PROG LEGACY –  Alchemica Club


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EVENTO: PROG LEGACY – Claudio Simonetti’s Goblin / Rito Pagano / Stereokimono / Aldi Dallo Spazio
LUOGO: Alchemica – Bologna
DATA: 28/01/2023

Un piccolo festival prog con una band che ripropone i successi dei Goblin e altre due che, in modo diverso, affascinano gli astanti tramite una personale lettura del genere in questione. 

Un po’ in ritardo rispetta alla tabella di marcia salgono sul palco gli Aldi Dallo Spazio. Avevo già avuto modo di vedere dal vivo questo quintetto ravennate e, se la prima volta non mi aveva convinto del tutto, questa sera ho potuto riscontare una maturità esecutiva notevole, associata a una buona qualità dei pezzi proposti tratti dal buon  QuasAr del 2019. Il cantante e tastierista Dario Federici in certi momenti mi ha ricordato, nelle tonalità più alte, un certo Geddy Lee, mentre la musica cita in egual modo grandi nomi quali Wishbone Ash, Santana e gli stessi Rush, senza mai esagerare con piroette strumentali, ma mantenendo il tipico calore dei ’70. Buona la performance della sezione ritmica, così come quella dei due chitarristi, spesso posseduti dal fuoco sacro del rock. L’ottima “Little Piggy Will” è sempre godibilissima, grazie anche a un ottimo ritornello e il breve a disposizione soddisfa proprio tutti.

 

Tocca poi agli Stereokimono, che penso di aver visto dal vivo almeno una ventina di volte: anche stasera il trio strumentale sfoggia il suo bagaglio di psichedelia progressiva suonato con una smisurata padronanza strumentale, forgiando una musica originale e riconoscibile. Tre album all’attivo, dai quali vengono proposte le complesse “Xetrov 5” e “Salamandra”, ma la formazione questa sera ci regala anche due inediti, “Lunar Ghost” e “Ta Yu”, sempre nell’ottica del “rock psicofonico obliquo” (definizione loro). Il chitarrista Antonio Severi, che si alterna anche al sintetizzatore, è preciso e dotato di un gusto invidiabile nel tessere complesse, ma melodiche, trame sonore, mentre Alex Vittorio ricama audaci note al basso, spesso tramite un estremo tapping e la batterista Cristina Atzori supporta egregiamente a livello ritmico arduo questo intreccio sonoro. Per chi ama sonorità cervellotiche, ma suonate con gusto.

 

E ora tocca ai Rito Pagano. Non conoscevo questo gruppo, ma, già dalle prime note appare chiaro che poco c’entra con lo spirito della serata. Il quartetto bolognese, infatti, propone un rock italiano non lontano da quello di nomi quali Ligabue, Rats, Timoria e Negrita. E l’effetto risulta un po’ quello dei, chessò, Cugini di Campagna piazzati in mezzo a un festival death-grind. La band suona comunque bene e il cantante si muove da frontman navigato, ma, dispiace ribadirlo, apprezzando anche poco il genere, il gruppo risulta decisamente fuori contesto.

Dopo un cambio palco un po’ più lungo, salgono sul palco dell’Alchemica i Claudio Simonetti’s Goblin, che, già dal 2014, dopo l’analogo progetto Daemonia, ripropongono in chiave più rock e moderna gli horrorifici brani dei Goblin, molti dei quali tratti dalle colonne sonore dei film di Dario Argento.

Oltre al veterano tastierista Claudio Simonetti, oggi fanno parte del quartetto, il chitarrista Daniele Amador, già al servizio dei prog-metallers Onydia e il tandem ritmico composto da Cecilia Nappo al basso e Federico Marangoni alla batteria, entrambi da diversi anni anche nei noti Adimiron. La formazione appare subito rodatissima, complici le molte date effettuate negli ultimi tempi e, la metallizzazione del suono dei Goblin (anche se il sottoscritto continua a preferire gli originali!) è ormai giunta a livelli incredibili. Vengono proposti gli ovvi temi di “Suspiria“ e “Profondo Rosso”, ma pure estratti dalle colonne sonore di “Zombi” di George Romero, al quale Simonetti tributa un sentito ricordo, ma pure da “Tenebre” , “Opera” e “Phenomena”, senza dimenticare un paio di estratti dal fantastico Roller del 1976. Amador è un chitarrista solidissimo e in possesso di una tecnica straordinaria, mentre la Nappo sconvolge tutti con una prestazione mostruosa al suo Rickenbacker e Marangoni suona come se fosse il batterista dei Death; dal suo canto il leader, dietro alle sue tastiere, dispensa, con le sue note, più di un brivido, mentre in fondo al palco vengono riprodotte alcune scene dai film in questione. Il gruppo propone anche un paio di pezzi da The Devil Is Back, album di inediti inciso dalla band nel 2019, senza tralasciare l’ottima “…E Suono Rock”. Pur amando i Goblin degli anni ’70, devo ammettere che questa nuova veste, che piace molto a chi ascolta metal, ha il suo fascino ed è utile per inverdire un repertorio assolutamente mitico.

Foto di Daniela Mascagna

Aldi Dallo Spazio

Sterekimono

Rito Pagano

Claudio Simonetti’s Goblin

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