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Inizio la recensione e sono stanco. Il perché è molto semplice. Ho iniziato il lavoro scrivendo il nome del gruppo e i titoli delle canzoni. Ebbene, per non sbagliare è necessaria una così tanta, troppa concentrazione, la stessa poi che ci vuole a rileggerli, che mi stava quasi uscendo il sangue dal naso… E devo ancora indicare il nome del primo album! Mi sono già pentito della scelta.
Il nome completo della band è semplicemente Eximperituserqethhzebibšiptugakkathšulweliarzaxułum, abbreviato in Eximperitus. Il duo bielorusso è attivo dal 2009 e ha esordito sette anni dopo la sua formazione con Prajecyrujučy sinhuliarnaje wypramieńwańnie Daktryny Absaliutnaha j Usiopahłynaĺnaha Zła skroź šaścihrannuju pryzmu Sîn-Ahhī-Erība na hipierpawierchniu zadyjakaĺnaha kaŭčęha zasnawaĺnikaŭ kosmatęchničnaha ordęna palieakantakta, najstaražytnyja ipastasi dawosiewych cywilizacyj prywodziać u ruch ręzanansny transfarmatar časowapadobnaj biaskoncaści budučyni u ćwiardyniach absierwatoryi Nwn-Hu-Kek-Amo. Il tempo intercorso tra la formazione del gruppo e il primo album credo sia servito per trovare e completare il titolo del disco e dei pezzi (se avete tempo andate a controllare, questo è il più breve: “Apałohija Samaźniščęńnia ŭ Daktrynie Wyzwalieńnia Philippa Mainländęra, jak dumka jakaja biaskonca pahłybliajecca ad z’jawy da sutnaści, jość adzina dakładnaje mierkawańnie ab Wyšęjšaj Marali Indywiduaĺnaj Woli supraćstajačaj Nieświadomamu, a tak ža sutnaść baraćby za Nieisnawańnie, što jość krajniaja supraćliehłaść asnoŭnym wiecham swietaŭładkawańnia, alie nie z’jaŭliajecca antynomijej sabie, z p”).
Comunque, a parte queste “lungaggini”, l’ultima fatica, Meritoriousness Of Equanimity, non è malaccio. Un brutal/technical death metal abbastanza particolare con testi legati al misticismo sumero e babilonese e con divagazioni varie sull’occulto. Insomma, dei Nile, ma più cosmici e ascetici e meno “egizi”. Un disco da ascoltare con calma e, se necessario, riascoltare. Onestamente, non avessi dovuto farlo per dovere di recensione, mi sarei fermato al primo ascolto. Lo inserirei di diritto nella mia categoria degli “ascoltabili una volta”. Che è sempre meglio della categoria ”da non ascoltare assolutamente”.
Con quest’ultima uscita continuano lo strano processo di “armonizzazione” iniziato con il precedente Šahrartu (ma come , tutto qui, solo una parola?). Intendiamoci, feroci lo sono sempre, ma a differenza del loro esordio, stanno cercando di far coesistere una forma di “melodia” (parolona) nella loro musica e nella loro brutalità immane che, comunque, li contraddistingue da sempre.
Penalizzati da una produzione non ottimale e che rende (per l’appunto) necessari più ascolti per riuscire a cogliere bene tutti i passaggi, i musicisti di Minsk hanno trovato, forse, la formula giusta per esprimere la loro creatività.
Mantenendo uno stato mentale calmo come richiesto dal titolo, posso dire che le interessanti soluzioni che troviamo nei loro pezzi vengono generalmente un po’ sopite dalla poco linearità e dalla ripetitività che aleggia costantemente nella struttura delle canzoni.
Il secondo brano (non ho più voglia di scriverei titoli) è caratterizzato dall’assolo quasi psichedelico di chitarra, mentre il terzo ha un bel momento di arpeggio orientale iniziale che sfocia inesorabilmente e troppo velocemente nel loro solito tritacarne sonoro. Peccato per la breve durata del momento, perché quell’interludio piacevole è più breve della lettura del titolo stesso.
Notevole ed evocativo il quarto brano, con una voce pulita a spezzare il minaccioso e costante growl, che trasforma il brano in quello che potrebbe sembrare un arcaico rituale.
Tecnicamente ci siamo. Ci sono i presupposti giusti per definire anche technical il loro genere.
Gli ultimi due pezzi trovo che siano quelli più normali, senza “strani inserimenti”, ma solo con un onesto ed energico death metal. Sinceramente, sono quelli che ho maggiormente apprezzato, anche se mi rimane il cruccio che i due brani siano slegati dal contesto, insomma, fini a sé stessi. Non trovo che siano al servizio del particolare quadro generale. Belli, ma un po’ buttati lì.
Durata totale di trentatré minuti. Qui non è che si siano dilungati troppo eh.
Alla fine Meritoriousness Of Equanimity non mi ha coinvolto e lo trovo un leggero passo indietro rispetto al disco del 2021, Šahrartu . A suo favore c’è da dire che è decisamente meglio del loro esordio. Segnalo, infine, la presenza alla batteria, in qualità di ospite, del nostro Davide Billia.
L‘album è autoprodotto e, vedendo i gusti degli Eximperitus, se avessero dovuto scegliere tra più case di produzione, sicuramente avrebbero optato per quella con il nome più lungo, eterno, irripetibile e astruso della lista, con conseguente perdita dei sensi dovuta all’emorragia nasale di cui sopra.
Su questo mi è andata bene.



