Labyrinth (Roberto Tiranti)


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Intervistare Roberto Tiranti è sempre un piacere, sia per la disponibilità che da sempre lo contraddistingue sia per la mole di informazioni che ogni volta riesce a darci. L’occasione di questa chiacchierata è l’uscita del nuovo disco dei Labyrinth “Architecture Of A God” (qui recensito) ma ne abbiamo approfittato per parlare di vari argomenti..

Ciao Roberto, bentornato sul nostro sito! Dall’ultima volta sono passati parecchi anni, era il 3 maggio 2008 al Boulevard di Misano Adriatico con la Metal Gang, sappiamo che hai una memoria ferrea, ti ricordi di quella data?

Ahahah! Non ci crederai ma me la ricordo e ti dirò di più: quella volta con noi c’era anche Olaf Thorsen (era nella Metal Gang ma non era nei Labyrinth), parlammo molto e fu proprio in quell’occasione che piantammo le basi del suo rientro nei Labyrinth. Quindi quella reunion con Olaf partì proprio da quella serata di Misano!

E’ un bel ricordo e dimostra che la tua memoria è davvero eccezionale! Anche la tua storia con i Labyrinth negli ultimi tempi ci è sembrata un po’ complicata, ci vuoi riassumere quello che è successo?

Guarda, la mia uscita e il mio rientro nel gruppo sono frutto di casualità e di errori (anche miei, naturalmente). Fino al 2014 ero nella band ma avevo un mezza idea di farmi da parte. Perchè questo? Perchè avevamo fatto un demo da presentare alle etichette, avevamo avuto pochi feedback, non era successo insomma quello che ci aspettavamo. Quindi mi sono detto “ha senso andare avanti?”.
Volevo concentrarmi sul mio disco solista, i Labyrinth fondamentalmente non stavano facendo nulla e a me non piace fregiarmi del fatto di essere in una band quando in realtà c’è qualcosa al suo interno che non funziona. Ho detto ai ragazzi che mi sarei fatto da parte per un po’ e poco dopo è saltata fuori l’ipotesi Mark Boals con il quale i Labyrinth avrebbero suonato in un festival nell’Europa dell’Est.
A quel punto, parlando con i ragazzi, ho detto “Ok, per fare una cosa fatta bene scriviamo due righe con le quali annuncio l’uscita dalla band, poi voi andate al festival e presentate Mark”. Ci è sembrata una cosa sensata.
Le cose però non sono andate così: la data è saltata, il demo che i Labyrinth avrebbero dovuto fare con lui non è stato fatto, il tutto è rimasto in sospeso fino a quando, in maniera inaspettata, l’agenzia che gestisce il gruppo (quindi una terza parte, non io nè i ragazzi) ha messo online la news del mio abbandono e di Mark Boals nuovo cantante.
Mark non aveva ancora fatto nulla e alla luce di come si stavano mettendo le cose forse non avrebbe mai fatto nulla, a quel punto si poteva evitare direttamente la news, tanto è vero che nel 2015, quando siamo stati invitati in Messico per suonare tutto “Return To Heaven Denied” sono andato io.
Quindi diciamo che la mia situazione attuale viene vista come un rientro, ma io di fatto non me ne sono mai andato, per motivi che ignoro Mark non ha fatto nulla con la band, nè demo, nè live nè tantomeno prove. Il gruppo è rimasto lì e quel comunicato si poteva evitare, ma va beh, ormai è andata così!
Ora siamo di nuovo qui, siamo molto contenti dei feedback, davvero molto positivi, pochissimi i commenti negativi, tutto è stato accolto nel migliore dei modi, il disco è piaciuto e la cosa è forse addirittura insperata. Sapevamo di avere tra le mani un bel lavoro, ma il riscontro ha superato ogni aspettativa. Il team è fantastico, Simone Mularoni ha fatto un lavoro incredibile, Frontiers ci ha creduto molto, il risultato è ottimo e io sento in “Architecture Of A God” delle reminescenze di quella magia che c’era nel primo “Return To Heaven Denied”.

