode Per l’Eroe” non poteva mancare assieme alla conclusiva e storica “Holy Thunderforce”. Però anche se è domenica, e l’indomani si tornerà al lavoro, per fortuna, c’è ancora voglia di cantare e mancano all’appello brani che possono far saltare e inneggiare al power metal sinfonico dei Rhapsody. E così che con il trittico “Son Of Vengeance”, “Land Of Immortals” e l’imprescindibile cavallo di battaglia “Emerald Sword”, si chiude una serata che spero abbia dato il “la” al ritorno della musica metal dal vivo. Una bella ripartenza in un locale all’altezza. I volumi e la voce si sono elevati. Noi c’eravamo e ora vorremmo esortare più gente possibile a tornare ai concerti. Lo abbiamo sognato, desiderato e ora possiamo di nuovo farlo. Basta volerlo.

FOTO DI IVAN GAUDENZI:

WINTERAGE:

 

ETERNAL SILENCE:

CHOCOBO BAND:

 

DRAKKAR:

  

RHAPSODY OF FIRE:

                                                                     

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