IAN PARRY’S CONSORTIUM PROJECT VI – Legacy Of Empires

Titolo: Legacy Of Empires
Autore: Ian Parry's Consortium Project VI
Nazione: Regno Unito
Genere: Prog Metal
Anno: 2026
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

Ian Parry – Voce solista, armonie e cori in tutti i brani. Archi sintetizzati MIDI e organo nei brani 1 e 5.
Stephan Lill – Chitarra ritmica e solista nei brani 1, 3, 4, 5 e 8. Tastiere nei brani 3, 4 e 8.
Johann Cadot – Chitarra ritmica, chitarre acustiche e tastiere nei brani 2, 7 e bonus 11. Cori nei brani 2, 3, 4, 5, 7, 8 e nella traccia bonus acustica giapponese 11.
Luca Sellitto – Chitarra ritmica, acustica, solista e archi nei brani 6, 9 e 10. Cori nei brani 2, 3, 4, 5, 7 e 8.
Allan Sorensen – Batteria in tutti i brani (tranne il brano 10).
Andreas Passmark – Basso nei brani: 5 e 6.
Franky Rummler – Bassi nelle tracce; 3,4 e 8.

Musicisti Ospiti:

Jan Bijlsma – Basso nel brano 8.
Kris Gildenlow – Basso nel brano 2.
Robert Finan – Basso nel brano 10.
Carmine Vivo – Basso nel brano 9.

Casey Grillo – Batteria nel brano 10.

Peter Jan Kleeveens – organo Hammond nel brano 6.
Stefan Weissmuller – Pianoforte e gli archi nel brano 10.

PATRICK RONDAT – Chitarra solista nel brano 2.
MANOLO ARIAS – Chitarra solista nel brano 7.

Ombeline Duprat – Canta in coro e armonie nei brani; 2, 4, 5, 7 e traccia bonus acustica giapponese 11.
Brenda Davis – Voce solista e i cori nella traccia 10.


Tracce:

01. The Constellation Of The Stars
02. Legacy Of Empires
03. A Declaration Of Independence
04. Gods From The Heavens Above
05. A Kingdom For Heroes
06. Pyramids Of Power
07. The Secrets Of Creation
08. Awake The Forgotten Souls
09. The Burden Of Truth
10. Nature’s Eyes


Voto del redattore HMW: 7/10

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I Consortium Project non sono la classica e tipica band rock che prova ad avere successo acquisendo più popolarità possibile. Questo perché’ il cantante Ian Parry (Hammerhead, Vengeance ed Elegy) riunisce musicisti attorno a una specifica visione artistica, dove la qualità delle canzoni ha la precedenza sui nomi e sugli ego individuali. Infatti, i Consortium Project non sono concepiti come un progetto solista ma un consorzio musicale in grado di unire chitarristi, tastieristi, cantanti e compositori di diversa provenienza attorno a un’idea condivisa. Legacy Of Empires esce dopo tanti anni di silenzio coincidendo con il 45° anniversario della carriera professionale dell’ottimo Parry. Nessuna nostalgia per il passato ma un sound sempre orientato al prog metal di classe per un concept ambizioso e cinematografico diretto da uno degli artisti più visionari e concettuali del genere. Tutto ciò anche grazie all’apporto di musicisti importanti, come Stephan Lill che trasmette lo stile dei Vanden Plas o come Allan Sørensen e Andreas Passmark che introducono affinità facilmente riconoscibili dai fan dei danesi Royal Hunt. Tra gli altri abbiamo anche ex esponenti dei Pain Of Salvation e membri dei Kamelot per citare i piu’ celebri. L’aspetto fondamentale è che questo gruppo di artisti non si riduce a una semplice lista di nomi per abbellire il materiale promozionale. Diversi partecipanti sono direttamente coinvolti nella composizione dei brani e contribuiscono in modo determinante a definire il carattere dell’album. Stephan Lill scrive tre canzoni complete, mentre Johann Cadot e Luca Sellitto svolgono un ruolo cruciale nella definizione del repertorio.

Parry dichiara: “Legacy Of Empires’ non solo celebra i miei 45 anni di carriera come cantautore professionista, ma mi permette anche di rivisitare e finalmente completare il sesto capitolo della saga di Consortium Project. La sfida con ogni album di Consortium Project è quella di eguagliare la qualità delle precedenti pubblicazioni, apportando al contempo qualcosa di nuovo alla musica. Credo che “Legacy Of Empires” ci riesca perfettamente.”

