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Nel 2001 i Masterplan sono considerati una piccola costola degli Helloween, in quanto Roland Grapow e l’allora batterista Uli Kusch, usciti dalle zucche di Amburgo, provano a lanciare la propria creatura nell’ambito del power metal. Purtroppo, in venticinque anni di carriera sfornano solo cinque lavori in studio e una raccolta di cover degli stessi Helloween intitolata: PumpKings, che include brani scritti da Grapow durante il periodo in cui faceva parte del gruppo germanico. All’esordio le due ex zucche approfittano, con il talentuoso cantante Jørn Lande e con l’ex bassista degli Iron Savior Jan-Soren Eckert, del periodo d’oro del genere incidendo due capolavori: l’album omonimo del 2003 e Aeronautics del 2005. Disaccordi interni portano poi alla separazione con Uli e Jørn, dando inizio a un periodo turbolento per la band in cui lascia anche un altro membro storico, come Jan Eckert. Adesso dopo tredici anni cio’ che e’ rimasto dei Masterplan ritorna in pista con il nuovo Metalmorphosis, che stranamente riprende lo stesso titolo dell’ultimo disco in studio degli svedesi Confessor anch’essi sotto contratto con la Frontiers Music.
Grapow afferma: “Metalmorphosis cattura perfettamente ciò che questo album rappresenta per noi: una trasformazione, ma pur sempre fedeli allo spirito dei Masterplan. Siamo cresciuti negli anni, sia come musicisti che come persone, e questo si percepisce nelle nuove canzoni. Alcune idee risalgono a molti anni fa e ora finalmente hanno preso vita. È potente, melodico ed emozionante: Masterplan classico, ma con una nuova energia”.
Se qualcosina cambia nel suono, per fortuna la stessa cosa non accade all’interno della formazione guidata da Grapow che vede il batterista Kevin Kott sempre dietro alle pelli, il tastierista Axel Mackenrott, il cantante Rick Altzi e il bassista Jari Kainulainen. Il sound dei tedeschi è un mix di heavy metal e di un potentissimo hard rock guidato da una possente e determinata sezione ritmica capeggiata dall’ex bassista degli Stratovarius Jari Kainulainen e dal batterista Kevin Kott in un contesto sonoro dove prevale un’atmosfera energica e allo stesso tempo minacciosa che sembra ricordare i primi lavori. Questo aspetto lo si ode immediatamente nell’apripista: “Chasing The Light”, brano che parte in quarta con una orchestrazione cinematografica e con i potenti rullanti della batteria. Il vocalist Rick Altzi si fa notare con la sua aspra e graffiante ugola che assomiglia un po’ a quella di Lande, forse un po’ piu’ ruvida del norvegese ma purtroppo senza una buona estensione vocale, il che non aiuta l’intero album in dinamicità. Lo si nota principalmente a partire dal mid-tempo “Electric Nights” pezzo adrenalinico e ultra melodico che mette in mostra anche il lato soul del cantante germanico. E il compagno Grapow? Lui è sempre un grande chitarrista, basti ascoltare i suoi micidiali assoli chitarristici, ma è anche un bravo produttore in quanto riesce a far sentire chiaramente il corretto bilanciamento e la robustezza di tutti gli strumenti proponendo sempre dei suoni attuali e freschi anche se l’unico neo è il basso volume sulla voce di Rick. Come sound Metalmorphosis è praticamente un album dei Masterplan a tutti gli effetti ma alla resa dei conti è più robusto, pesante e combattivo rispetto agli ultimi lavori senza pero’ abbandonare l’attitudine alla melodia come nel caso della terza in scaletta “Shadow Man”, brano di duro e cadenzato power che ammalia anche per il suo elegante e melodioso refrain guidato da delle chitarre elettriche a corrente alternata e da dei cori di sottofondo che aiutano lo sviluppo riuscitissimo del ritornello. L’incisiva e armonica “Bound To Fall”, emana un ritmo tambureggiante culminante nel solito e tecnico assolo di Roland e i cui riff sono sostenuti da una lussureggiante tastiera di contorno che aiuta a sviluppare un armonico e riuscitissimo ritornello ma soprattutto degli abili cambi di atmosfera. Dopo questo riuscitissimo inizio i tedeschi rallentano creando un’atmosfera orientaleggiante e malinconica guidata dalla brillante tastiera di Axel Mackenrott in “Pain Of Yesterday”. La grintosa sei corde elettrica di Grapow ruggisce e si quieta in alcuni momenti con suoni distorti per dare spazio anche an una spettrale ambientazione sostenuta dalla voce cavernicola del frontman teutonico. Lo stile melodioso, elegante e articolato nel suono della band prosegue ancora con un tocco di power metal di buon gusto, come nella successiva title track “Metalmorphosis”, altra bellissima canzone del platter. Siamo di fronte alla vera song epica dell’opera caratterizzata da suoni oscuri e pesanti ma anche molto melodici guidati dalla martellante sezione ritmica (si ode la doppia cassa della batteria) e dall’incisiva chitarra elettrica di Roland culminante poi in un tecnicissimo e virtuoso assolo chitarristico. Peccato solo per l’ugola di Rick sovrastata dall’adrenalinico muro sonoro degli strumenti nonostante la sua performance qui sia perfetta. La battente e roboante “Through The Storm” è un altro pezzo di puro power metal tipicamente novantiano e che sa molto di Helloween per via degli intrecciati e prolungati assoli chitarristici e di un memorabile e canticchiabile ritornello. Sebbene l’album si chiuda con il discreto e ritmato “Rise Again”, brano ricco di energici giri di chitarra, la traccia che alla fine spicca di più è l’eroica e prog “The Call”, dove coraggiosamente gli artisti si spostano dal proprio genere buttandosi su un progressive metal aggressivo ma anche mieloso nel super orecchiabile ritornello accompagnato dalla passionale e profonda timbrica vocale del singer tedesco. Carini sono poi i pacati e riflessivi intervalli di tempo in cui si odono solo la chitarra acustica e le melodiche corde vocali di Altzi confermando in generale un eccelso equilibrio tra melodie celestiali e divagazioni progressive ed anche folk. Trasformazione, coerenza e un suono più massiccio e inquietante unito alla raffinatezza melodica, che ha sempre contraddistinto i Masterplan, fa si che Metalmorphosis sia effettivamente qualcosa di leggermente diverso rispetto al passato ma alla fine dei conti sempre pieno di una coinvolgente energia e di una gradevole melodia entrambe ereditate dalle origini storiche della formazione.



