ESCARNIUM – Inexorable Entropy

Titolo: Inexorable Entropy
Autore: Escarnium
Nazione: Brasile
Genere: Death Metal
Anno: 2025
Etichetta: Everlasting Spew Records

Formazione:

Nestor Carrera: batteria, tastiera su “Fentanyl”
Gabriel Dantas: basso
Victor Elian: chitarra, voce
Alex Hahn: chitarra


Tracce:

01.   Fentanyl
02.   Relentless Katabasis
03.   Cancerous Abyss
04.   Inexorable Entropy
04.   The Heritage
05.   Revulsion Of Carbon
06.   Through The Depths Of The 12th Gate
07.   Ashen Path
08.   Pyroscene’s Might


Voto del redattore HMW: 7/10

Visualizzazioni post:1169

Dovendo salvare dalla distruzione biologica venti gruppi moderni di death metal, la candidatura degli Escarnium all’albo dei graziati mi parrebbe un atto dovuto. Son difatti convinta che posseggano una larga parte dei requisiti che plasmano il death metal con la D e la M maiuscole. Profondi, rudi, oscuri, veloci. Assemblati nel 2008, non hanno sbagliato un colpo.

Li vidi in uno di quei posti marci, che stanno in piedi per miracolo, col nome del locale inciso su un pezzo di ottone ossidato oltremisura e senza il conforto di una lampadina. Sudarono e fecero sudare (maledetta estate…). Ora, se non fosse che il disco è stato registrato e montato in sale da ripresa separate da frontiere ed oceani, se non fosse che da anni e anni è impossibile creare qualcosa di nuovo nel death metal, se non tramite commistioni aliene sempre più ampie, e se non fosse che nel 2025 potrebbe essere informaticamente artefatta anche vostra madre insieme a tutte le sue ansie, mi lancerei con la mia berlina sgangherata dentro alla vetrina del negozio di dischi del paese vicino, pur di accaparrami una copia di Inexorable Entropy in fretta e furia.

I quattro si producono in un death metal americano, non brutal né vecchio/grezzo; piuttosto, direi, dai tratti prevalentemente dissonanti, che non scontenteranno chi apprezza gli Ulcerate e certi Immolation. Passaggi cupi, doppia cassa nervosa, giri spesso contorti, parti di batteria eclettiche ma non dispersive, voce cavernosa (nonché distorta artificiosamente). Dal monito anti-fentanile che apre il lavoro – sì, proprio il farmaco che ha condotto oltreconfine la placazione del dolore tutto – sino al macello controllato di “Pyroscene’s Might”, non ci sono fasi di stanca.

Il successo dei brani risiede anche nella scarsissima reiterazione delle parti: esempio ne sia il breve momento di pelle d’oca sul rallentamento in “Inexorable Entropy”. C’è un goccio di Morbid Angel in “Relentless Katabasis”. Si inseguono gli assoli di “Through The Depths Of The 12th Gate”. Le sezioni di chitarra pulita accrescono l’aura bruna e fumosa dell’album e, pur riconoscendo a “Revulsion Of Carbon” la probabile palma del pezzo più death, Inexorable Entropy vale nella sua interezza.

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