Enemynside (Matteo “Thrasher” Bellezza)

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ENEMYNSIDE – COME BACK TO THRASH!

Dopo aver rispolverato la demo che Matteo Bellezza, chitarrista degli Enemynside, mi aveva dato in occasione di un concerto nel dicembre 2017, ho posto rimedio al mio inqualificabile ritardo nel recensirla in questi giorni. Nel frattempo, figurati se non doveva uscire il nuovo album, fuori il 25 ottobre per la Rockshots Records! Le coordinate sembrano essere le medesime, quindi, in attesa di ascoltare e recensire anche questo nuovo capitolo discografico, è cosa gradita far quattro chiacchiere appunto con Matteo, chitarrista della formazione quasi dagli esordi, quando ancora la band si chiamava Scapegoat, che ha portato avanti con passione il medesimo nome negli anni senza mai abbandonare la barca.

Ciao Matteo, ben trovato su HMW, come procede in casa Enemynside? Che ci racconti di bello dell’attuale situazione che la band sta vivendo? Tra concerti e nuovo album, mi sembrate piuttosto in forma e decisi a far girare ancora una volta il vostro nome…

Ciao! Siamo belli carichi e propositivi, questa nuova line-up (senza nulla togliere alle altre) si sta dimostrando solida e concreta: ognuno apporta qualcosa di importante sia a livello musicale che organizzativo e questo è l’unico modo per riuscire a far andare avanti l’attività in modo costante e continuativo.

Quest’anno sono 20 anni di Enemynside, ma si può dire che la band esista ormai da 25 anni, ha solo cambiato moniker nel 1999… avete festeggiato a dovere il ventennale/venticinquennale?

In realtà no, non siamo molto attenti a queste cose. Avremmo potuto autocelebrarci e sbandierare i tanti anni di attività che abbiamo alle spalle ma preferiamo far parlare la musica. Anche con i social a volte non riusciamo ad essere sempre presenti e “paraculi” come bisognerebbe fare in questo periodo storico in cui conta molto di più la forma che la sostanza. Ci stiamo applicando perché poi vediamo che c’è anche un ritorno… però siamo dei 40enni figli di un’altra epoca e di base c’è anche un po’ di pigrizia nell’idea di mettersi lì e postare contenuti ogni 3 per 2! Avendo tempo a disposizione è molto più stimolante imbracciare la chitarra e partorire qualche nuovo riff a 200 bpm.

Domande sul nuovo album “Chaos Machine” ne riceverete sicuramente, e siccome non voglio che copi/incolli la risposta da qualche altra intervista perché sono un po’ stronzo, provo a formularla diversamente (ma non troppo): cosa vi ha portato a ritornare a comporre in una certa maniera? Come collochi la nuova fatica rispetto alle precedenti?

Suonare questo genere è il riflesso di ciò che siamo. Alcune tematiche, un certo feeling e modo di vedere le cose possono essere espressi, per noi, solo suonando questo tipo di pezzi. È un modo per canalizzare malessere, fastidio, rabbia, quell’ansietta che è sempre in sottofondo e che ci rende irrequieti. Il nuovo album si colloca a metà strada tra “Let The Madness Begin….” e “In The Middle Of Nowhere” e ti spiego come: il primo contiene bei pezzi e l’irruenza di quel periodo ma non gode di una registrazione all’altezza suonando un po’ datata. Il secondo ha una resa sonora molto più d’impatto ma il disco forse può risultare un po’ troppo vario a livello stilistico. Con “Chaos Machine” abbiamo recuperato il mood del primo album valorizzandolo con una registrazione attuale e al passo con i tempi. Non è retro thrash quello che proponiamo, sarebbe anacronistico e forzato per un gruppo come il nostro andare a replicare sonorità del genere con un sound vintage…

“Chaos Machine” è un concept, o quantomeno c’è un filo conduttore che lega i brani?

