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Sorprende, dopo quasi quindici anni, non sentire più la voce di Davide Moras (Elvenking) in seno ai rockers italici Hell In The Club, che con questo importante cambiamento al microfono affrontano con il loro settimo album in studio una nuova era sonora. Sinceramente l’ingresso della brava e bella Tezzi Persson (Infinite & Divine, Venus 5) è una mossa audace, che risulta vincente stando alla risposta positiva dei fan e della critica in genere. Joker In The Pack, infatti, supera a pieni voti questo cambiamento e la scelta si rivela azzeccata, perché il combo italiano trasporta, con il proprio sound, direttamente alla mitica musica ottantiana della stupenda Los Angeles. Tezzi poi ha poi una voce incredibile… potente, passionale e ottima per il genere, fondendosi perfettamente con gli strumenti di Andy Buratto (Secret Sphere), Andrea Piccardi e di Marco Lazzarini. Non è un compito facile sostituire Dave, ma la ragazza ci riesce brillantemente perché è anche un vero animale da palco, capace di trascinare e coinvolgere il pubblico con i suoi movimenti e il suo grande fascino. Le sue enormi e devastanti estensioni vocali passano da entusiasmanti linee melodiche a grintose e robuste interpretazioni, che si adattano perfettamente alla grezza e rude immagine della band. Lo si sente subito dall’iniziale e infuocato brano “The Devil Won’t Forget Me”, in cui la sfacciata e rauca ugola della svedese si mischia al sinistro e melodico groove guidato da una tagliente e robusta chitarra elettrica . L’ottantiana “New Desire” è un feroce e infuocato hard rock, che catapulta indietro nel tempo grazie a vibranti e graffianti riff chitarristici che seguono la scia melodiosa della pulita e acutissima voce della singer scandinava. L’inno vero e proprio del disco si sente nell’ottima e quasi blueseggiante “Dirty Love”, un altro grande omaggio ai mitici anni ’80, in cui alcune parti riflessive e pacate si alternano ad altre più dure, accompagnate da armoniosi cori di sottofondo. Bello pure il prolungato e ammaliante assolo di Picco, che con la sua fedele sei corde elettrica interagisce meravigliosamente con la sezione ritmica e l’arrabbiata timbrica vocale della Persson. Praticamente i ragazzi mantengono il loro tipico ritmo in pieno stile glam metal, offrendo belle ed emozionanti canzoni che con l’aiuto di questa new entry femminile li rinvigorisce, inaugurando un nuovo e prospero futuro. Colpisce ancora il dinamismo tipico dell’hard rock americano nella cadenzata e vivace “Robert The Doll”, in cui l’intermittente chitarra di Picco sostiene uno sdolcinato e allegro refrain, in cui la disinvolta e a tratti sussurrata voce della cantante va decisamente a nozze sbizzarrendosi in variegate tonalità. Altri pezzi perlustrano territori più melodici, con armonie intricate e ritornelli carichi di phatos che si stampano direttamente in testa. È il caso della malinconica “The Ocean”, dove le corde vocali di Tezzi si adattano brillantemente anche nella immancabile ballata dell’album, in cui la sua dolce e acutissima voce guida magnificamente la melodia del brano, arricchito anche da importanti parti di pianoforte e di tastiera che accrescono la natura emotiva dell’arrangiamento. Un altro aspetto che balza all’orecchio è la fantastica produzione di Simone Mularoni (DGM), capace di fornire suoni nitidi e moderni sia alla chitarra e sia alla roboante sezione ritmica, creando poi una base sonora molto robusta. Ne è un altro classico esempio l’americaneggiante “Magentars”, che travolge come le onde del mare tutto ciò che incontra grazie alla sua ammaliante armonia, sviluppata dagli sdolcinati e duri giri di chitarra e dalla potente e passionale ugola della scatenata cantante. Idem per la successiva e ribelle “Pretty Little Freak Show”, dove riascoltiamo un urlato rock and blues tipico della lontana e bella California, ma in una forma più veloce e pesante, che nel finale sfocia anche in sonorità metal. La penultima “Out In The Distance” inizia con molto ardore, per poi rallentare con una spettacolare linea di basso e con la solita e coinvolgente voce della instancabile vichinga, capace di addolcire e allo stesso tempo inasprire la traccia, grazie anche all’aiuto dei riff e dei micidiali assoli di Piccardi, grandi protagonisti di questo brano. I suoi assoli arrivano sempre al momento giusto, senza allungarsi oltre il dovuto e senza oscurare mai gli altri strumenti con virtuosismi inopportuni. La conclusiva “When The Veil Of Night Falls” chiude energicamente e in modo potente un disco ben riuscito e con suoni già collaudati dalla band. In quest’ultima traccia si notano i soliti e possenti riff chitarristici di uno scatenato Picco, la pazzesca e profonda voce della svedese e una martellante sezione ritmica, che sfociano in un gradevole ritornello ma che aumentano d’intensità e di durezza verso la fine culminando in un sound praticamente di puro metal. Gli Hell In The Club non si sono reinventati, ma sono ripartiti da dove si erano lasciati con l’eccezionale Davide Moras e con la scommessa, vinta, di puntare su una splendida voce femminile, che dà sicuramente un tocco di classe alla loro arte. Disco da sentire obbligatoriamente e da avere!



