D.A.D. + The 69 Eyes – 28/01/2026 – Live Music Club, Trezzo sull’Adda (Mi)


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Cowpunks & Glampires Tour 2026
D.A.D. + THE 69 EYES
Live Music Club, Trezzo sull’Adda (MI)
28 gennaio 2026

Maltempo, pioggia e freddo. Ovviamente il meteo per questa trasferta in terra trezzese (credo sia questo il termine corretto) per assistere al live dei Disneyland After Dark, o D:A:D, o, meglio ancora, D-A-D, e dei The 69 Eyes, non è dei migliori. Quando sembra che stia andando tutto male, di solito si dice: “beh, potrebbe andare peggio, potrebbe piovere”. Ma sta già piovendo. E quindi, con le mani atte a effettuare ogni tipo di scongiuro, anche quello pericoloso per la virilità maschile quando viene fatto con troppa veemenza, ci accingiamo a partire dal “parcheggio della sfinge” di Torino, augurandoci che non ci siano inconvenienti che spingano malauguratamente uno di noi ad esclamare la iellatissima sopracitata frase con una dovuta variazione: “beh, potrebbe andare peggio, potrebbe nevicare”. 

Attraversando la tangenziale milanese nel fatidico orario pomeridiano post lavoro, un miracolo ci assiste. Riusciamo a percorrerla tutta senza fermarci mai a causa del traffico. Non mi era mai successo. Mai. Ed è qui che a uno di noi gli scappa: “miii, mo’nevica, non abbiamo trovato coda”. Lo sguardo truce rivoltogli dai tre passeggeri in sua compagnia avrebbe terrorizzato e annichilito il campione mondiale in carica di MMA.

Arriviamo al Live Music Club di Trezzo sull’Adda sotto una pioggia battente. Va bene così. Alziamo il portellone posteriore della macchina e ci rifugiamo sotto a “cenare”. Tarallucci del Lidl, pane e wurstel freddi, quasi congelati, i miei immancabili panini con la frittata, con vino e acqua come accompagnamento. Bagnati fradici consumiamo il pasto e ci avviamo dentro al locale. Sono le diciannove e trenta. Poca gente all’interno. Temo che questa sera non saremo in molti. In contemporanea c’è un altro concerto all’Alcatraz con due gruppi metal e uno quasi, c’è anche la Champions League, ed è un mercoledì con un tempo infame. Insomma, gli ingredienti per un concerto “intimo” ci sono tutti.

La curiosità di vedere insieme queste due band è tanta. I The 69 Eyes non sono in cima alla mia lista dei desideri, ma riconosco la validità della proposta e, non avendoli mai visti in azione, ho colto volentieri a palla al balzo. I D-A-D, invece, sono un gruppo che ho sempre seguito. Trovo che il loro periodo migliore sia stato verso fine anni ottanta e metà dei novanta. Non hanno mai pubblicato lavori scadenti, tutt’altro, e quindi bramo per vederli sul palco.

L’orario di inizio viene rispettato. Addirittura si comincia con cinque minuti di anticipo e, ad aprire le danze, è il gruppo finlandese. Mi sistemo sotto al palco, do un’occhiata al pubblico e noto con piacere che il numero dei presenti è aumentato notevolmente. Si sta larghi, ma il colpo d’occhio è positivo. Bene. Questi due gruppi si meritano un’affluenza dignitosa. Ed è così.

I vampiri di Helsinki sono un gruppo che vanta un’esperienza ultra trentennale con la stessa formazione dagli esordi. Non male di questi tempi. La coesione dei The 69 Eyes, unita alla loro bravura, conferisce alla band un’aurea misticamente underground, affascinante e misteriosa. Tutti rigorosamente in abbigliamento nero, a parte il batterista a petto nudo, e quasi tutti con gli occhiali scuri a protezione dalla nemica luce, i cinque finlandesi partono subito con “Devils”. Il boato che li ha accolti al loro ingresso si trasforma in canto e danza per i fan visibilmente estasiati alla vista dei loro beniamini.

Dopo il primo pezzo dall’album West End, il viaggio continua con “Don’t Turn Your Back On Fear”. L’atmosfera è perfetta. Il mestiere lo conoscono molto bene e ognuno recita alla perfezione il proprio ruolo.

