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Planet Zero è «una dimensione controversa », come definito dagli Shinedown descrivendo il loro ultimo e omonimo album. Uno spazio di critica all’impoverimento culturale, agli effetti negativi dei social media, all’assenza di empatia e compassione, alla ricerca di un futuro utopico in cui riscoprire il sintomo dell’essere umani.
Inizialmente mi sono spaventata alla vista di un numero così corposo di canzoni. In realtà, molte di esse sono intermezzi dall’indole futuristica e dal suono che strizza l’occhio agli anni ’80. L’album si apre subito con le sonorità aggressive di “No Sleep Tonight” e quelle accattivanti e corali di “Planet Zero”, per poi inoltrarsi in lenti significativi come “Dysfunctional You” e, la mia preferita, la malinconica “A Symptom Of Being Human”.
Il momento di riflessione è interrotto dal rock classico di “Dead Don’t Die” e dall’incalzare di sonorità punk-grunge in “America Burning”, “Clueless And Dramatic” e “Army Of The Underappreciated”. Un suono più elettronico e che strizza l’occhio al pop caratterizza “Sure Is fun”, brano che si distanzia dal resto della scaletta così come la successiva e soul “Daylight”. “The Saints Of Violence And Innuendo” cavalca lo stile predominante del gruppo mentre, sul finire, l’acerba “What You Wanted” non convince totalmente.
In conclusione, Planet Zero a livello di produzione risulta ben costruito e consolidato dalle doti canore di Brent Smith e i brani risultano orecchiabili e piacevolmente fruibili, tuttavia queste caratteristiche distolgono l’attenzione sulle tematiche sociali importanti che il gruppo vuole affrontare ma che allo stesso tempo potrebbero sollecitare l’ascoltatore ad approfondire i testi.



