KREATOR – CARCASS – EXODUS – NAILS 07/04/2026 Alcatraz – Milano


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REPORT :  KREATOR – CARCASS – EXODUS – NAILS – KRUSHERS OF THE WORLD TOUR 2026
BAND :  KREATOR – CARCASS – EXODUS – NAILS
LOCATION – ALCATRAZ – MILANO
DATA – 07/04/2026

Di nuovo al cospetto dei Kreator, meno di un anno e mezzo dopo il concerto con Testament ed Anthrax di dicembre ‘24. La data annullata l’estate scorsa ad Igea Marina ha fatto salire la voglia del thrash teutonico che adoriamo, nella speranza che la setlist sia leggermente variata da quella proposta negli ultimi anni come, appunto, sarebbe dovuto avvenire ad Igea Marina.

Si arriva all’Alcatraz con le solite birre da viaggio parlando dell’ultimo album dei Kreator che ha lasciato me e la mia compagnia un po’ perplessi sin dall’uscita dei singoli; ma si sa, dal vivo è tutto diverso, quindi vedremo.

Le band che accompagnano Mille & Co. sono a dir poco devastanti: Nails, Exodus, freschi del ritorno di Rob Dukes, e Carcass.

Entrando notiamo che c’è relativamente poca gente e anche il banchetto del merch non è preso d’assalto come al solito, forse perchè una maglietta costava € 45.00 e un vinile € 70.00? Non so, ma penso che questo sia un fattore.

Quindi, senza comprare nemmeno un plettro, andiamo sotto palco.

I californiani Nails aprono le danze con il loro hardcore corrosivo e potentissimo. Giovani moshers iniziano a fare un po’ di casino nonostante la gente all’interno dell’Alcatraz sia decisamente poca. 

Sound davvero rimarchevole e brani che vengono scaraventati sul pubblico come se non fosse un pomeriggio infrasettimanale dopo la pasquetta che ha lasciato tutti abbastanza appesantiti, ma senza erodere la voglia di metallo!

Onestamente non avevo mai ascoltato questo gruppo, quindi mi sono goduto il concerto con curiosità e l’ho apprezzato soprattutto per l’approccio umile ma al contempo consapevole e fiero dei Nails. Facendo qualche ricerca scopro che la maggior parte dei brani sono stati presi dall’ultimo “Unsilent Death”. Da riascoltare e da rivedere. Bravi.

Setlist Nails

  1. The Hammer (Motörhead)
  2. Suffering Soul
  3. Violence Is Forever
  4. God’s Cold Hands
  5. Wide Open Wound
  6. I Will Not Follow
  7. Endless Resistance
  8. You Will Never Be One of Us
  9. Unsilent Death

Formazione Nails

Todd Jones – Chitarra, Voce
Andrew Solis – Basso
Carlos Cruz – Batteria 

Quanto mi è mancato Rob Dukes in questi anni; soprattutto quando uscì Blood In Blood Out nel 2014. Lo so, molti thrashers vecchia scuola non saranno d’accordo con me, ma ho sempre ritenuto che gli Exodus con Rob fossero la quintessenza della violenza sonora e compositiva, quindi ho accolto la notizia del suo rientro come una ventata d’aria fresca.

L’ultimo disco è stato un continuo di alti e bassi, a partire dai singoli; dopo aver sentito il brano “Goliath” ho decisamente rivalutato “3111” che inizialmente non mi aveva detto molto.

Ed è proprio con quest’ultimo che si apre il concerto. 

Gli Exodus sono tra i pochi gruppi che più invecchia più si incazza. Bellissimo.

Jack Gibson continua ad avere il suono di basso più bello del thrash, Tom Hunting ha superato la malattia suonando ancora più veloce e pestando come non mai, Gary Holt è la garanzia, Rob Dukes è un animale da palco e nulla sembra cambiato da quando lo vidi al Gods Of Metal 2010;  anche Lee Altus è sempre lo stesso: continua a non piacermi né ritmicamente né negli assoli. Poco male, ascolto gli altri!

La scaletta viene suonata ancora più veloce del solito e i suoni sono incredibili, con un livello di distorsione che quasi ci rende difficile distinguere i riff, ma che trasmette una voglia di devastare tutto che ci mancava.

C’è anche tempo per un momento di scambio con il pubblico in stile Freddy Mercury per il nostro Rob che ci dimostra che, sotto sotto, sa anche cantare pulito.

