JOEL HOEKSTRA’S 13 – From The Fade

Titolo: From The Fade
Autore: Joel Hoekstra’s 13
Nazione: Stati Uniti D'America
Genere: Hard Rock
Anno: 2026
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

Joel Hoekstra – Chitarra
Girish Pradhan – Voce solista
Vinny Appice – Batteria
Tony Franklin – Basso
Derek Sherinian – Tastiere
Jeff Scott Soto – Cori


Tracce:

01. You Can Give
02. The Fall
03. Lifeline
04. Will You Remember Me
05. Misunderstood
06. Start to Fight
07. All I’d Do
08. Free To Be
09. The End Of Me
10. Quite The Ride


Voto del redattore HMW: 7/10

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Joel Hoekstra è conosciuto principalmente per la sua appartenenza agli ultimi Whitesnake, ma in realtà questo bravissimo guitar hero, proveniente dall’Illinois, ha un curriculum di tutto rispetto perché ha militato in gruppi importantissimi, come i Night Ranger, i Foreigner, la Trans-Siberian Orchestra, gli Accept e negli ultimi tempi è entrato nei supergruppi Revolution Saints e Iconic, messi in piedi dalla Frontiers Records. In questo inizio di nuovo anno l’artista americano ritorna con il suo progetto chiamato Joel Hoekstra’s 13, dove il numero tredici indica il suo numero fortunato.

From The Fade è l’ennesimo album che omaggia l’hard rock melodico di stampo statunitense con un sound fresco e contemporaneo, aggiungendo anche un pizzico di metal con il contributo di musicisti di tutto rispetto perché, oltre a Joel, troviamo Vinny Appice (Last In Line, Heaven and Hell, ex Black Sabbath e Dio) dietro le pelli, Tony Franklin (Blue Murder) alle quattro corde, Derek Sherinian (ex Dream Theater) alla tastiera e il potente Girish Pradhan (Girish And The Chronicles) dietro al microfono, supportato ai cori da Jeff Scott Soto.

L’esperienza e la familiarità con queste sonorità sono le fondamenta di un disco che piace già dal primo ruggito di “You Can Give”, pezzo di hard rock melodico, energico e incandescente che sviluppa un bello ed orecchiabile ritornello trascinato dalla potente voce di Girish Pradhan. In primo piano si ode l’heavy rock melodioso ed adrenalinico, in cui non è solo Joel a prendere la scena, ma anche Girish con la sua acutissima timbrica vocale, che esplode letteralmente nella seconda “The Fall”. Questa è una song pressante e forte, molto vicina al suono rockeggiante dei mitici Whitesnake, dei primi tradizionali Dokken e allo stile metallico del compianto Dio con Hoekstra, che sprigiona i suoi spigolosi e affilati riff culminanti in micidiali e prolungati assoli, mai eccessivamente invadenti. Gli intermezzi melodiosi di Sherinian con la fragorosa sezione ritmica guidata da Franklin e Appice danno sicurezza e un possente groove nella trascinante e armonica “Lifeline”, dalle venature aor, in cui la determinata e passionale ugola del singer indiano si abbassa un po’ di tono, senza perdere il proprio spirito eversivo. Dopo tanta grinta e robustezza il buon Joel abbassa i ritmi e sforna la mielosa “Will You Remember Me”, vera e propria ballata che un rocker come Hoekstra non può non inserire in questa nuova raccolta. Il pezzo sconfina un po’ nel pop, mischiando la chitarra acustica ad un leggero ma incisivo basso sostenuto a sua volta vivacemente da una battente batteria. Qui la timbrica di Girish sembra perdere colpi, ma è una sensazione iniziale che passa subito a mano a mano che la traccia cresce d’intensità e di vigore, un brano che omaggia gli anni ’80 ma con un tocco attuale. Con il successivo “Misunderstood”, la band ritorna a fare sul serio con qualcosa di più prog, un sound più orientato al metal e dove ogni musicista si ritaglia un piccolo spazio con degli assoli mozzafiato. Parte il maestro Joel Hoekstra con dei funambolici e velocissimi virtuosismi chitarristici, cui fanno seguito un abile lavoro di basso di Tony Franklin e soprattutto l’esplosiva e tellurica performance del grandioso Vinnie Appice. Qui si raggiunge l’apoteosi di un disco scoppiettante e molto tecnico a livello strumentale, anche se le composizioni non eccellono per originalità e creatività, come nel caso della discreta ma molto melodica “Start To Fight”, caratterizzata da consistenti giri di chitarra e dalle rimbombanti percussioni di Appice. “All I’d Do” è un altro pezzo forte del platter, grazie al massiccio e inquietante groove sviluppato dalla sezione ritmica, dai pungenti riff chitarristici e dall’alternanza di assoli tra la stessa chitarra e la magica tastiera di Sherinian. Sempre sugli scudi è l’emozionante cantato del cantante asiatico per via delle sue passionali, rassicuranti e acute corde vocali. L’ottantiano mid tempo “Free To Be” è un altro pezzo hard rock ben riuscito e dal coinvolgente refrain sempre guidato dalla patina armoniosa e ammaliante dell’ugola dell’indiano. Segue poi la cadenzata “The End Of Me”, che con i suoi possenti riff e le sue parti atmosferiche sostenute dal solito Derek Sherinian mette in mostra ancora suoni potenti e l’egregia bravura del chitarrista americano di creare parti orecchiabili eseguite  con ottima destrezza. La maggior parte dei riff sono stati scritti durante il periodo in cui Joel lavorava negli Accept; quindi, c’è un tocco più robusto in tutte le composizioni, tranne nell’ultima intitolata “Quite The Ride”, ricca di spunti progressive, di impetuosi riff chitarristici ma nel complesso molto sdolcinata grazie ai sintetizzatori e all’organo, capaci di attenuare lo spirito ribelle e a volte impulsivo di Hoekstra.

Naturalmente il lavoro chitarristico di Joel si ispira ai grandi del passato come il formidabile Ritchie Blackmore e l’estroso Uli Jon Roth, ma nella tecnica di Hoekstra c’è comunque del proprio dopo tanti di attività. Malgrado la direzione musicale intrapresa da Joel Hoekstra non sia molto diversa da quella dei tre album precedenti, ancora una volta l’artista statunitense gode di un buon lavoro di squadra, nonostante il progetto porti solo il suo nome.

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