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Oggi il vostro recensore si mette a nudo. Vi svelo una grande verità. Il perché della scelta di questo gruppo per la recensione. Sicuramente nessuno se l’è mai chiesto, ma nel caso che anche solo uno di voi si sia posto la domanda, vi svelo l’arcano segreto.
Forse siamo di fronte ad una band rivoluzionaria? O siamo di fronte ad un album stratosferico? Magari il contenuto dei testi è di grande spessore? Forse… chissà?
Ebbene, la mia recensione precedente è stata per i Glorious Depravity e, come dire, mi sembrava giusto dedicare tempo e spazio a chi non mette la parola glorious davanti al proprio nome, lasciando solamente Depravity. Delusi dalla rivelazione? Anch’io…
Direi che dopo questa dovuta introduzione riguardo alle mie “profonde” motivazioni in sede di scelta dei dischi da recensire, possiamo dedicarci all’ultima fatica del gruppo australiano in questione, dal titolo Bestial Possession.
Non li conosco. Death metal australiano e terza fatica (quarta contando l’EP) per gli impavidi giovanotti che si dilettano nel titolare sobriamente le loro produzioni.
Reign Of The Depraved (EP), Evil Upheavel, Grand Malevolence e l’ultimo sopracitato. Non mi sono concentrato sui testi, ma così, ad occhio e croce, guardando la copertina e leggendo i titoli, non credo che trattino di argomenti cari a Mogol e soci.
Tornati dopo cinque anni dal precedente album e con la formazione immutata, i Depravity viaggiano su un binario abbastanza comodo e, seppur confezionando un prodotto accettabile, personalmente ho trovato questo lavoro un po’ noioso.
Un death metal che non vuole inventare nulla, e ci sta, non tutti sono degli innovatori, ma il problema è che non riesce praticamente mai a decollare. La durata dei pezzi è giusta, ma proprio non riesce a trasmettermi nulla di particolare. Il che è, forse, meglio che fare un pessimo lavoro? Forse no. Un disco anonimo è probabilmente peggio di un lavoraccio del quale almeno ti ricordi di quanto sia brutto.
Rimanendo aggrappati alla vecchia scuola del death, aggiungono del technical e del brutal al loro suono, cercando anche di modernizzare, per quanto possibile, un genere che si presta a miscugli più contemporanei. Cercano una loro identità, e tutto sommato la trovano, ma il problema è che questa non resta ferma lì, ancorata a terra senza decollare.
“Engulfed In Agony” è un inizio promettente. Un brano spaccatimpani, feroce e violento con dei riff assillanti e la voce “bestiale” di Jamie che si erge su tutto. Anche la seconda, “Eunuch Maker” (a proposito di sobrietà…), ha un buon impatto. Continua sul binario tracciato dalla precedente e offre sprazzi di onesta ignoranza che fanno ben sperare. Da questo momento in poi, la musica non cambia. Letteralmente. Continua sempre così, stancamente. Ripetitiva al punto che si fa fatica a capire a che punto del disco si sia arrivati.
Un sussulto, l’unico e ultimo dopo i primi due brani, ci viene regalato da “Aligned With Satan” (e siamo già alla sesta e ne mancano ancora tre alla fine). Un pezzo tecnico e progressive che non ti aspetti e che ti strappa un mezzo sorriso di compiacimento dopo tre canzoni che hanno viaggiato con il pilota automatico inserito.
E arriviamo alla fine dell’album. Mi sono distratto più volte e questo non è un buon segno. Premio comunque la bravura con una sufficienza abbondante, perché trovo che siano dei più che validi musicisti, ma, purtroppo, non altrettanto all’altezza in quanto autori. Sanno suonare, non si può dire il contrario. Ma per me non basta.
Bestial Possession è un treno che si sposta in un deserto piatto e desolato, senza neanche la soddisfazione dello sguardo poco attento di una mucca ruminante che lo osserva con la sua espressione apparentemente vuota, ma curiosa.
Purtroppo non fanno per me. Proverò ad ascoltare i vecchi lavori dei Depravity per farmi un’idea del loro percorso e della loro, eventuale, evoluzione. Ma solo se troverò il tempo, forse. Domani, fra un mese, fra un anno, vedremo…



