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Dopo l’ascolto del nuovo “The Cursed Vision” dei cultisti vicentini Starspawn of Cthuhlu, ho deciso di organizzare un’intervista con il duo. Purtroppo per problematiche di salute, il nostro incontro online non è potuto avvenire e abbiamo deciso di ripiegare su una meno impegnativa intervista per iscritto. Confido però che vi saranno altre occasioni per conoscere personalmente questi due artisti così interessanti del sottosuolo metallico italiano. Ecco a voi l’intervista!
Roberto Biasin and Domenico Groppo sono i due componenti del progetto Starspawn of Cthulhu. Raccontateci come avete mosso i primi passi nel mondo della musica e come avete deciso di lavorare insieme.
Abbiamo cominciato nel 2019, volevamo fare un gruppo a tema per vedere se attirasse più pubblico, una sorta di esperimento, chiacchierando era venuto fuori che entrambi amavamo Lovecraft ed eravamo affascinati dal suo universo, quindi decidemmo che quel tema poteva essere interessante, poi la cosa si è fatta seria in quanto c’era un’ispirazione reale.
Non si può certo sostenere che non siate compositori prolifici, difatti avete pubblicato ben 3 EP dalla vostra formazione. Come si sviluppa il vostro processo compositivo?
Alcune canzoni le scriviamo insieme, altre sono scritte da Roberto e poi ci lavoriamo sopra, i testi sono quasi tutti scritti da Roberto.
Rimanendo in tema di pubblicazioni, le vostre scelte finora sono ricadute sul formato dell’EP. Una scelta particolare se si considera che il minutaggio dei vostri brani è abbastanza elevato e di per sé un vostro EP e quasi un “Mini-album”… C’è una ragione specifica?
Sì, noi li abbiamo sempre considerati album, il fatto che siano composti da 5 canzoni (e che quindi molti li considerino EP) rende possibile farne di più e quindi essere più spesso presenti nel panorama underground con delle novità.
Il Nuovo “The Cursed Vision” è il seguito di “Yog-Sothothery” del 2020 e “Tales from the Unknown” del 2021. La prima impressione è che il sound si sia spostato verso orizzonti più lugubri ma al contempo romantici rispetto al passato, vicini al Funeral Doom, proponendo quindi una nuova evoluzione della vostra proposta. E’ stata una scelta voluta?
Certo, rispetto al primo album il sound è cambiato passando da una specie di Death Doom a un Doom più melodico, gradualmente e con “vibrazioni” diverse, anche in base all’atmosfera che vogliamo esprimere con un determinato album.
Le 5 canzoni, come da tradizione della band, propongono una rivisitazione in musica di alcuni racconti del maestro dell’orrore H.P. Lovecraft. Ci volete parlare di queste e raccontarci come avete scelto i racconti in occasione di “The Cursed Vision?”
“The Cursed Vision” tratta dei racconti del solitario di Providence dal punto di vista dei personaggi principali, concentrandosi su ciò che provano affrontando tali avversità, per esempio il singolo “The Last Raft” è preso dal racconto “Dagon”, ma il testo è come se fosse pronunciato dal protagonista. Anche “…But now i’m Suffering” è ispirato a “La Tomba” ma invece di avere una voce narrante, le liriche sono impersonate dal personaggio principale. Questo concept si collega al sound che in qualche modo è, come hai detto tu, romantico.
Avete già spaziato molto nell’universo lovecraftiano e affrontato la sua cosmogonia ma c’è ancora margine per un’altra decina di EP volendo! Avete già in cantiere nuova musica?
Certo! Siamo ricchi di idee e non amiamo fossilizzarci quindi ogni lavoro avrà una sua peculiarità proprio come “The Cursed Vision”.
Inutile ribadire quale sia la vostra fonte di ispirazione tematica, ma per quanto riguarda l’aspetto musicale ci sono artisti o band che guidano il vostro cammino durante la scrittura dei brani?
Ascoltiamo veramente tantissimi tipi di musica e prendiamo ispirazione dagli artisti più disparati. Sicuramente rimanendo in ambito Doom Pallbearer, Type O Negative, Candlemass, Crypt Sermon e Villagers of Ioannina city sono tra i nostri preferiti.
Com’è nata la vostra passione per il Solitario di Providence? Io ne rimasi stregato allo superiori quando ricevetti in regalo da mio fratello l’opera Omnia dello scrittore e da allora (come forse i lettori di HMW avranno notato) cerco di recensire le band che lo ergono ad ispirazione per le loro canzoni…
Per Roberto è cominciato tutto ascoltando i Metallica alle medie, dato che incuriosito dal titolo “The Call of Ktulu” andò a cercarsi su internet il suo significato scoprendo l’abisso e anni dopo, tramite una raccolta di racconti di Lovecraft, iniziò a leggerlo e apprezzarlo sulserio. Per Domenico invece la passione si è sviluppata in modo simile, tramite l’ascolto di musica Metal e l’acquisto di un Necronomicon illustrato.
Se doveste scegliere solo 3 racconti da portarvi sulle celeberrima isola deserta quali sarebbero?
La sorte che colpì Sarnath, La ricerca di Iranon e La maschera di Innsmouth, che fatica scegliere però!
Immagino che oltre al maesto Lovecraft nutriate anche interesse in altre tematiche horror. C’è qualche altra influenza nella vostra musica derivante, chessò, da film, altri scrittori o opere d’arte di qualsivoglia tipo?
Per ora ci siamo concentrati interamente su Lovecraft ma in futuro non escludiamo nuove contaminazioni che potrebbero sposarsi bene con la nostra musica, amiamo horror e sci-fi, anche la questione Alieni ci è molto cara.
Siete attivi dal 2019 e avete pubblicato molto materiale eppure la vostra attività dal vivo è ancora parecchio sporadica. E’ una scelta strategica o c’è una qualche motivazione specifica?
Avendo avuto altre band e suonando tutt’ora vari generi dal vivo abbiamo avuto modo di conoscere l’underground e per ora non si è presentata l’occasione adatta per un’esibizione che renda giustizia alla musica degli Starspawn Of Cthulhu, anche se siamo stati vicini a suonare live più volte, inoltre anche il fatto di dover prendere dei turnisti è un fattore da non sottovalutare.
I primi due EP sono stati pubblicati in maniera indipendente mentre dall’anno passato avete iniziato a lavorare con Talheim Records. Come è cominciato il vostro rapporto con loro e quali vantaggi pensate vi abbia consentito di ottenere?
Cercavamo un’etichetta per crescere i nostri numeri e raggiungere più persone, la Talheim ci ha accettato e ci supporta bene nonostante qualche piccolo intoppo, vogliamo continuare a lavorare con loro.
Voi provenite da Vicenza, quindi vi chiedo con sincera curiosità come giudicate la scena Underground metal della vostra città e se avete qualche band da consigliarci!
Noi in realtà veniamo dalla provincia, comunque Vicenza e la nostra zona sono luoghi che hanno sempre avuto gruppi Metal di tipologie più diverse, peccato che ultimamente ci siano pochissimi posti dove esibirsi e che le persone siano sempre quelle.
Spazio libero: Saluti, insulti e qualsiasi cosa vogliate dire!
Grazie mille a tutti coloro che leggeranno questa intervista e daranno un ascolto alla nostra musica! CTHULHU FHTAGN!