Ricordi qualcosa di particolare della fase di songwriting, magari al di fuori della “normale amministrazione”?

Sì, fuori dal comune o quantomeno anomalo è il fatto che ci siamo trovati dopo sette anni a riscrivere brani insieme (Io, Olaf e Andrea Cantarelli) e sembravano passati dieci minuti, ci è voluto un minuto per ristabilire equilibri e sinergie, poi il nostro metodo di lavoro è andato alla grande come sempre, questo ci ha fatto molto piacere. Il lavoro è cominciato un anno fa, molto facile dal punto di vista della stesura dei riff, delle melodie o dei testi, un po’ più difficile dal punto di vista degli arrangiamenti.

Per ovvi motivi pratici non si può fare una reunion con tutti i membri passati per i Labyrinth. Abbiamo visto però che è rimasto fuori il batterista (e oggi produttore) Mat Stancioiu, che ha militato dodici anni nella band. Come mai?

Faccio una premessa dicendo che io porto nel cuore ogni persona che è passata nella band, ognuno ha dato il suo supporto. Il terzetto ha scritto la maggior parte dei brani, io e Cantarelli siamo stati aiutati dagli altri ragazzi quando Olaf non c’era, io personalmente mi sono sempre preso carico di melodie e testi, Andrea delle ritmiche. La reunion ci sarebbe piaciuta farla con i membri originali, anche con Mat che è un amico ma non se l’è sentita per motivi suoi, più che validi. Anche altre scelte sono state tutte dettate da motivi validi anche se forse alcune non si capiscono da fuori.

La tua risposta, specialmente nella prima parte, è davvero molto diplomatica, ahah!

Ahah, potrebbe sembrare così, ma non è questione di diplomazia! Se penso al passato vedo ottime line-up e vedo ogni disco con una storia a sè stante. Questa line-up è differente dalle altre, John Macaluso lo conosciamo bene, è un numero 1 nel suo campo, ma questo non vuol dire che Bix (Alessandro Bissa) non sia all altezza, Bix ha dato tanto su “Return To Heaven Denied Pt.2”, giusto per farti un esempio. Vorrei far capire che questa attuale non è la formazione migliore del mondo, ma è la migliore per noi in questo momento, Nik (Mazzucconi) è un super musicista, anche se non conosciutissimo. Ovviamente ho rispetto per chi c’è stato prima, anche Andrea De Paoli è stato molto importante, sarebbe assurdo non dirlo e non ammetterlo. Questa è la band che volevamo ora in grado di rispecchiare determinate caratteristiche e si sente molto.

Al Frontiers Metal Fest ho letto che tanta gente è venuta per voi. Che emozioni avete provato? Ve lo aspettavate?

E’ vero, è oggettivamente vero, ci siamo rimasti di sale. Ci aspettavamo tanto calore ma non gente venuta dalla Polonia, dalla Russia, dalla Francia o addirittura dal Brasile! E’ stato pazzesco, bellissimo, queste sono cose che ti ripagano di anni di fatiche. Abbiamo sempre fatto musica per passione e per divertimento, vedere che ha prodotto questo è semplicemente stupendo.

L’anno scorso sei finalmente riuscito ad uscire con il tuo disco solista “Sapere Aspettare”, un titolo profetico per un progetto che ha radici davvero molto lontane nel tempo. Ce ne vuoi parlare?

“Sapere Aspettare” è stato un disco fortemente voluto, ho scritto il singolo “Sinceramente” ormai diversi anni fa, ma dopo mi sono reso conto di non avere altro da dire in quel momento. Mi ci sono rimesso nel 2014 con nuove idee e ne sono felice, mi rispecchia. Avevo paura dei testi in italiano ma è andata bene. Sono anche riuscito a portarlo in giro dal vivo con una decina di concerti qui nelle mie zone.
Ora sto ragionando sul secondo, non mi avvarrò – come successo per “Sapere Aspettare” – del crowdfunding, l’ho fatto per quello per tastare il terreno, il prossimo invece uscirà sotto etichetta e ho già delle piccole trattative. Forse ci saranno degli ospiti, ma pochi. Non faccio dischi per diventare ricco e famoso, ma per avere un documento, per poter dire “è mio, questo sono io” e per suonare canzoni mie. Lo vedo come un mio divertimento e un mio sfogo.

