KING’S X – Three Sides Of One

Titolo: Three Sides Of One
Autore: King's X
Nazione: Stati Uniti D'America
Genere: Hard Rock
Anno: 2022
Etichetta: Inside Out

Formazione:

Ty Tabor: voce, chitarra
Doug Pinnick: voce, basso
Jerry Gaskill: voce, batteria


Tracce:

01. Let It Rain
02. Flood Pt. 1
03. Nothing But The Truth
04. Give It Up
05. All Gods Children
06. Take The Time
07. Festival
08. Swipe Up
09. Holidays
10. Watcher
11. She Called Me Home
12. Every Everywhere


Voto del redattore HMW: 7/10
Voto dei lettori: 6.5/10
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Dopo quattordici anni da XV, torna sul mercato uno dei gruppi più sottovalutati di sempre. In giro dal lontano 1979 (seppur con le denominazioni di The Edge e di Sneak Preview), i King’s X sono sempre stati superlativi, capaci, all’interno di uno stesso pezzo, di citare Hendrix, i Fab Four, l’hard-rock dei ’70, il grunge e il prog meno cerebrale. Una scrittura sopraffina quindi, unita a fantastiche armonie vocali e ad un groove pazzesco sono i punti fermi del trio dal 1988 a oggi. Come tutte le grandi formazioni, il loro percorso non è stato scevro da piccoli incidenti di percorso, nel loro caso album meno riusciti di altri, anche se riuscire a bissare il livello qualitativo di prove quali Gretchen Goes To Nebraska e Faith, Hope Love non dev’essere facile per nessuno.

Il nuovo album, la cui lavorazione è iniziata nel 2019, è aperto da “Let It Rain”, pezzo dal riffone sporco nel ritornello e che pare lontano dalle peculiari sonorità del trio, ma già nella successiva “Flood Pt. 1” fanno capolino le armonie vocali care ai nostri, in un tessuto musicale che spazia dalla pacatezza delle parti vocali al piglio quasi noise del riff portante. Per ora niente male, ma da loro dobbiamo aspettarci di più e infatti “Nothing But The Truth” è una valida ballata contrassegnata dalla calda voce di Pinnick e da un ispirato assolo del sempre ottimo Tabor e se “Give It Up”, dedicata al compianto Chris Cornell, appare interessante a livello ritmico ma banale sotto il profilo melodico, ci pensa “All Gods Children” a far risalire le quotazioni dell’album: pigra ed elettrica ballata dalle atmosfere psichedeliche, con un Tabor, qui anche alla voce solista, sempre sugli scudi.

La solare ballata “Take The Time” (no, i Dream Theater qui non c’entrano!) evoca il piacevole spettro dei Fab Four, spettro che, dopo le più deboli “Festival” e “Swipe Up”, torna prepotentemente in “Holidays”, una delle canzoni più riuscite dell’album, in perfetto stile King’s X, così come “Watcher”, che sfoggia un notevole ritmo e melodie a profusione.

“She Called Me Home” è un’altra ottima ballata, semplice ma dolcissima, mentre “Every Everywhere”, posta in chiusura, è invece quasi un riempitivo.

Nonostante qualche pezzo non pienamente riuscito, siamo senza dubbi di fronte a un buon ritorno per il power-trio: ora speriamo, finalmente, di rivederli dal vivo in Italia!

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