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Eccoci qui con Stone Cold Anger, il nuovo full-length dei newyorkesi Pro-Pain, il diciassettesimo, per l’esattezza. I Pro-Pain sono in giro da un sacco di tempo, hanno debuttato nel 1992 e si sono formati dalle ceneri dei Crumbsuckers, e se dovessimo sottolineare un loro pregio, dovremmo sicuramente dire che la loro musica è sempre stata coerente. Compri Pro-Pain, ottieni Pro-Pain. Il che è anche per alcuni un difetto, specie per chi cerca sempre una certa sperimentazione o novità.
Qui, signore e signori, abbiamo dieci pezzi che riprendono, o meglio proseguono, le linee tracciate con album precedenti quali Act Of God (1990) o Voice Of Rebellion del 2015. E che la furia non si sia placata lo capiamo subito, sin dai primi secondi della opener “Oceans Of Blood”, risentendo il loro mid-tempo e il groove roccioso come marchio di fabbrica delle loro proposta e che fa immediatamente ricominciare l’headbanging esattamente dove l’avevamo lasciato l’ultima volta, undici anni fa.
Non nascondo però che un paio di tracce danno l’impressione di uscire dai binari, o per lo meno, lasciano meno il segno. Sto parlando di “Uncle Sam Wants You!”, “Scorched Earth” e “Jonestown Punch”, tre brani che alla fine passano quasi inosservati all’interno del lavoro. Nulla di male, pezzi come “Demonic Intervention” o “Stone Cold Anger” si presentano come instant classic della loro produzione. Diciamoci la verità, molte formazioni di NY devono molto a questi quattro tipacci, e specie al frontman Gary Meskill, il bassista, che praticamente è stato il collante in questi trentaquattro anni di onorata carriera nel giro NYHC e il Deus ex machina inossidabile nonostante i moltissimi cambiamenti di line up.
In conclusione Stone Cold Anger è promosso, rappresenta un ottimo punto di ingresso per chi non conosce i Pro-Pain e una bella conferma per chi invece, come me, li ama da decenni.



