khost – Many Things Afflict Us Few Things Console Us

Titolo: Many Things Afflict Us Few Things Console Us
Autore: khost
Nazione: Regno Unito
Genere: Noise Industriale, Musica Sperimentale
Anno: 2024
Etichetta: Cold Spring

Formazione:

Damian Bennett
Andy Swan
Jo Quail (ospite): violoncello su “The Fifth Book Of Agrippa”
Axebreaker (ospite): voce su “Hands In Broken Time”
Manuel Liebeskind (ospite): voce su “Overrun”


Tracce:

01.   Shard
02.   The Fifth Book Of Agrippa
03.   Death Threat
04.   Face
05.   Apotropaic
06.   Many Things Afflict Us Few Things Console Us
07.   Transfixed
08.   Incinerator
09.   Hands In Broken Time
10.   Death Car
11.   Reading Between The Lines
12.   L2L6
13.   Cheapside
14.   Define The Edge Of Someone
15.   Overrun
16.   TVSB
17.   Death Threat (Bereneces remix)
18.   Yellow Light (Adrian Stainburner remix)


Voto del redattore HMW: 8,5/10

Visualizzazioni post:690

Con questo enunciato, di ardua confutazione e disarmante semplicità, i khost pongono la nostra attenzione su due punti-cardine della società moderna. L’uno ora esasperato dall’altro, ora posto in antitesi all’altro. Il primo è l’inconsolabile afflizione che permea l’anima di coloro che si prendano il disturbo di porsi domande sul senso delle cose, sulla vita e sulla morte; sulla vittoria schiacciante del cosmo. Il secondo è il bisogno, artificiale ed eterno, maliziosamente generato da quei luminari della truffa che partorirono “consumismo” e, gemella sovrintendente, “pubblicità”: due parole oggi talmente comuni che suonano già scariche di significato, svuotate della tensione velenifera originaria.

Sono ossi duri i khost, parte oscura della scena sperimentale a largo spettro – particolarmente, quello rumorista/industriale –  che infetta l’Oltremanica da quattro decenni. Andy Swan fu solamente parte dei primi Final, attivi in minor parte con la spoglia di Atrocity Exhibition e di Smear Campaign, e condivide la sala prove degli Iroha con Diarmuid Dalton (Jesu e Cable Regime, tra gli altri). Da par suo, Damian Bennett porta in seno l’antica militanza nelle mezze leggende 16–17 e con i Deathless, mentre è attualmente impegnato sul fronte Carthage.

È un’onda magmatica. Estraneazione. Stupore. Il folk semi-apocalittico di “Define The Edge Of Someone” che gratta come certi sentieri di Cave Dweller; l’ossessione per arco di “The Fifth Book Of Agrippa”; i Pitch Shifter, pre-univerbazione, di “Death Threat”, adorati anche, coi loro mentori Godflesh, su “Incinerator”; la marcetta basso-e-chitarra di “TVSB”; i Ministry richiamati su “Many Things Afflict Us Few Things Console Us” – di nuovo, con il duo Broadrick/Green – e su “Apotropaic”.

Many Things Afflict Us Few Things Console Us. Ritmi rari ed ostinati; chitarre e bassi grevi, trascinati come slitte di morte e stordimento; sporadiche intrusioni vocali. L’ambientazione è grigia. Una scala di grigi che vira al buio, giù verso il sottosuolo; negli ossidi crepuscolari.

Lasciatevi consumare.

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