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Quarto disco per la band progressive metal finlandese Oddland con la nostrana Frontiers Music. Il nuovo album intitolato Unilluminate To Illuminate mostra un mix di stili e di atmosfere intense ma soprattutto c’è un filo conduttore incentrato sul contrasto tra luce e ombra. Il gruppo scandinavo riesce a tradurre in musica il concetto che occorre attraversare l’oscurità interiore per raggiungere la luce e questo aspetto lo propina già con la roboante e tellurica “Eternal Erode”, dove alla forza delle chitarre elettriche si contrappongono momenti melodici grazie ad alcune parti di sax che danno un tocco in più in fatto di originalità.
La voce gutturale del cantante Sakari Ojanen è poi la ciliegina sulla torta di un bel pezzo di moderno e alternativo prog metal. Nella successiva e ipnotica “Soar”, la sua ugola si trasforma diventando pulita e armoniosa seguendo il refrain melodico della composizione stessa. Ciò che si nota immediatamente è che la sei corde elettrica di Jussi Poikonen si limita a sprigionare riff tirati e spigolosi che seguono l’andamento lussureggiante della tastiera non arrivando mai e purtroppo ad un assolo chitarristico. Sicuramente questa è una scelta stilistica perche’ mancano momenti virtuosistici tipici del prog tradizionale ma in compenso i vichinghi si lanciano, in alcuni brani, all’utilizzo del sassofono, di altri strumenti a fiato e degli archi. Peccato perché questa mancanza penalizza un po’ le composizioni in un momento in cui la band raggiunge una buona creatività compositiva e un’ottima maturità stilistica, come nel caso del loro bellissimo singolo “Red Canvas”. Questa è una traccia, un po’ diversa rispetto al loro tipico sound perché molto ritmata e profonda nei raffinati suoni che emana.
La stridente e ripetitiva chitarra elettrica si scontra con i suoni brillanti della tastiera e di un sassofono, suonato da Jussi, che addolcisce l’intera composizione che è ravvivata poi dai sussulti vocali e rabbiosi del frontman finnico. Dopo questa breve parentesi, i pezzi intricati e ambientali emergono nel metal aggressivo e corale di “Freefall”, dove il quartetto si muove tra una pesantezza schiacciante e distese di note cinematografiche grazie al grande lavoro svolto dalla spigolosa chitarra di Poikonen e della martellante sezione ritmica capeggiata dal basso di Palmroth e dalla batteria di Viitanen. Nonostante la robustezza dei suoni gli Oddland non abbandonano mai la melodia anche se non raggiungono mai ritornelli memorabili e canticchiabili. Ne sono una dimostrazione i pezzi centrali “Unilluminate” e “Illuminate”. La prima si fonda principalmente su una tastiera intimistica e vivace ma anche dell’apporto coinvolgente della batteria e del basso creando da sola anche dei momenti riflessivi e malinconici. La chitarra elettrica invece si incastona con i suoi riff monolitici in strutture ritmiche complesse ma supportate sempre da melodie energiche guidate dalle sofferenti e drammatiche corde vocali del cantante finlandese. La seconda invece è più violenta e ritmata grazie ad una tellurica sezione ritmica e ad una stridente sei corde elettrica. I cambi di tempo creano anche qui momenti pacati e meditativi accompagnati dalla lamentosa e sofferente voce del bravo Ojanen che con la sua versatile timbrica riesce a adattarsi bene al suono orientaleggiante ma anche arpeggiante della composizione.
L’approccio vocale dell’artista è sicuramente l’asso nella manica del gruppo nordico in quanto offre un’atmosfera ancora più spirituale e cupa ai brani, come si evince soprattutto nella lenta e breve “Act Of Solace”. Lo stesso discorso vale per il proseguo nell’inutile “Unbound In Time”, pezzo lentissimo e di circa un minuto che serve solo per fare da apripista ad una spigliata sezione ritmica e ad una ruvida chitarra elettrica che innescano l’ultima in scaletta, “Waterdrops”, brano a corrente alternata che mescola pessimismo e ottimismo con in sottofondo il solito mieloso sax ben inserito in un contesto metal dove la sezione ritmica e la sei corde elettrica la fanno da padrone.
Le influenze sonore degli Oddland provengono da gruppi importanti come i Tool, i Soen e i Pain Of Salvation ma la band non si limita a seguire le loro orme perché con coraggio cerca nuove dinamiche nei suoni offrendo anche degli ottimi e profondi concetti nei testi mai banali.
Disco da ascoltare attentamente e più volte ma interessante solo per chi ama suoni moderni, progressive, cupi e senza schemi predefiniti.



