MEGADETH – The Sick, The Dying…And The Dead!

Titolo: The Sick, The Dying... And The Dead!
Autore: Megadeth
Nazione: Stati Uniti D'America (California)
Genere: Thrash Metal
Anno: 2022
Etichetta: Universal

Formazione:

Dave Mustaine – voce e chitarra
Kiko Loureiro – chitarra, cori, flauto (su “Night Stalker”)
Dirk Verbeuren – batteria

Steve DiGiorgio – basso
Brandon Ray – cori
Eric Darken – percussioni
Roger Lima – tastiera ed effetti
Ice-T – voce su “Night Stalkers”


Tracce:

01. The Sick, The Dying… And The Dead!
02. Life In Hell
03. Night Stalkers (feat. Ice T)
04. Dogs Of Chernobyl
05. Sacrifice
06. Junkie
07. Psychopathy
08. Killing Time
09. Soldier On!
10. Célebutante
11. Mission To Mars
12. We’ll Be Back


Voto del redattore HMW: 7,5/10
Voto dei lettori: 7.5/10
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Sono passati sei anni da Dystopia, il precedente lavoro targato Megadeth. C’è da dire che c’è stata di mezzo una pandemia globale che ha portato via tempo, forze ed energie a tutti quanti. Ah, già, c’è poi anche quell’allontanamento importante di David Ellefson per un vizietto che Mr Mustaine non ha proprio digerito. L’immagine del gruppo doveva assolutamente restare immacolata. Ok ok… lasciamo stare etica e morale e concentriamoci su questo ultimo lavoro, per il quale ci sono voluti bene due anni solo per le registrazioni. Forse il disco che ha ricevuto più attenzioni in assoluto. Formazione a tre con Kiko Loureiro ormai consolidato alla chitarra e Dirk Verbeuren già ottimo turnista dietro le pelli. Il basso? È stato affidato niente meno che a Steve DiGiorgio, prima della decisione di far entrare in pianta stabile James LoMenzo. Le premesse per un buon disco ci sono tutte. Ma anche gli anni passano e il pubblico è sempre più esigente. Vediamo tutto più nel dettaglio.

L’apertura è affidata al brano auto-celebrativo del disco. Un pezzo in pieno stile Megadeth vecchia scuola. Riff taglienti e graffianti si alternano a parti pulite e arpeggianti in cinque minuti di thrash metal classico al quale Mustaine ci ha abituati sin dal 1984. La melodia è sempre presente, soprattutto nell’assolo vicino alla conclusione del brano.

“Life In Hell” alza il tiro con una velocità che richiede la doppia cassa di Verbeuren e un Mustaine sempre al vetriolo dietro il microfono, incluso l’inciso parlato.

“Night Stalkers”, presentato come secondo singolo, è un pezzo dal fraseggio tecnico e veloce. Il contributo di Ice-T aggiunge qualcosa di storico ad un pezzo che segue lo stile del disco senza aggiungere niente di nuovo, e va più che bene. Bei colpi di basso di Steve DiGiorgio. Curiosità: il brano è dedicato al 160esimo battaglione americano. Lo stesso Ice-T è stato un incursore nell’esercito ed è stato un paio di volte in Afghanistan.

“Dogs Of Chernobyl” è un pezzo apparentemente più lento degli altri con un colpo di coda finale degno dei tempi di So Far, So Good… So What! Ineccepibile. Forse il mio preferito della dozzina.

“Sacrifice” è un brano dove la forza di un mid-tempo viene espressa non dalla velocità ma dalla tecnica e dalla capacità compositiva di ogni singolo elemento.

Tre minuti e trentanove secondi per “Junkie”, pezzo che mi aspettavo più veloce per la sua durata, più intenso. Forse non è così, ma non possiamo dire che sia una delusione. Semplice ed efficace per quanto mi riguarda. Siamo a metà del disco e per ora va tutto bene.

“Psychopathy” è un piccolo pezzo di passaggio che ci introduce alla seguente “Killing Time”, forse il brano più debole del lotto. Un riempitivo che tra arpeggi e riff classici non entusiasma più di tanto.

Il terzo singolo presentato dalla formazione statunitense è “Soldier On!”, che abbiamo già potuto ascoltare e assimilare. Ancora un mid-tempo dall’incredibile tecnica. Beh, certo, con una formazione del genere cosa potevamo aspettarci? La melodia è padrona in questo singolo e ci aiuta a digerirlo nonostante la sua ostica melodia.

“Célebutante”: finalmente torniamo a cavalcare l’onda con un pezzo di quelli da far scapocciare. Il termine in sé indica qualcuno che ha raggiunto la celebrità senza un motivo particolare, o che l’abbia conseguita attraverso l’associazione con un personaggio famoso. Un pezzo arrabbiato e potente. Inciso melodico e stile tipico dei Megadeth più classici. Promosso a pieni voti.

Siamo vicini alla fine del disco e con “Mission To Mars” torniamo a sentire le distorsioni graffianti di Mustaine e Loureiro. Accoppiata vincente, dato che hanno scritto assieme quasi tutti e dodici i brani. Distorsione e composizione ancora una volta ben congeniati. Pezzo che riporta agli anni novanta e a Countdown To Extinction. Indubbiamente un altro dei migliori.

La chiusura è affidata al primo singolo che abbiamo conosciuto, “We’ll Be Back”. Stranissimo vedere in chiusura un brano con così tanta forza e carattere. Diciamo che i pezzi meno entusiasmanti sono al centro del disco mentre partenza e chiusura sono energici e cazzuti.

Cosa possiamo dire in conclusione di questo The Sick, The Dying… And The Dead!? Lo salviamo indubbiamente. Non si può buttare dalla torre un lavoro così ben concepito e ben prodotto. Lo ammetto: mi aspettavo che tutte e dodici le tracce fossero più veloci o più energiche e cattive. Difficile avere oggi questo dai Megadeth, non posso dire che soppianterà la classifica dei miei migliori tre dischi di Mustaine e soci, ma siamo certi di avere tra le mani un bel disco che non deluderà i fan di vecchia data.

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