FLESHCRAWL – Epitome Of Carnage

Titolo: Epitome Of Carnage
Autore: Fleshcrawl
Nazione: Germania
Genere: Death metal
Anno: 2026
Etichetta: Reigning Phoenix Music

Formazione:

Borisz Sarafutgyinov – Voce
Apu Justin Reisch – Chitarra
Christian Kalbrecht – Chitarra
Manu Markowski – Basso
Bastian Herzog – Batteria, Voce


Tracce:

01. Blood Dominion
02. Chapel Of Guts
03. Grave Messiah
04. Embers Of Wrath
05. Committed To Suffer
06. Reign Forever
07. Chronicles Of Bloodshed
08. Rebuilt From Flesh
09. Orphan God
10. Path Of Thorns
11. Heralds Of Death
12. Of Fire And Flesh


Voto del redattore HMW: 7/10

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I Fleshcrawl ci avevano lasciati nel 2019 con un disco, Into The Catacombs Of Death, che a parere del sottoscritto era risultato il meno riuscito della loro discografia. E con “meno riuscito” sto veramente compiendo un miracolo di diplomazia.

Dopo sei anni ci riprovano con Epitome Of Carnage. Decimo disco, due nuovi chitarristi, un nuovo cantante (purtroppo Sven Gross ci ha lasciati nel 2021) e una nuova etichetta. Risultato? Meglio, molto meglio. Non siamo sicuramente di fronte a un capolavoro, ma a un buon death metal sì.

Legati da sempre al death svedese, cercano di cambiare sonorità aggiungendo una qualche variazione stilistica che sostanzialmente, però, poco cambia rispetto a prima. Si avverte qualche passaggio diverso al loro solito stile, ma, tutto sommato e ascoltandoli per bene, sono sempre loro, i cari vecchi Fleshcrawl. Attivi già dal 1987 con un altro nome, dopo quarant’anni direi che si sono meritati quel rispetto che, personalmente, stava scemando dopo il disco precedente.

Un bel colpo di coda che ha rialzato le quotazioni del gruppo tedesco e che fa ben sperare in un loro ritorno alle ottime origini. Nonostante non siano mai riusciti a diventare una band di prima fascia, i Fleshcrawl hanno sempre saputo comportarsi egregiamente sia con le loro produzioni su disco che con le loro esibizioni live, creandosi così una buona reputazione nell’ambiente del metal estremo tedesco nel corso di questi lunghi anni.

Epitome Of Carnage è, quindi,  il loro tentativo di rientrare nei binari giusti. E, grazie alla loro schiettezza musicale e, perché no, genuinità ravvicinata e con un bersaglio mega-gigante, ma, comunque, è già qualcosa.

Tre i brani che mi hanno colpito. “Chapel Of Guts”,  con il suo andamento doom che esalta l’epicità e la relativa pesantezza atmosferica con una ripetizione ciclica e continua delle chitarre che insistono in forma litanica la loro sofferente agonia.

La seconda è Embers Of Wrath. Una melodia ben strutturata all’interno di un pezzo con una sezione ritmica predominante, quasi protagonista. E qui troviamo un bel tentativo di “innovazione” da parte del gruppo tedesco che ha un qualcosa di interessante e, perché no, accattivante.

“Rebulit From Flesh” ha un forte richiamo al metal estremo scandinavo con una proposta di riff interessanti e old school che permettono ai  Fleshcrawl di incorporare nel loro stile gli insegnamenti del passato. Death metal vecchio? No, solo fatto bene.

Purtroppo anche qui c’è un intermezzo strumentale di un minuto e qualcosa, “Chronicles Of Bloodshed”. Lo odio, come odio tutti questi pezzi acustici tra un brano e l’altro di tutti i gruppi metal e non solo di tutto il pianeta. Basta, non se ne può più.

E comunque, un solo brano negativo non è male. Buoni tutti gli altri e via, a casa, con la busta paga meritata in saccoccia. Il loro l’hanno fatto.

Non credo che passerò giornate intere a riascoltarlo oltre il dovuto, ma è un album che se mi ricapitasse tra le mani lo riascolterei. Volentieri o meno dipenderà dal momento, dalla giornata, dal clima, se avrò bucato un pneumatico, se avrò i soldi per il taxi, se il mio smoking arriverà in tempo in tintoria, se verrà a trovarmi un amico che non vedevo da anni, se mi avranno rubato la macchina, se ci sarà un terremoto, una tremenda inondazione, un’invasione di cavallette (pausa per riprendere fiato), insomma, da tanti fattori.

Pochi fronzoli, molta sostanza, Dismember qua e là, e via, la formula per un onesto lavoro death è stata trovata. La puntigliosità tedesca unita all’estetica svedese punge quanto basta per far apprezzare questo disco un po’ a tutti, ma, credo, senza esaltare nessuno. Cari i miei Fleshcrawl, bene, ma non benissimo.

Il fatto che si siano ripresi è già cosa buona e giusta, per il prossimo, però, ingranerei una marcia più alta e proverei a rischiare. Dopo trentacinque anni credo che si possa fare e che… sarebbe anche ora di farlo!

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