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Chiamati all’ultimo minuto all’ottavo Frontiers Rock Festival di qualche mese fa destano sinceramente una buona impressione offrendo un glam/hair metal ottantiano senza pretese ancorato a quel periodo d’oro del metal influenzato da gruppi rimasti nel cuore di tutti, come i Mötley Crüe, i Ratt e i W.A.S.P. in particolare. Gli svedesi Smoking Snakes dal vivo sono eccezionali perché dimostrano una grande presenza scenica e un’ottima attitudine rock rispettando tutti i cliche’ del genere come gli abiti di pelle nera, gli anfibi e i lunghi capelli al vento.
Descrivendo il nuovo album, gli Smoking Snakes dichiarano: “Nulla rimane nascosto quando si accendono le luci. Le ombre corrono, i segreti affiorano e ogni difetto, paura e fuoco dentro di noi viene esposto. Questo album è un lampo di verità cruda, come la luce accecante in un film horror quando viene svelato l’assassino, o le luci del palco un attimo prima del primo urlo di feedback”.
Il nuovo e secondo disco in studio All Lights On suona potente e melodico grazie anche a scatenati cori tipici di quei fondamentali anni. Lo si ode immediatamente con l’iniziale e travolgente “Don’t Touch”, brano di possente hard rock in pieno stile americano guidato da roboanti riff chitarristici, dalla roca ugola del cantante Brett Martin e da una battente sezione ritmica. Il ritornello è melodico e coinvolgente anche per via di un eccezionale coro che supporta il carismatico frontman. Questa è la formula vincente che si sente in tutto il platter continuando per l’occasione con l’allegra e corale “Trick Or Treat”, dal potente groove sviluppato dalla precisa sezione ritmica capeggiata da Andy Delarge alle quattro corde e da Mackey Gee alle pelli. Insomma, un hard rock senza frozoli e compromessi ricco di travolgenti refrain e ruvidi riff chitarristici che catapultano all’atmosfera del Sunset Boulevard di un quarantennio fa. A questo punto sorge una domanda spontanea: gli scandinavi propongono musica nostalgica? No di sicuro sebbene l’ambientazione polverosa e dissoluta riporti sempre in quel mitico passato californiano in cui una formazione come gli Smoking Snakes, avrebbe sicuramente trovato un suo piccolo e trionfale spazio nello sleaze metal statunitense e perche’ no anche in quello mondiale. Oggi gli scandinavi devono accontentarsi ma lo fanno divertendosi senza cercare di trovare una propria originalità che alla fine dell’album risulta il vero e proprio tallone d’achille di un combo molto attivo in tour, sempre in viaggio, a suonare e a costruire un legame diretto con il pubblico fregandosene di personalità e singolarità. La trionfale e cadenzata “All I Need”, insieme alla tellurica e muscolosa “Pleasure & Pain” sono in grado di accendere l’entusiasmo per un hard rock veloce e massiccio che con la giusta melodia e i cori alternati del quartetto riesce a catapultarsi nella Los Angeles, della fine degli anni ottanta. I ragazzi di Goteborg cambiano poi decisamente registro con la struggente e mielosa ballata, “Look In Your Eyes”, dove l’orecchiabile ritornello ricorda il successo radiofonico e commerciale di famose band del passato che in modo scontroso e con arroganza immettevano comunque nei lenti degli striduli accordi di chitarra elettrica per non piegarsi troppo ai sentimenti. A parte qualche filler, la spavalderia del combo nordico prende il sopravvento nel singolo “Screaming For More”, pezzo ricco di grintosi cori, crudi riff e micidiali assoli che insieme alla martellante sezione ritmica sviluppano un robusto groove accompagnato poi dalla rauca e passionale timbrica di Martin. Con “Nasty & Wild” si ode qualcosa di diverso per via di un refrain euforico e armonioso che purtroppo non riesce ad esplodere in un buon ritornello. Si sente in modo monotono un filo conduttore che emana un suono fortemente influenzato dalle famose formazioni di un tempo senza però l’aggiunta di nessun tocco originale che possa distinguerli dalla massa. All Lights On è comunque, in alcune parti, elettrizzante, intenso, genuino e senza filtri, proprio come dovrebbe essere un vero disco di hard rock tradizionale ma nel complesso un pò ripetitivo. Purtroppo, la set list è latitante di veri e propri inni da ricordare ma ad onore del vero il quartetto fa un grande lavoro a livello strumentale dimostrando di essere più sicuro e maturo rispetto all’esordio. In conclusione, gli Smoking Snakes non sono più una semplice band emergente soprattutto in sede live dove dimostrano di essere una vera e propria macchina da guerra. Meritano di essere tenuti d’occhio e di essere visti dai fan dello sleaze metal rigorosamente dal vivo.