Ed ora arriva la mia principale critica a questo concerto: dal 2018 al 2025, quindi in sette anni, gli Exodus hanno suonato in Italia cinque volte, di cui quattro da headliner con scalette da circa 13 brani; questo concerto ha visto susseguirsi otto brani e sei di questi sono gli stessi sentiti nei sopracitati concerti. Ovvio che questi pezzi sono dei classici, ma so per certo che c’è anche una fetta di pubblico che ha visto il gruppo in tante occasioni, soprattutto recenti vorrebbe evitare di vedere sempre lo stesso concerto. Non capirò mai la tendenza che stanno prendendo molti gruppi di riproporre sempre le stesse cose, variando pochissimo, al massimo aggiungendo un paio di brani dal disco appena uscito.

Ovvio che adoro gli Exodus e i loro concerti saranno sempre belli, ma avendoli visti più volte, questa routine diventa leggermente tediosa, aggiungendo anche che, essendo rientrato Dukes, mi aspettavo almeno un brano dai due “Exhibit”. Ma niente, peccato.

L’altra faccia della medaglia è che una scaletta così è il (quasi) sunto di quello che sono gli Exodus quindi chi non li ha mai visti sicuramente uscirà felice e con le ossa rotte. 

Ogni volta che capita questa dinamica è un dilemma dare un giudizio al concerto perchè sì, è bello, ma…

Mie disquisizioni filosofiche a parte gli Exodus lasciano il palco tremante e il pubblico felice.

Setlist Exodus

  1. 3111
  2. Bonded By Blood
  3. Deathamphetamine
  4. Blacklist
  5. Goliath
  6. A Lesson In Violence
  7. The Toxic Waltz (con intro “Raining Blood”)
  8. Strike Of The Beast

Formazione Exodus

Rob Dukes – Voce
Gary Holt – Chitarra, Cori
Lee Altus – Chitarra, Cori
Jack Gibson – Basso, Cori
Tom Hunting – Batteria

Nel frattempo l’Alcatraz continua ad avere molte zone vuote; persino le sezioni laterali rialzate sono pressoché libere, cosa assai inusuale.

“Unfit For Human Consumption” ci fa entrare nel mood di Jeff Walker che si è palesemente unito a Dave Mustaine nel “Team Camicia Bianca”.

Dietro le pelli notiamo un volto nuovo ma non troppo: è Waltteri Väyrynen degli Opeth a sostituire Daniel Wilding. Chirurgico, in pieno stile Carcass che continuano il massacro con “Buried Dreams”, “Incarnated Solvent Abuse”, “Death Certificate” e altre canzoncine così.

I volumi sono leggermente più bassi e più godibili rispetto agli Exodus, eccezione fatta per il volume solista di Steer che è al limite della perforazione del timpano!

Come al solito Jeff non si lancia in grandi chiacchierate con gli astanti, ma preferisce andare avanti imperterrito con quel death metal che tutti amiamo. Il pubblico ci mette un po’ a scaldarsi, ma d’altronde i Carcass hanno una vena più contemplativa rispetto a Nails ed Exodus; ma alla fine il pogo arriva.

I Carcass sono passati dall’Italia otto volte negli ultimi sette anni, ma la scaletta dei loro concerti è sempre variata almeno per il 50% ogni volta. Così sì!

E il gran finale è affidato a “Corporal Jigsore Quandary” e l’immortale “Heartwork”.

I Carcass si confermano uno dei gruppi più interessanti da vedere live per i miei gusti!

Setlist Carcass

  1. 1985
  2. Unfit for Human Consumption
  3. Buried Dreams
  4. Incarnated Solvent Abuse
  5. No Love Lost
  6. Death Certificate
  7. Dance Of Ixtab
  8. Genital Grinder
  9. Exhume To Consume
  10. Corporal Jigsore Quandary
  11. Heartwork

Formazione Carcass

Jeff Walker – Basso, Voce
Bill Steer  – Chitarra, Voce
James “Nip” Blackford – Chitarra
Waltteri Väyrynen (Opeth) – Batteria

I Kreator, negli ultimi anni, ci hanno abituato ad intro sempre più epiche e in questo tour si sono superati: una carrellata di immagini di rivolte, a partire dall’età della pietra fino ai giorni nostri mettono in chiaro che la politica della band è tornata quella di Hordes Of Chaos e Violent Revolution, orientata più su quello che succede nel mondo e meno sulle metafore in stile “Phantom Antichrist”. Questa alternanza di manifestazioni di ideali è uno dei motivi per cui adoro Mille Petrozza.

Dopo questa meravigliosa lezione di storia si scatena “Seven Serpents”, primo singolo e anche primo brano del nuovo Krushers Of The World. Così come ho scritto nella recensione dell’album, questo brano sa di già sentito, quasi un copia/incolla dei migliori riff degli ultimi cinque dischi. Dal vivo ha una bella botta, ma manca qualcosa.