Parry ammette anche di essersi ispirato al modo in cui il regista George Lucas torna indietro nel tempo con Star Wars. Ian ritorna infatti alle origini per presentare un principe alieno, futuro re e faraone, e la donna destinata a diventare la sua regina. Entrambi lasciano il loro mondo e alla fine giungono sulla Terra, dove inizia a svilupparsi il loro legame con l’umanità. Pertanto l’intro, “The Constellation Of The Stars” dovrebbe essere intesa come il vero prologo dell’opera e non semplicemente come musica di sottofondo. Dei maestosi e inquietanti passaggi sinfonici e una voce narrante introducono la martellante sezione ritmica e i riff chitarristici metal della title track “Legacy Of Empires”, dove gli avvincenti e i travolgenti arrangiamenti melodici catturano subito l’attenzione dell’ascoltatore. Un tappeto lussureggiante di tastiere con sfumature corali, i diversi cambi di tempo e la voce sussurrata di Parry creano un refrain energico e ultra-melodico. Sulla stessa scia troviamo la cadenzata e metal “A Declaration Of Independence”, dal potente e inconfondibile groove influenzato dai Vanden Plas, dato che Stephan Lill compone il pezzo per l’occasione, guidato da vibranti riff chitarristici, fulminei assoli di chitarra elettrica e da una rabbiosa performance vocale. La stessa familiarità si sente nella successiva e ritmata “Gods From The Heavens Above”, dove Stephan Lill ci rimette di nuovo lo zampino. La canzone parte con un tirato e magnifico riff di chitarra che introduce una composizione più veloce e dinamica rispetto alle precedenti trovando l’apice nel maestoso e armonico ritornello. Il singolo “A Kingdom For Heroes”, è nel complesso un mid-tempo dai tanti elementi prog e power in cui il basso di Andreas Passmark riesce a prendersi la scena risultando distinguibile in diversi punti così come i melodiosi giri di chitarra incalzati dalla solita e tellurica sezione ritmica. Il punto forte è comunque l’orientaleggiante “Pyramids Of Power”, dove Parry racconta nel testo come gli antenati alieni condivisero la loro tecnologia con il popolo egiziano e insieme costruirono le megalitiche “Piramidi del Potere”. Non come ci è sempre stato fatto credere, ovvero la tomba di un faraone, ma strutture colossali per amplificare il potere del sole e illuminare il cielo notturno. Il segreto fu poi affidato al faraone e alla sua regina che giurarono di non dire mai nulla ai propri sudditi.  Traccia e singolo fantastici per la grande atmosfera sviluppata che in un certo senso ci riporta al vecchio Egitto raccontato dai libri e dai film. L’inizio è retto da un roboante riff di chitarra elettrica poi sostenuto da massicci sintetizzatori che sembrano far alzare sempre di piu’ l’intensità della composizione. In realtà gli arrangiamenti evocano, come scritto prima, scene ispirate all’antico Egitto e la traccia si trasforma pian pianino in un brano mid-tempo veloce, sfavillante e molto efficace. Questa ambientazione egizia è fortemente indirizzata dalle efficaci e funamboliche tastiere di Luca Sellitto, compositore del pezzo e anche della penultima in scaletta “The Burden Of Truth” dove invece prevale la varietà ambientale con accelerazioni improvvise accompagnate sempre da diversi strati di sintetizzatori. L’organo Hammond, invece, è suonato da Peter-Jan Kleevens, collaboratore di lunga data di Parry ed ex compagno di band negli Hammerhead che riesce ad integrarsi magnificamente con le tastiere e i campionatori. Questo riuscitissimo connubio si ode pure nella melodiosa e sobria “The Secrets Of Creation”, un brano che cambia significativamente il tono generale dell’album portandolo ad essere piu’ leggero e meditativo ma non per questo meno melodico. Le eleganti chitarre elettriche si scontrano con il massiccio muro di synth e con la vibrata e rassicurante ugola di Ian. Anche l’epica “Awake The Forgotten Souls” è un tradizionale mid-tempo trascinato dalle floride e fondamentali tastiere evidenziando anche la forte coesione tra tutti gli strumenti. Sembra di sentire quasi la stessa melodia incastonata nella stessa struttura compositiva ascoltata nelle tracce precedenti ma in realtà è una falsa sensazione dovuta agli accurati arrangiamenti che per fortuna sfociano in diversi e indovinati ritornelli ricchi di pura sdolcinatezza. Occorre quindi riascoltare attentamente e piu’ volte le canzoni per apprezzarne bene i sofisticati suoni e la genuina creatività. L’ultima “Nature’s Eyes”, è l’unico vero lento dell’album caratterizzato da delicate tastiere che creano un’atmosfera malinconica e da una soave chitarra acustica che aggiunge calore e tranquillità. La canzone contrasta enormemente con la robustezza e la maestosità tipica del prog e del power metal udito in precedenza e lo stesso frontman inglese abbandona l’ampiezza e la rocaggine della sua voce, molto simile a quella del cantante cileno Ronnie Romero, buttandosi su territori piu’ chiari e puliti. Certo, non e’ un grande modo di chiudere un disco cosi’ forte e tecnico ma la traccia merita, non solo a livello sonoro ma anche a livello testuale dato che parla dell’inquinamento del nostro pianeta Terra. Legacy Of Empires è un buon disco ricco di elementi prog e di complessi arrangiamenti che infarciscono dei brani molto concisi e melodici dove i ritornelli sono sempre messi in primo piano.

Insomma, un concept dalle buone qualità esecutive e creative che conferma il repertorio storico di Ian Parry, cantante amante del metal melodico e progressive in cui le canzoni devono essere messe al centro e non offuscate da virtuosismi e tecniche fuori luogo.

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