“Feel Berlin”, “Gotta Rock” e la sublime “I Survive” portano il concerto ad un livello superiore. Non pensavo di rimanere così coinvolto dalla seducente situazione che si è venuta a creare. Jyrki 69 è un istrione. I suoi movimenti sono un incrocio tra le movenze sconclusionate di Iggy Pop e e i più “raffinati e calmi” atteggiamenti di Ian Astbury. Il tutto esaltato dalla sua personalità e dal suo tocco nordico.

“Betty Blue” è un ponte che ci collega direttamente alla bellissima “If You Love Me The Morning After”. Si vola su lidi gotici e rock allo stesso tempo.

“Never Say Die”, “Gothic Girl” e “Brandon Lee” regalano gli ultimi sussulti alla prima parte dello show. Jussi 69 è in forma smagliante e Archzie è il più tranquillo e posato dei cinque. Bazie si diverte con la sua chitarra solista e Timo-Timo è quello con l’atteggiamento più rock di tutti.

La scaletta si rivela lunga. In teoria dovrebbero suonare un’ora. Ma alla fine la durata della loro esibizione è stata di un buon quarto d’ora in più. Meglio.

Quando rientrano ci regalano ancora “Framed In Blood”, “Dance D’Amour” e l’eterna e acclamata alla follia “Last Boys”, che chiude in maniera perfetta un live quasi perfetto.

La scenografia asciutta ed essenziale, con il solo logo sul drappo scuro alle spalle del gruppo, è stata più che sufficiente per contribuire ad esaltare l’alone gotico che da sempre li accompagna.

In un paio di canzoni, forse, hanno esagerato con il ghiaccio secco (sono letteralmente spariti dietro al fumo per un minuto abbondante), ma nulla di grave, a noi piacciono lo stesso.

Nulla da eccepire, molto bravi. I suoni non sono stati perfetti, ma in questo locale non è una novità.

I The 69 Eyes sono stati capaci di creare la giusta alchimia con il pubblico. Il contato tra le due parti era costante, religiosamente inebriante ed evidente. Molti i pezzi cantati insieme alla band e molti i sorrisi di compiacimento da parte di Jyrki 69 verso la platea adorante.

La mia curiosità iniziale à stata ripagata. Sono sincero, continuerò ad ascoltarli con la stessa poca frequenza di prima, ma se dovessero ricapitare da queste parti, sicuramente sarò di nuovo in prima fila ad omaggiarli.

Scaletta The 69 Eyes:
01. Devils
02. Don’t turn Your Back On Fear
03. Feel Berlin
04. Gotta Rock
05. I Survive
06. Betty Blue
07. If You Love Me The Morning after
08. Drive
09. The Chair
10. Never Say Die
11. I Love The Darkness In You
12. Wasting The Dawn
13. Gothic Girl
14. Brandon Lee
15. Framed In Blood
16. Dance D’Amour
17. Lost Boys

Formazione The 69 Eyes:
Jyrki 69 – Voce
Bazie – Chitarra
Timo-Timo – Chitarra
Archzie – basso
Jussi 69 – Batteria

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In barba agli orari comunicati e, quindi, trentacinque minuti dopo quanto previsto, alle ventuno e cinquantacinque salgono sul palco i D-A-D. Di solito sono polemico sui ritardi d’orario, ma per come hanno suonato stasera, un bel machissenefrega va urlato a squarciagola. Semplicemente fantastici.

Una prestazione rock, fatta da rocker che sanno fare rock. Punto.

I danesi hanno sfoderato un’ora e venti magistrale di musica tirata, sudata, vissuta e passionale, interamente da incorniciare e piantare con un chiodo in testa. Io, come tutti, mi sono fatto travolgere in maniera spropositata da quanto visto e udito. Musicalmente sono stati ineccepibili, ma con i suoni, anche loro, non proprio perfetti. Ma poco importa. Il basso, o meglio, i bassi (Stig ne avrà cambiati una decina), quelli sì che si sono sentiti benissimo e le sole due corde utilizzate dal pazzo furioso musicista sono state parte imprescindibile di tutto lo spettacolo.

Sono invecchiati, e si vede, ma sono invecchiati bene, e si sente. La voce di Jesper, che migliora di pezzo in pezzo, è un motore che ha bisogna di essere “scaldato” e, dopo poco, quando questo avviene, è sempre un piacere per le nostre orecchie. Roca e sofferente, ha nella sua timbrica un suono più “blueseggiante” degli inizi, ed è normale che sia così. Le sue movenze cockeriane conferiscono ai pezzi quell’animo stradaiolo e sporco che tanto bene fanno a tutti i loro brani.