A mancare è anche un bel suono; c’è qualcosa che non torna: la voce è indietro, la batteria sovrasta le chitarre, il basso si confonde con il sottofondo roboante della cassa. Mai successo con i Kreator che di solito hanno dei suoni pazzeschi e super puliti. Questa problematica purtroppo non viene risolta subito e ci accompagna per almeno metà concerto.

Oltre al suono non devastante come al solito si aggiungono anche diversi momenti di confusione musicale. La band non è in formissima: Ventor non è al 100% con i piedi e nelle parti di doppia cassa veloce si sente che saltella facendo perdere botta all’insieme; Mille non lo sentiamo bene cantare quindi non sappiamo davvero se fosse in forma o no, ma un paio di riff alla chitarra li ha mancati pure lui. Fred e Sami invece sono perfetti.

Per questo tour la produzione ha chiaramente avuto più soldi da usare per le scenografie che sono imponenti e piene di dettagli nascosti che rendono lo spettacolo visivo ancora più interessante del solito. 

Si va avanti con “Hail To The Hordes” e “Enemy Of God” e qui inizia ad insinuarsi il dubbio che la scaletta vada nella stessa direzione di quella degli Exodus, ovvero l’ennesima ripetizione dei concerti degli ultimi anni, ma manteniamo alta la speranza.

Per lo meno, a differenza del tour dello scorso album, le canzoni nuove sono ben cinque.

Oltre la già citata “Seven Serpents” le altre nuove non convincono del tutto nemmeno in sede di concerto. “Satanic Anarchy” e “Krushers Of The World” sono pressoché inutili, cantate e seguite da pochissimi, “Loyal To The Grave” è un’altra che sa di già sentito, e “Tränenpalast” con ospite Britta Görtz ha il ritornello uguale a “Mysteria” degli Edguy, brano sul quale, all’epoca, Mille Petrozza aveva cantato come ospite. 

I suoni si aggiustano, ma comunque l’aria che tira è decisamente sottotono, soprattutto se paragonata al concerto del 2024.

Sarà perché la scaletta è quasi identica? So di essere ripetitivo, ma questa è una realtà: i Kreator si sono seduti e hanno deciso che, a parte i brani del disco che portano in tour, la loro scaletta deve composta quasi solo da title-track dei loro dischi: “Endless Pain”, “Pleasure To Kill”, “Violent Revolution”, “Enemy Of God”, “Hordes Of Chaos”, “Phantom Antichrist”, “Hate Uber Alles”. Le altre? Sempre e comunque “People Of The Lie, “Betrayer”, “666 – World Divided”, “Satan Is Real”.

Non starò qui a riportare i numeri come ho fatto per gli Exodus (anche se i conti li ho fatti!) perché il risultato è sostanzialmente lo stesso: per chi vede i Kreator per la prima volta questa scaletta è devastante, ma se si fa parte di quel pubblico abituale allora si è di fronte all’ennesima ripetizione, all’assenza di sorprese; anche le introduzioni parlate dei brani sono ormai studiate a tavolino e non cambiano. Uniamo questo fattore a dei suoni decisamente sotto la media di qualità e il risultato non è proprio positivo.

Dopo anni ed anni di devozione ai Kreator credo che al prossimo tour non rispetterò la mia regola d’oro e guarderò prima la scaletta e poi deciderò se andare al concerto, anche perché spendere soldi per la replica del live precedente non sarebbe un buon affare.

Anche all’uscita sento conversazioni delle altre persone presenti che più o meno dicono le stesse cose. Un velo di amarezza e anche di perplessità per quello che doveva essere il concerto dell’anno che si è rivelato un mezzo passo falso.

Per fortuna i Carcass hanno suonato talmente bene che esco comunque contento e quasi quasi, la prossima volta che li vedrò, metterò una camicia bianca con la loro toppa, giusto per rispettare il dress code.

Setlist Kreator

  1. Seven Serpents
  2. Hail To The Hordes
  3. Enemy Of God
  4. Satanic Anarchy
  5. Hate Über Alles
  6. People Of The Lie
  7. Betrayer
  8. Krushers Of The World
  9. Hordes Of Chaos (A Necrologue for the Elite)
  10. Satan Is Real
  11. Loyal To The Grave
  12. Phantom Antichrist
  13. Tränenpalast
  14. Endless Pain
  15. 666 – World Divided
  16. Violent Revolution
  17. Pleasure To Kill

Formazione Kreator

Mille Petrozza – Chitarra, Voce
Sami Yli-Sirniö  – Chitarra
Frédéric Leclercq – Basso, Cori
Ventor – Batteria

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