SORCERY – The Immaculate Sin

Titolo: The Immaculate Sin
Autore: Sorcery
Nazione: Svezia
Genere: Death metal
Anno: 2026
Etichetta: Xtreem Music

Formazione:

Ola Malmström – Voce
Paul Johansson – Chitarra
Johan Vikholm –Chitarra
Tommy Holmer – Batteria
Mikael Carlsson – Basso


Tracce:

01. Shadowborn
02. Set The World Ablaze
03. Stand as One Or Fall Divided
04. Terminate
05. Paralyzed
06. Slice It Up
07. The Door To My Black Soul
08. The Exorcist
09. Flood
10. Die In Retribution


Voto del redattore HMW: 8/10

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I Sorcery sono un gruppo svedese attivo dal 1986, non molto prolifico in termini di quantità, ma incredibilmente positivo se si parla di qualità. Si sono presi delle pause, purtroppo, ma ogni volta sono tornati più in forma di prima.

Rigenerati dopo ogni sosta, hanno saputo far tesoro dei momenti di stop per ricaricare le pile, risistemare le idee e sostituire i membri defezionari. Purtroppo la parola “stabilità” all’interno di questa band non è mai stata presa in seria considerazione.

Fortunatamente non hanno mai mollato, perché questi musicisti hanno detto, dicono e avranno ancora da dire per parecchio tempo.

Quattro album, di cui tre a cavallo tra  il 2013 e il 2019 e poi silenzio. Tornano quest’anno con il quinto disco, The Immaculate Sin, e con il loro death metal old school.

L’introduzione potrebbe sembrare quella di uno dei tanti gruppi swedeath che hanno inflazionato il mercato in questi anni, ma vorrei subito precisare due cose: la prima, se hai pensato questo, vuol dire che non conosci i Sorcery e quindi non ascolti death e, se lo ascolti non conoscendo la suddetta band, fammi il piacere di non proseguire con la lettura perché io e te non andiamo d’accordo; la seconda, siamo di fronte all‘ Old School, volutamente maiuscolo, perché loro lo incarnano in modo divino, senza sbagliare un colpo, e immersivamente, visceralmente, splendidamente e con tutto quello che finisce in “ente”. Dieci brani, dieci perle. Cinque album, cinque gioielli. Sette demo, sette gemme. La loro produzione musicale è un tesoro piratesco che contiene unicamente oggetti di valore. Ascoltare per credere.

Ma visto che parliamo di death, abbandoniamo i termini “preziosi” utilizzati poc’anzi e addentriamoci nel mondo marcio e sudicio di questi loschi figuri.

The Immaculate Sin è un viaggio di inaudita ferocia e violenza che stordisce dalla prima nota. Un condensato di intensità pari al pressing a tutto campo della Spagna calcistica campione del mondo, un manifesto di pura energia e abile scrittura che addentra l’ascoltatore nella loro tenebrosa caverna grondante orrore e malevolenza.

Lo stridìo iniziale di chitarra introduce il primo pezzo, “Shadoworn”, una “classica traccia d’apertura” che, come tradizione comanda, ad un certo punto deflagra in tutta la sua potenza e magnificenza death. Che inizio. Come adoro la ferraglia.

“Set The World Ablaze” nel suo brutale incedere riesce a dare spazio al suo animo, quasi hardcore, che contamina con la giusta dose di violenza un brano che racchiude in sé la quintessenza del mosh e del pogo.

La voce di Ola è bella roca, non utilizza il growl, e ci sta tremendamente bene.

Vengono fuori le diverse influenze nei due brani successivi, con un tocco di heavy classico nel riff di chitarra di  “Stand as One Or Fall Divided” e con una “soave”  componente black in “Terminate”.

Mai banali, ma sempre alla ricerca di qualcosa che possa stupire senza dimenticare le origini. E quindi si ritorna al death più classico con “Paralyzed” e “Slice It Up”. Una folle corsa a bordo di un carro armato che distrugge ogni cosa all’interno di un cimitero. È l’immagine che descrive al meglio queste due canzoni. Un delirio di potenza e onnipotenza che pervade ogni singola nota. Devastanti.

Swedeath che ritorna impetuoso in “The Door To My Black Soul”. Casa dolce casa.  E poi, puro horror che si trasforma in aggressione sonora in “The Exorcist”, il pezzo che vince il premio “velocità andata e ritorno”.

“Flood” continua sulla falsariga della precedente (forse, ma dico forse, si tratta del pezzo meno convincente e non dico brutto, ma meno bello, ecco, così suona meglio) e “Die In Retribution” mette la parola fine al disco con un massacro acustico di proporzioni bibliche. Dal vivo questo pezzo può nuocere gravemente alla salute.

La produzione è più che buona ed esalta ogni singolo strumento mantenendo costantemente un’atmosfera di nebbia bella spessa di sottofondo. Underground sì, ma fatto bene.

I Sorcery sono tornati e gli ingranaggi fermi da un po’ di tempo hanno ricominciato a funzionare alla perfezione. Una giusta oliata e i meccanismi di questo motore, certamente non nuovo, ma perfettamente funzionante, hanno ricominciato a sbuffare fumo e zolfo in quantità. Un olezzo che sporca l’animo dell’ascoltatore e lo strascina nei meandri più bellicosi del death più tradizionale e genuinamente più puro, quello che piace ai vecchi, ai giovani, insomma, a tutti gli amanti di questo genere.

Non si può rimanere indifferenti davanti a questo album, non si può. Consigliarlo è banale, perché non bisogna solo ascoltarlo, ma sentirlo, sentirlo dentro, nelle ossa e nella testa.

Che gruppo, non c’è niente da fare,  ‘sti vecchiacci il death ce l’hanno dentro.

I Sorcery e The Immaculate Sin, da avere assolutamente!!!

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