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Zinny Zan e Harry Cody, ex membri degli Shotgun Messiah, band glam metal degli anni ‘80, rispuntano all’improvviso insieme e con un nuovo disco con la nostrana Frontiers Music. Gli svedesi debuttano nel lontano 1989 con un bel disco di sleaze rock, che apre ufficialmente le porte al movimento glam scandinavo di cui gli Shotgun Messiah sono sicuramente i primi precursori. Dopo quest’iniziale notorietà, nel 1990 va via il cantante Zinny Zan e il singer Tim Sköld lo sostituisce dietro al microfono, portando in seno alla formazione qualcosa di diverso, che sfocia in sonorità più oscure e pesanti. Risultano buoni anche i successivi Second Coming e Violent New Breed ma, nonostante la bravura dei ragazzi e parecchi spunti innovativi, il popolo metal e la critica li ignora preferendo seguire il nuovo filone modaiolo del grunge. Dopo lo scioglimento, avvenuto nel ’93, ci sono vari tentativi di reunion che falliscono fino ad oggi, quando sorprendentemente riceviamo in redazione questo inatteso ritorno di due superstiti del gruppo scandinavo.
Beautiful ‘N Damned degli Zan/Cody (nuovo moniker dei due artisti) non è una raccolta nostalgica di ciò che fu e che poteva essere, ma è essenzialmente un’amalgama di stili ben arrangiati e ben prodotti. Se i vecchi fan degli svedesi sperano di trovare qui quei grezzi e crudi suoni tipici del glam metal di fine anni ’80, allora sono completamente fuori strada. In pratica, emerge un suono cupo, melodico che abbraccia il pop rock e l’industrial, come nel caso del pezzo “She Walks With Violence”. Questa è una song in cui in sottofondo si ode un rimbombo di techno che fa rabbrividire qualunque ortodosso del genere metal. Zan canta bene e in modo sempre pulito, mentre il camaleontico Cody sviscera il suo esteso repertorio di rock e metal, soprattutto nei prolungati e velocissimi assoli di chitarra elettrica. Quest’ultimo aspetto piace soprattutto nella vivace e ritmata “Damn” che, al contrario della traccia precedente, è ricca di spigolosi riff chitarristici e di un incalzante groove tipico del classico sleazy ottantiano. La gemma dell’album è comunque il singolo “Ride Or Die”, vero e proprio implacabile inno di puro rock & roll, con un accattivante e canticchiabile ritornello in cui l’ugola energica del singer graffia ancora come una volta. In primo piano c’è comunque l’inconfondibile lavoro di chitarra di Harry Cody, dove i melodici e grintosi riff sono tagliati e sminuzzati dagli assoli della sua sei corde elettrica. Quest’aspetto si nota già dall’apripista “Sever”, in cui il guitar hero mostra tutta la sua raffinata tecnica, mentre l’amico al microfono sciorina un’elaborata e carismatica timbrica vocale. Il refrain è cadenzato e cupo, in quanto gli arrangiamenti hanno un’aria di puro industrial che sfociano in un orecchiabile e coinvolgente ritornello. Più che gli Shotgun Messiah, sembra di ascoltare i Sisters of Mercy e i suoi derivati, come i The Mission, i Fields Of The Nephilim e i Rosetta Stone, solo per citarne alcuni. La seconda in scaletta, dal titolo eloquente, “I Am The Shit”, sembra una delle tante abrasive tracce cantate da Ozzy Osbourne in un momento di eccessiva sbornia. La canzone è semplice e proviene direttamente proprio dai mitici eighties, ricordando spaventosamente proprio l’inconfondibile sound di Ozzy. Accanto a questa strana interpretazione di Zan c’è la sei corde elettrica di Cody, il quale bilancia sapientemente l’armonia e il mordente dei suoi impetuosi riff, che sono sempre messi al servizio della canzone. Praticamente Beautiful ‘N Damned non imita lo stile degli Shotgun Messiah, ma il platter suona come una naturale e in un certo senso obbligata evoluzione di due musicisti che hanno intrapreso strade diverse in questi ultimi decenni. Una delle novità è proprio “Suffer City”, traccia drammatica e atmosferica che cresce lentamente di intensità e melodia ricordando enormemente l’inconfondibile stile dell’indimenticabile David Bowie. Gli echi del passato si sentono comunque, per esempio nel mid tempo “Let’s Be Heroes”, pezzo leggero ma ritmato, in cui l’ugola lamentosa del frontman trascina l’ascoltatore nel sognante hair metal californiano degli anni ’80. Il melodioso ritornello rimane impresso al primo ascolto e questa è sicuramente la grande qualità di tutta la setlist. Spicca poi la gotica title-track, un altro robusto e scintillante brano dove prevale una galoppante e precisa sezione ritmica, capace di creare insieme alla chitarra un ambiente oscuro e tenebroso. A sorpresa, per non farci mancare nulla, il duo tira fuori dal cilindro “Bad Bad Man”, una canzone blueseggiante e corale che sinceramente non c’entra nulla col contesto in cui è posta, ma che ci fa capire che questa reunion è fatta di musicisti che amano la musica e che non sono ritornati per la nostalgia nei confronti della loro vecchia band. Con l’ultima “Tear It All Down”, gli artisti riprendono la strada maestra, riportandoci nella gloriosa, seppur alle volte squallida, atmosfera ottantiana del glam, con cui in molti siamo cresciuti. Taglienti riff chitarristici e ipersonici assoli di chitarra sono sostenuti poi da una battente sezione ritmica, ma soprattutto sono accompagnati dalle strafottenti e spavalde corde vocali dell’ottimo e maturo Zinny.
Beautiful ‘N Damned è un viaggio affascinante nelle contraddizioni contemporanee, ma anche in quelle musicali dei due musicisti, che riescono a sorprenderci con un disco variegato e contradditorio in alcuni punti. Troppi campionatori e suoni industriali che lasciano perplessi al primo ascolto ma che poi, con molta attenzione, sono capaci di regalare sfumature interessanti a chi ama veramente la musica e possiede una mentalità aperta.



