APOCRYPHA – Area 54

Titolo: Area 54
Autore: Apocrypha
Nazione: Stati Uniti D'America
Genere: US Power Metal
Anno: 1990
Etichetta: Shrapnel Records

Formazione:

Tony Fredianelli – Chitarra Ritmica e Solista
Chip Chrovian – Chitarra Ritmica
Breck Smith – Basso
Steve Plocica – Voce e Cori
Dave Schiller – Batteria

 


Tracce:
  1. Terrors Holding On To You
  2. Catch 22
  3. A Night In Fog
  4. The Power Elite
  5. Instrubation #3
  6. Area 54
  7. Tian’anmen Square
  8. The Detriment Of Man
  9. Refuse The Offer That You Can’t Refuse
  10. Born To This World

Voto del redattore HMW: 8/10
Voto dei lettori: 8.5/10
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Scagliate a raggiera nell’arco d’un decennio, deflagranti come l’omonimo proietto, le pubblicazioni a marchio Shrapnel hanno cozzato come bolidi contro le fondamenta dell’hard’n’heavy ottantiano, modificando in modo irreversibile lo status del chitarrista heavy metal: già primattore, diviene ora eroe encomiabile, semidio destinato a gloria eterna. Esito quasi sempre opportuno, se non sacrosanto, basti pensare a Paul Gilbert e Yngwie Malmsteen, alla coppia “cacofonica” Friedman/Becker o ai prodigi Vinnie Moore e Richie Kotzen, draghi capaci d’innescare una reazione a catena tecnico/musicale su scala globale e di generare emuli – e cloni – a raffiche multiple.    

Prima etichetta a stelle e strisce (sì, il buon Mike ha preceduto Metal Blade e Megaforce) votata esclusivamente al metallo pesante, l’insegna californiana ha radunato anche figure mai baciate da Fortuna, snobbate ma significanti sia per l’indubbia qualità del loro operato che per l’importanza storica del loro lascito discografico, oggi relegato entro i rigidi steccati del culto settoriale. Un dominio sotterraneo in fermento continuo quello di Varney, da cui Tony Fredianelli, classe 1969, emerge con l’esuberante vitalità del virgulto, rilasciando con i suoi Apocrypha due LP in un biennio – The Forgotten Scroll (1987) e The Eyes Of Time (1988), prodotti da Marty Friedman – che premiano la lungimiranza del noto scopritore di talenti. 

Sebbene il piedistallo strumentale cesellato dai suoi sodali per magnificarne la destrezza sia spesso in risalto, Fredianelli non ostenta, né traduce il proprio estro in sterile onanismo: il primo album è istintivo, viscerale (Tony ha diciassette anni), saturo di un US power serrato e malmsteeniano in cui neoclassicismi e ritmiche galoppanti vorticano alla terza del Girmi; più simmetrico, quadrato – ma anche più sciatto – il secondo, grazie allo scarico di “responsabilità” ottenuto con l’introduzione dell’ascia parallela di Chip Chrovian. 

Dischi nodali, assieme ai lavori coevi di Vicious Rumors, Liege Lord, Chastain ed Helstar, per comprendere un momento storico singolare, durante il quale l’esasperazione in senso ritmico/armonico degli stilemi caratterizzanti l’heavy più roccioso, trascina alcune compagini d’oltreoceano verso il vallo che separa il fenomeno thrash dal primevo metal tecnico/progressivo: a far breccia contribuisce, a mo’ di macchina ossidionale, lo shredding di cui Varney s’è fatto fervente promotore, una triturazione delle sei corde per mezzo di tecniche ad alto coefficiente di difficoltà che i suoi eletti divulgano come profeti erranti.     

Giunti al terzo e ultimo atto, gli Apocrypha sono finalmente un’entità tetragona, tra le cui pareti granitiche turbinano dieci mani ugualmente capaci: nessuna vetrina, nessun riflettore, nessun podio su cui far issare, in solitudine, il virtuoso italo-americano; l’architettura possente di Area 54 non segue linee assolocentriche, care a tanti colleghi di scuderia, anteponendo a fregi e stucchevoli orpelli la centralità strutturale del riff e un impatto che ben s’accorda con l’emblema belligerante dell’etichetta di Novato. 

Un impasto vulcanico di ritmiche da cingolato pesante, doppia cassa marziale e assolo a granata, su cui serpeggia, irrequieta, l’anima di Steve Plocica, soggiogata dai demoni di Carl Albert e James Rivera. Impossibile raggiungere indenni la rockeggiante “Born To This World”, tra giri mammut (“Catch 22”, “A Night In Fog”), power striato di class metal (“The Power Elite”, “Area 54”), thrash infuso di shredding d’autore (“Tian’anmen Square”, “Refuse The Offer That You Can’t Refuse”) e la sola “Insturbation#3” a mascherare, con divagazioni blues e funky, un percorso minato micidiale, reso ancor più infido dalla tipica produzione Shrapnel, enfatica sui toni medi delle chitarre e reboante sui tamburi. 

Tre anni dopo, con tempismo perfetto e un imbarazzante camicione a scacchi, Tony licenzierà, a proprio nome e sempre via Shrapnel, il supersonico Breakneck Speed, un tour de force strumentale di speed/thrash caoticamente progressivo in piena era “grunge”! Oblio inevitabile e cestoni del 3×2 garantiti fino al 2012. Motivo in più per reperire Area 54, ristampato (e rimasterizzato) dai filologi di Divebomb Records nel 2021. L’anno scorso, chiaro? 

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