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Quarantotto anni di carriera: ecco il biglietto da visita dei Tygers Of Pan Tang, tra i pionieri della cosiddetta n.w.o.b.h.m. Le tigri britanniche sono un gruppo che non ha mai goduto del successo di tanti colleghi della prima ora come Iron Maiden, Saxon e Motörhead, ma a parte la sbandata hard-rock di metà anni ’80 (comunque apprezzatissima dal sottoscritto), non ha nemmeno mai prodotto album sottotono, scrivendo pagine importanti del metal inglese.
Con la recente entrata del chitarrista John Foottit, che va ad affiancare il leader e fondatore Robb Weir, il gruppo dà alle stampe un nuovo album che non fa altro che ribadirne la solidità. La voglia di tornare a sonorità più robuste, ascrivibili all’esordio del 1980, quel “Wild Cat” che ormai appartiene alla storia, dà vita a un album suona duro e affilato, senza però perdere un’oncia dello stile peculiare che li ha portati sin qui. La rocciosa “Rise Up!” apre il lavoro con il giusto tiro e con la voce del “nostro” Jacopo Meille sempre al meglio, ma dall’ottima “Forevermore” le cose migliorano
ulteriormente, grazie a una scrittura più diversificata e ispirata.
Potenza e melodia si susseguono nel corso delle dieci tracce, tra le quali spiccano “Dark Divinity”, “The Fight Goes On” e la conclusiva “Revenge Is Sweet”. Un lavoro fresco e ispirato da parte di un gruppo che da circa vent’anni sta vivendo una seconda giovinezza, complice, probabilmente, la presenza del bravo Meille, ma anche di una rinnovata ispirazione di Weir in fase compositiva. Tra i gruppi della prima n.w.o.b.h.m., le tigri rappresentano quello che meglio è riuscito a modernizzare la propria proposta musicale senza snaturarsi, mantenendo una credibilità che in tanti si possono solo sognare.



