23/07/2015 : Loudness + Ancillotti (Prato)


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23/07/2015 : Loudness, Ancillotti, My Own Ghost (Exenzia Club, Prato)

Loudness Ancillotti Prato

Dopo quasi 35 anni di onorata carriera, la più famosa (almeno qui da noi) metal band nipponica arriva finalmente anche in Italia, per la gioia di chi ha amato alla follia album quali “Disillusion” e “Thunder In The East”.
In quella che ormai è la culla toscana del metal hanno aperto le danze i My Own Ghost (l’esibizione dei Double Crush Syndrome è invece saltata), formazione lussemburghese dedita a sonorità care a Lacuna Coil ed Evanescence: chitarre possenti, un pizzico di elettronica e la bella voce della frontgirl Julia Rodesch sono i tratti salienti della band che, se non convince sul piano dell’originalità e del livello compositivo dei brani, sin troppo inflazionati dalle due band appena citate, lo fa su quello dell’esecuzione; alla fine della loro esibizione l’unico brano che ha scosso un po’ l’esiguo pubblico presente sarà la cover di “Enjoy The Silence”, peraltro già rivisitata in passato dagli stessi Lacuna Coil, come ci ricorda la cantante.

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Dopo il torpore causato dai My Own Ghost, ci pensano gli Ancillotti a riaccendere il locale e lo fanno con la loro esplosiva carica di buon sano e vecchio metallo.
Ormai il gruppo è molto di più di un progetto familiare sorto tra gli impegni della band madri (Strana Officina e Bud Tribe) e lo show di questa sera lo dimostra ampiamente.
La band dà tutta sé stessa, dando vita a uno show assolutamente coinvolgente tra brani tratti dal loro, per ora, unico album, “The Chain Goes On”, una nuova song (“To Hell With You”) e una cover della sempre splendida e commovente “Autostrada Dei Sogni”, tratta dal repertorio della Strana Officina e dedicata a Fabio e Roberto Cappanera che, esattamente 18 anni fa, perivano tragicamente in un incidente stradale.
I toscani sembrano nati per suonare dal vivo e, oltre al carismatico Bud, fa bella mostra di sé il giovane Brian, terremotante batterista che, pur martellando senza sosta il suo drum-kit, continua a incitare il pubblico; ottimi anche Ciano e Bid, che completano quella che probabilmente è, attualmente, una delle migliori live band italiane!

Scaletta Ancillotti

1. Bang Your Head
2. Devil Inside
3. Victims Of The Future
4. Living For…
5. Monkey
6. I Don’t Wanna Know
7. Legacy Of Rock
8. To Hell With You
9. Autostrada Dei Sogni
10. Warrior

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Dopo il massacro sonoro attuato dagli Ancillotti, le urla di gioia di alcuni dei presenti accompagnano l’ingresso sul palco dei Loudness che, a sorpresa, attaccano con una delle loro hit assolute: “Crazy Nights”: il pubblico è in visibilio e la band è già in palla, sfornando subito dopo la micidiale “Like Hell” seguita da “Heavy Chains”.
Dopo un terzetto del genere, si poteva già essere appagati, ma i nipponici hanno proseguito ancora un bel po’ sciorinando song da altri diversi capitoli della loro nutrita discografia.
Il confronto tra i brani più attempati e quelli più recenti, tra cui anche un nuovo pezzo, è impietoso, ma quando la band ha intonato le prime note di cavalli di battaglia quali “Let It Go”, “Clockwork Toy”, “We Could Be Together” e “In The Mirror”, si è fatta ampiamente perdonare divagazioni più recenti.
Sul fatto che Akira Takasaki fosse un mostro di tecnica c’erano pochi dubbi: il biondo axeman, per il quale il tempo sembra essersi fermato (il bassista, a confronto, sembrava suo nonno!), ha dispensato riff e assoli a ripetizione, facendo sgranare a più riprese gli occhi dei presenti.
Ottima anche la prestazione del bassista Masayoshi Yamashita che, sebbene oscurato dalla presenza del collega chitarrista, è stato autore di un’ottima prova, precisa e funambolica, così come quella del batterista Masayuki Suzuki, che nel 2009 sostituì lo storico Munetaka Higuchi, scomparso l’anno prima a causa di un cancro: inquietante e possente dietro il suo drum kit, si è dimostrato un assiduo picchiatore di pelli alla pari del suo omologo degli Ancillotti.
L’anello debole della band è stato invece il frontman Minoru Nihara, sicuramente meno dotato dei colleghi, che, a più riprese, ha mostrato una certo affaticamento nel raggiungere le tonalità più alte, senza comunque inficiare troppo lo show.
La richiestissima “Crazy Doctor” e la tellurica “S.D.I.” chiudono lo show dei nipponici che speriamo di rivedere live dalle nostre parti quanto prima!

Scaletta Loudness

1. Crazy Nights
2. Like Hell
3. Heavy Chains
4. The Stronger
5. The Sun Will Rise Again
6. Street Woman
7. Black Star Oblivion
8. We Could Be Together
9. Let It Go
10. Never Change Your Mind
11. Clockwork Toy
12. In The Mirror
13. Exploder
14. Dream Fantasy
15. Esper
16. Crazy Doctor
17. S.D.I.

Di seguito altre foto della serata, tutte realizzate dal nostro Luca “Metauro” Driol.

Ancillotti:

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Loudness:

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