VANDEN PLAS – AcCult II

Titolo: AcCult II
Autore: Vanden Plas
Nazione: Germania
Genere: Rock
Anno: 2026
Etichetta: Frontiers Music

Formazione:

Andy Kuntz – Voce
Stephan Lill – Chitarra
Andreas Lill – Batteria
Torsten Reichert – Basso
Alessandro Del Vecchio – Tastiera


Tracce:

01. Far Off Grace
02. Holes In The Sky
03. The Ghost Experiment
04. Boat On The River
05. Healing Tree
06. Postcard To God
07. Nothing Else Matters
08. You Fly (Ft. John Helliwell)


Voto del redattore HMW: 6,5/10

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I Vanden Plas dopo trent’anni anni dall’uscita di AcCult, EP acustico uscito dopo il loro debutto discografico intitolato Colour Temple del 1994, ritornano finalmente con il seguito. La formula è sempre la stessa, ovvero incidere alcune cover acustiche di altri artisti, oltre ad alcuni loro pezzi riarrangiati ed estrapolati dalla loro discografia offrendo ai fan una prospettiva completamente inedita sulla musica della band. Sinceramente non si capisce la pubblicazione di questo tipo di raccolte che snaturano delle canzoni nate originariamente per un altro genere musicale facendo perdere quello spirito e quella energia per le quali erano state realizzate. Tuttavia, il quartetto prog metal tedesco è da tempo una di quelle formazioni leader del settore progressive e a parte operazioni commerciali, come questa, rivolte ai supporters sfegatati e a chi ama delle sonorità più leggere occorre dire, a rovescio della medaglia, che i germanici dimostrano comunque di essere capaci di registrare brillantemente un album di qualità come questo senza strumenti amplificati. Questo perché, a parte la loro egregia bravura, hanno un loro stile che abbinato a dei suoni orchestrali li rende inconfondibili rispetto alla massa. La formazione comprende sempre Andy Kuntz alla voce, Stephan Lill alla chitarra, Andreas Lill alla batteria, Thorsten Reichert al basso e l’asso nella manica Alessandro Del Vecchio alle tastiere e al pianoforte, ultimo acquisto del gruppo, la cui collaborazione e la cui classe danno calore e sfumate armonie ad ogni canzone.

Stephan Lill spiega come è nato l’album: “Quando abbiamo pubblicato il nostro primo CD acustico, AcCult nel 1996, è stato speciale per noi sotto molti aspetti. Per questa pubblicazione, abbiamo arrangiato brani del nostro album di debutto, Colour Temple, in nuove versioni acustiche. E abbiamo fatto lo stesso con canzoni di altri artisti o gruppi che non rientravano necessariamente nel nostro solito stile musicale. Da allora, avevamo sempre avuto in mente di produrre un altro CD acustico prima o poi. Ma poi sono arrivati i tour, i CD più tradizionali, le numerose produzioni teatrali a cui abbiamo partecipato, e il tempo è volato…”

Il disco contiene sei tracce dei Vanden Plas e due cover: l’acustica ed elegante “Boat On The River”, degli Styx e la famosissima “Nothing Else Matters” dei Metallica. Il primo è un vero e proprio classico del genere AOR che non delude perché la formazione tedesca rimane fedele all’originale aggiungendo solo qualche piccolo dettaglio. Lo scopo, riuscito, e’ fondere la riverenza per gli originali con la profondità emotiva e la raffinatezza musicale che li contraddistingue ma a parte questa versione quella dei Metallica al pianoforte è più un esercizio di musicalità in cui Alessandro e Andy, alla voce, sprigionano tutto il loro sentimentalismo. Della serie tutte le versioni acustiche di brani heavy metal sono spesso interessanti, ma raramente riescono alla perfezione come in quest’ultimo caso. Tornando alla set list delle originarie song dei tedeschi, l’apripista è affidato alla malinconica e lenta “Face Off Grace”, title track dell’album inciso nel 1999. I musicisti sono molto ispirati e bravi nel creare delle rilassanti ma anche cupe atmosfere ma alla lunga il soave tintinnio acustico della sei corde di Stephan esplode, verso il finale, in qualcosa di più robusto e corale. La cadenzata e melodicissima “Holes In The Sky”, presa da The Seraphic Clockwork, dimostra la concretezza della musica acustica sostenuta dalla magia della tastiera e da una caldissima voce culminante il un super orecchiabile ritornello. Purtroppo, la versione originale con le sue ruvide e robuste chitarre elettriche è potenza ed inquietudine allo stato puro. I ritmi celtici di “Ghost Experiment” sono ben riproposti in questa traccia e aiutati dal piano e da una battente sezione ritmica. Si nota e si ascolta, nel complesso, anche una struttura piuttosto solida e compatta. La cinematografica “Healing Tree”, non esplode come l’originale ma è una particolare ballata in cui si ode una sconosciuta voce femminile cantare in duetto con le bellissime corde vocali di Kuntz, sotto i tocchi magici dello svenevole piano di Del Vecchio e della spagnoleggiante chitarra del solito e ottimo Lill. La cantante potrebbe essere Miriam Bonmarchand: storica corista e cantante che ha collaborato con i Vanden Plas fin dai tempi del debutto di Colour Temple (dove cantava in “Anytime”) oppure Astrid Vosberg: straordinaria attrice e cantante teatrale tedesca, partner fissa di Andy Kuntz in quasi tutte le sue produzioni teatrali e di rock opera (ha interpretato il ruolo di Strida proprio nella versione teatrale di Abydos, dove “Healing Tree” veniva eseguita dal vivo). Purtroppo, il gruppo preferisce mantenere l’effetto “anonimo” nei crediti ufficiali del disco per preservare l’atmosfera della canzone e lasciare ai sostenitori questo enigma. Gli ultimi pezzi: la melodicissima “Postcard To God” ricca di tanti cambi di tempo e la ritmata “You Fly” si muovono dolcemente ma anche con fermezza grazie ad una precisissima sezione ritmica che gareggia con la tastiera psichedelica di Del Vecchio. La ciliegina sulla torta di quest’ultima composizione è comunque la pacata e acuta timbrica vocale del singer germanico e il suono del sassofono dell’ospite John Helliwell dei Supertramp che aggiunge un interessante tocco melodico e soprattutto qualcosa di diverso rispetto al repertorio classico dei teutonici. In conclusione, AcCult II è una prospettiva completamente inedita sulla musica della band che regala ai propri e accaniti supporters qualcosa di speciale dimostrando come i musicisti ci siano fare anche nei suoni soul commuovendo e toccando la sensibilità dell’ascoltatore. Per chi volesse approcciarsi per la prima volta ai Vanden Plas consiglio vivamente di allontanarsi da questo platter e virare sui classici album in studio della band di Kaiserslautern.

 

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