Si comincia con “Jihad” e “1st, 2nd & 3rd” ed è subito festa. Si canta, si balla e si urla. Jacob sempre preciso e tranquillo con la sua chitarra, è quello più posato. Il suo viso ormai quadrato mostra i segni del tempo, ma le mani si muovono leggiadre come in passato.

“Girl Nation” e “Speed Of Darkness” tengono botta al micidiale uno due iniziale e Stig, nel frattempo, ha già cambiato due bassi. Vi consiglio di vedere nella galleria fotografica quasi tutte le versioni di basso utilizzate questa sera. Opere d’arte. E, per non farsi mancare nulla, canta come sempre la sua “Riding With Sue”. Mattatore dall’inizio alla fine.

Quando arriva il momento di “Something Good”, Jesper decide di scendere dal palco e mischiarsi in mezzo a noi. Non c’è altro da aggiungere se non un: “è stato bellissimo”.

Non si fermano un attimo. Nessuna tregua e sotto con “Grow Or Pay”, “Point Of View” e “Monster Philosophy”. Il party sembra appena cominciato. Ma quanta grinta e voglia hanno in corpo? Pazzeschi.

“Everything Glows” è il pezzo che serve ad esaltare l’ottimo batterista Laust Sanne. Impugnatura classica e tiro micidiale. Beh, è bravo, non ci sono dubbi.

Termina la prima ora con “Eveything Glows” e “Bad Crazyness”. La band si concede un attimo di sosta per i bis. E noi li chiamiamo.

Rientrano i fratelli Binzer con le loro chitarre classiche e una valangata di emozioni allo stato puro con la sempre stupenda “Laugh’n’a ½”. Arriva il momento di “Sleeping My Day Away”. Come potete ben immaginare è successo quello che potete ben immaginare. Il delirio.

Chiusura con “It’s After Dark” e saluti ai quattro vecchi ragazzi di Copenaghen al grido di “Jesper ti amo” urlato a più riprese da una ragazza a fianco a me in evidente stato di grazia giovanile.

Questo è un live, questo è rock, questi sono i D-A-D.

Scaletta D-A-D:
01. Jihad
02. 1st, 2nd & 3rd
03. Girl Nation
04. Speed Of Darkness
05. Rim Of Hell
06. Riding With Sue
07. The Ghost
08. Something Good
09. Grow Or Pay
10. Point Of View
11. Monster Philosophy
12. Everything Glows
13. Bad Crazyness
14. Laugh’n’a ½
15. Sleeping My Day Away
16. It’s After Dark

Formazione D-A-D:
Jesper Binzer – Voce, Chitarra
Jacob Binzer – Chitarra
Stig Pedersen – Basso
Laust Sonne – Batteria

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Accoppiata vincente. Due band diverse ma con lo stesso spirito. Vecchiacci che hanno ancora voglia di dimostrare, di divertire e di divertirsi. Due prove maiuscole che hanno confermato il rispetto che i gruppi si sono guadagnati in anni e anni di permanenza sulla scena.

Il clima tenebroso e goth respirato con i The 69 Eyes mischiato all’atmosfera più scanzonata e rockettara dei D-A-D, ha dato vita ad una tempesta perfetta di emozioni diverse.

Molto bene i finlandesi. E, per quanto possibile, ancora meglio i quattro pazzi danesi. Ci siamo trovati di fronte a nove musicisti che la pagnotta se la sono guadagnata e continuano a guadagnarsela meritatamente con il sudore versato nei palchi di mezzo di mondo.

Peccato per il poco materiale al merch e quel poco a prezzi… lasciamo perdere. Si sa che il grosso dei guadagni arriva da lì, e mettete qualcosa in più e, soprattutto, mettetela a prezzi abbordabili.

Pazienza, niente spesa al banchetto. Dopo aver fatto le foto e autografi con Bazie e essermi messo in saccoccia un plettro di Jacob, usciamo dal locale.

Si ritorna a casa. La pioggia finalmente sta dando un attimo di respiro. Pare abbia mollato. Stanchi e soddisfatti torniamo al parcheggio delle auto. Uno sguardo all’orologio, è tardi. Domani si lavora, cerchiamo di tornare in fretta alle nostre case.

Un rapido saluto e qualcuno avventatamente accenna al prossimo concerto da andare a vedere insieme. Che ci volete fare, noi metallari siamo fatti così, basta un accenno alla nostra amata musica e inevitabilmente… si fa ancora più tardi!

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