PESTILENCE – Spheres

Titolo: Spheres
Autore: Pestilence
Nazione: Paesi Bassi
Genere: Progressive Death Metal
Anno: 1993 / Ristampa 2023
Etichetta: Agonia Records

Formazione:

Petrick Mameli: voce, chitarra, chitarra synth
Patrick Uterwijk: chitarra, chitarra synth
Jeroen Paul Thesseling: basso
Marco Foddis: batteria


Tracce:

01. Mind Reflections
02. Multiple Beings
03.The Level of Perception
04. Aurian Eyes
05. Soul Search
06. Personal Energy
07. Voices From Within
08. Spheres
09. Changing Perspectives
10. Phileas
11. Demise Of Time


Voto del redattore HMW: 8,5/10
Voto dei lettori: 10.0/10
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1993: dopo un esordio di thrash grezzo ma creativo, un caposaldo del death europeo e un manifesto del techno-death, i fiamminghi Pestilence pubblicano quello che forse è il loro più grande capolavoro. Un album sin troppo avanti, che, accanto a pezzi più “tradizionali” (seppur permeati da chitarre synth), presenta novità sonore che mai si erano ascoltate nel metal. Se già il precedente Testimony Of The Ancient (del 1991) mostrava una freschezza invidiabile, nel quale l’utilizzo delle tastiere, in ambito di metal estremo, ha dettato legge per anni, con questo lavoro targato Roadrunner il quartetto si supera, portando alle estreme conseguenze ciò che era stato seminato dai Death ed entrando in diretta competizione con entità statunitensi quali Atheist e Cynic. Purtroppo nel 1993 il pubblico metal non era ancora pronto per cotanta foga sperimentale e il gruppo si sciolse l’anno successivo.

Trent’anni dopo l’album viene giustamente ristampato e così oggi possiamo gioire ancora ascoltando l’ardito operato dei nostri. Rispetto al predecessore qui non è presente un tastierista, ma sia Mameli che Uterwijk si dilettano alle chitarre synth, mentre al posto del funambolico Tony Choy (già con Cynic e Atheist), fa qui la sua comparsa il giovane bassista Jeroen Paul Thesseling, che in futuro suonerà con Obscura e coi nostrani Sadist. Ancor oggi la musica di Spheres risulta fresca e assolutamente godibile, sia tramite pezzi come la splendida “Mind Reflections” (che darà il titolo a una raccolta nel 1994, sempre per Roadrunner), nella quale algidi sintetizzatori raffreddano il magma sonoro dei nostri, sia con le audaci “Multiple Beings” e “The Level Of Perception”, dove la matrice “prog” si fa più ampia, riportando alla mente le evoluzioni sonore dei Voivod. La prestazione di Foddis è invidiabile, originando ritmiche pazzesche per le scorribande sonore di Mameli e Uterwjik, mentre Thesseling al basso è semplicemente mostruoso e Mameli sfodera un growling degno del miglior Schuldiner. Ma qui non c’è solo death metal, seppur progressivo: “Aurian Eyes” è un breve intermezzo dissonante di musica contemporanea (sì, avete letto bene!), l’altrettanto breve “Voices From Within” è un brano new-age, Phileas è un delicato e nel contempo inquietante intermezzo e la superba “Personal Energy” è, per chi scrive, uno dei migliori pezzi del 1993; qui il death-metal è presente solo nelle urla di Mameli, il resto è un lento prog alieno.

Anche “Spheres” e la sofisticata “Changing Perspectives” non deludono, tra stacchi progressive e riff assassini.

Tralasciando l’inutile reunion del 2008 (e tutti gli album da essa scaturiti), per un circa un lustro (tra il 1989 e il 1994) i Pestilence sono stati la più fulgida risposta europea allo strapotere floridiano in ambito death.

Da recuperare, riascoltare e rivalutare.

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