MØL – Dreamcrush

Titolo: Dreamcrush
Autore: MØL
Nazione: Danimarca
Genere: Blackgaze
Anno: 2026
Etichetta: Nuclear Blast Records

Formazione:

Kim Song Sternkopf – voce
Sigurd Kehlet – chitarra
Nicolai Busse – chitarra
Holger Rumph Frost – basso
Ken Lund Klejs – batteria


Tracce:

01. Dream
02. Små Forlis
03. Young
04. Hud
05. Garland
06. Favour
07. A Former Blueprint
08. ∞
09. Dissonance
10. Mimic
11. Crush


Voto del redattore HMW: 8,5/10

Visualizzazioni post:188

Tra le innumerevoli ibridazioni di genere che popolano l’attuale mercato discografico, c’è spazio anche per l’inaspettata connessione tra il black metal e lo shoegaze. Pur trattandosi di due generi apparentemente distanti, gruppi come Alcest, Sylvaine, Deafheaven e questi Møl (in italiano “Falena”) ne stanno indicando un valido punto d’incontro attraverso lavori decisamente riusciti. Con Dreamcrush i danesi giungono alla terza prova sulla lunga distanza e lo fanno iniettando ulteriormente melodie sognanti nella loro proposta sonora. La programmatica “Dream”, nella quale un’eterea apertura viene squarciata dalle due chitarre e dal growling di Sternkopf, per poi dar vita a un azzeccato pseudo refrain, risulta già convincente e ci prepara a quello che verrà. “Små Forlis” alterna piacevolissimi cantati a barbare escursioni strumentali nelle quali la voce si altera e la batteria pare indemoniata, mentre nella successiva “Young” un ottimo riff d’apertura lascia presto spazio a strofe ipermetalliche che sfociano in un fraseggio di chitarra di matrice prog per arrivare all’azzeccatissimo ritornello in growling.

Algidi synth introducono “Hud”, che pare essere la declinazione di ballad secondo i Møl, anche se poi si tratta di tutt’altro, mentre le melodie di “Garlands”, titolo che non può non far pensare ai seminali Cocteau Twins, riempiono cuore e mente. “Favour” sembra composizione strumentale, anche se dopo due minuti e mezzo la voce rabbiosa fa capolino, ma senza stravolgere la bellezza del pezzo e “A Former Blueprint” pare unire rock gotico, new-wave, pop e voce black con un’immaginifica spensieratezza.

Il suono scaturito dai cinque danesi è ampio, solare, pregno di una strana positività, nonostante la proposta sonora estrema. Un plauso va fatto anche alla durata dei pezzi, che spesso non raggiungono nemmeno i quattro minuti di durata e difficilmente arrivano a stancare l’ascoltatore.

Dopo tanta calda melodia, in “Dissonance” e in “Crush” il quintetto mostra maggiormente i muscoli, perpetuando nel contempo la propria ricetta musicale. Uno splendido album che cresce ascolto dopo ascolto e che non mancherà, ne sono sicuro, di inserirsi nelle classifiche di fine anno di molti ascoltatori.

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