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Devo dire che questo Madness Reigns From The Gutter (1990) potrebbe essere visto, da qualcuno, come un semplice contentino in attesa del prossimo album in studio (che speriamo arrivi presto!). In realtà, basta poco per capire che qui siamo davanti a qualcosa di molto di più.
Sono sincero: questo live era un disco che aspettavo da anni, quasi senza rendermene conto, vivendo la mia passione per la band dei fratelli Oliva omaggiandone la musica con gli Strange Wings e passando il tempo ad ascoltare vecchi bootleg in cassetta, soprattutto quelli degli anni ’80 e ’90.
Parallelamente – e inconsciamente – continuavo a chiedermi quando sarebbe finalmente uscito un “vero” live dei Savatage con Criss Oliva. Tolto Ghost in the Ruins, che rimane un tributo bellissimo, ma costruito come collage di diversi concerti, e lasciando da parte anche Total Devastation — operazione mai davvero “ufficiale” in senso pieno e comunque non la testimonianza di un intero live— mancava proprio questo: un documento completo, un concerto intero, con tutta la sua energia e la sua chimica intatta. Perché sì, puoi avere ottime versioni di singoli brani, ma è solo su un live integrale che capisci davvero cosa fosse quella band su un palco. E, di fatto, questo requisito é presente in Japan Live ’94, ma in quel concerto manca Criss, e Jon supporta la band solo con tastiere e chitarre ritmiche.
Questo disco è una fotografia perfetta dei Savatage nel 1990, in Hollywood, nel momento in cui tutto si incastra alla perfezione. Non è solo nostalgia: è la sensazione concreta di una band affamata, compatta, creativa, in piena trasformazione, capace di fondere heavy metal, teatralità ed emotività in qualcosa di unico.
Una delle prime cose che colpiscono è il suono: potente, definito, sorprendentemente attuale. Nonostante l’età del materiale (ricordiamo che si tratta di un live broadcast), ogni strumento ha il suo spazio (quanto mi godo la sezione ritmica!), ogni dettaglio emerge con chiarezza, senza però perdere quella ruvidità tipica dei grandi live dell’epoca. Il risultato è un ascolto coinvolgente, quasi fisico, che restituisce tutta la violenza e la profondità della loro performance.
E poi c’è l’energia, che è il vero cuore di tutto. Qui i pezzi non sono semplicemente riprodotti: vengono trasformati. Sono più veloci, più duri, più vivi. Ma, a dire il vero, non ha nemmeno molto senso analizzare le singole tracce, ben 19! Questo è un disco da ascoltare come un flusso unico, un concerto che prende forma minuto dopo minuto, costruendo tensione, atmosfera e impatto.
La scaletta è eccezionale, quasi perfetta: un viaggio che attraversa tutta l’evoluzione dei Savatage, dagli inizi più aggressivi fino alla svolta più articolata e teatrale di Gutter Ballet. È come assistere, in tempo reale, alla crescita della band. Certo, se ci fossero stati anche alcuni brani da Streets sarebbe stata davvero l’apoteosi per il vostro zio Rig— ma così siamo già a livelli altissimi. Non so cosa avrei dato per essere presente, quella sera.
Il gruppo è in forma totale: energica, compatta, affiatata. E poi c’è lui, Criss Oliva. Per me — e lo dico senza mezzi termini — il più grande chitarrista metal di sempre. Qui è semplicemente incredibile: tecnico, espressivo, feroce, ma sempre al servizio del pezzo. Ogni assolo lascia il segno, ogni intervento aggiunge qualcosa.
E al centro, Jon Oliva. Una presenza magnetica: quella voce che un attimo ti accarezza e quello dopo ti travolge come una badilata in faccia. Ma è anche il modo in cui tiene il palco, il rapporto con il pubblico, le piccole variazioni nei testi per renderli più aggressivi, più teatrali. Un vero mattatore, capace di passare dall’ironia all’intensità più cupa — fino a presentarsi come “the human garbage”, incarnando perfettamente tutte le contraddizioni di un genio musicale, spesso fragile, che ne ha passate di cotte e di crude nella vita, ma non ha mai mollato.
Alla fine, più che un semplice live, questo disco è un tassello fondamentale, quello che mancava per capire fino in fondo cosa fossero i Savatage dal vivo probabilmente nel loro momento migliore. Non è solo un’uscita pensata per chi li segue da sempre: è un must assoluto, qualcosa che tutti i metalheads non possono lasciarsi sfuggire. Perché i Savatage sono stati, sono e saranno sempre una pietra miliare del metal, un gruppo che dovrebbe essere insegnato a scuola.
Still the Orchestra Plays