In quante e quali band suoni attualmente?

Sto mettendo molte energie nei Wonderworld, il progetto nato con i membri del gruppo di Ken Hensley, ex tastierista degli Uriah Heep. Ci siamo conosciuti in Spagna, ora arriveranno altri concerti, un nuovo disco e oltre a questo sto continuando a suonare con Ken, il 20 maggio prossimo saremo ad un festival in Russia e con noi in veste di ospite ci sarà Alice Cooper. 
I Labyrinth ora sono una priorità, oltre a questo suono con Vittorio De Scalzi che porta in giro La Storia Dei New Trolls, poi ci sono i Mangala Vallis ai quali tengo davvero molto, anche se siamo fermi al 2012 dopo l’uscita di “Microsolco”. Ho anche un tributo ai Police con Marco Barusso, facciamo 7-8 date all’anno per puro divertimento. Sono comunque cose molto diverse tra loro, io provo emozione suonando i miei brani, che possono essere quelli del mio disco solista o quelli dei Wonderworld. Nei New Trolls, per esempio, provo un altro tipo di emozione, provo grande responsabilità ma è una cosa diversa perchè si tratta di musica che non è mia.

Come ti vedi tra 20 anni?

Mi piacerebbe vivere serenamente, togliermi grandi soddisfazioni e girare il mondo. Ora sto collaborando con l’autore francese Alan Simon, avremo date in Siberia, Russia, Europa, con lui c’è un cast importante, fa opere rock colluse con il mondo celtico. La musica mi porta in giro per il mondo grazie anche ai Labyrinth. Mi andrebbe bene continuare così, consolidare la mia professionalità dedicandomi anche alla didattica. La mia vita è fatta di musica, sono anche insegnante di canto, ho tanti allievi a Genova e ad Ovada, ho tanto da fare. Ho fatto anche i doppiaggi per i cartoni animati, la sigla di Kung Fu Panda, i cori per La Bella E La Bestia, faccio queste cose per riuscire a vivere di musica e mi piacciono tutte, ci credo, mi danno arricchimento. Andare avanti per altri 20 anni sarebbe grandioso, tieni conto che la musica è morta sotto molti aspetti, il mercato è cambiato, rimane la didattica che è una cosa che mi fa stare bene e alla quale tengo molto. Ci tengo a dire però che non voglio creare cloni tra i miei allievi.

Siamo giunti alla fine, grazie come sempre per il tempo che ci hai concesso e la tua nota disponibilità. A te l’ultima parola per ringraziamenti e saluti!

Ringrazio te, i lettori e tutti coloro che avranno il piacere di leggere questa bella intervista, spero di vedervi ai concerti. Vorrei ribadire che le nostre scelte sono state tutte prese a mente aperta, non ci sono dietro motivi reconditi, a volte si pensa a chissà cosa ma i motivi sono banali, principalmente funzionali. Con i Labyrinth non facciamo musica per diventare ricchi ma per appagare noi stessi e chi ci vuole bene, la musica deve essere vissuta con leggerezza e gioia, ho visto tanta pochezza umana e cattiveria nei commenti negativi che ho letto. Ognuno di noi deve essere libero di esprimere un proprio concetto se non piace il disco o se non piace l’attuale formazione, ma non si dovrebbe andare oltre giudicando le persone e le scelte come se si fosse su un piedistallo. Si abusa un po’ troppo della libertà di parola, ma fa parte del gioco. Chiudo con un saluto speciale a Naoto e a tutti voi! Grazie!

Sito ufficiale: http://www.labyrinthband.it
Facebook: https://it-it.facebook.com/labyrinthitaly
Etichetta Frontiers Records – www.frontiers.it

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