Sì, c’è un filo conduttore e anche un mini concept rappresentato dal trittico “Frozen Prison Cell”, “The Terror” e “No God In Kolyma”. In generale il tema è relativo al sentirsi intrappolati (sia fisicamente che metaforicamente), si parla di organi di controllo come politica e religione, con riferimenti a sistemi totalitari e dittatura. Il mini concept in particolare a livello di testi è basato su alcuni approfondimenti che ho fatto relativi al totalitarismo sovietico, alla libertà di espressione e di come veniva repressa in quel tipo di sistema. Ritengo che non sia un argomento troppo lontano dal momento attuale che stiamo vivendo perché per certi versi la democrazia a volte sembra essere solo formale…

Riferendomi all’artwork del nuovo album, mi verrebbe quasi da pensare che il titolo che avete usato per la demo sia quanto raffigurato, sbaglio?

Ti riferisci all’EP “Dead Nation Army”? (Esattamente, N.d.R.) Sì, questa copertina sarebbe stata bene su quel cd, ma essendo “Chaos Machine” una sorta di continuazione di D.N.A. abbiamo pensato che fosse perfetta per il disco. Tra l’altro l’illustrazione si presta a diverse interpretazioni, lasciamo quindi la libertà ad ognuno di vederci quello che preferisce.

Togliamoci qualche sassolino dalla scarpa: c’è un vostro album che rinneghi o rimpiangi di aver registrato? Se non in toto, quantomeno buona parte…

La risposta è semplice: “Whatever Comes”! (Ok, ora mi sento meno solo… N.d.R.) È un disco che è uscito in un momento particolare e che probabilmente doveva essere pubblicato con un altro nome perché poche cose suonavano Enemynside in quell’album. Eravamo influenzati da situazioni personali e di gruppo che ci hanno portati a riversare in musica tutte le contraddizioni di quel periodo. Ritengo che ci siano dei pezzi validi, ad alcuni mi sento anche legato per vari motivi, ma non è un album che rappresenta gli Enemynside per come sono nati e per quello che sono ora.

Vedo che uscite per Rockshots Records; non conoscendo a fondo l’etichetta, vorrei che me ne parlassi un po’, oltre che raccontarci di come siete arrivati ad un accordo:

Tra le varie etichette con cui eravamo in trattativa c’era proprio la Rockshots che si è distinta con la proposta che ci ha fatto. Ci sembra si stiano muovendo bene e anche grazie al loro ufficio stampa ci arrivano diversi feedback e diverse proposte promozionali interessanti. Il fatto poi che abbiano nel roster anche gli Extrema è stata sicuramente una garanzia di serietà in più!

Vedo che siete stati in tour, in Spagna, insieme a quelle leggende dei Flotsam & Jetsam (visti dal sottoscritto a Cremona lo scorso luglio, ancora delle macchine schiacciasassi, N.d.R.) ed agli Holycide (l’ennesima band di Dave Rotten, boss della Xtreem Music e leader dei deathsters Avulsed e molti altri); raccontaci un po’ com’è andata, ovviamente gli aneddoti sono sempre ben accetti!

Un’esperienza totalmente positiva! Siamo rimasti stupiti soprattutto dal fatto che i locali fossero pieni in ogni ordine di posti nonostante fosse Agosto. Eravamo la prima band a suonare e non sapevamo quanta gente potesse esserci già ad inizio serata. Invece ogni volta è stata una sorpresa vedere come il pubblico fosse presente sin dall’apertura del locale. Mi ricordo che a Bilbao fu aggiunto al bill un quarto gruppo del posto con effetto domino sugli orari di esibizione anticipando l’inizio dei live alle 19:15! Ci stavamo preparando a considerarla la data “buca” del tour ed invece anche in quell’occasione la gente è arrivata prestissimo e numerosa! Non so dire se in Spagna siano più o meno ricettivi a queste sonorità visto che ad essere stupiti dell’affluenza erano anche alcune persone con cui abbiamo parlato prima e dopo i concerti, piuttosto mi piace pensare che sia stato il “pacchetto” di gruppi ad aver attirato l’attenzione. In fondo se la gente fosse stata interessata solo ai Flotsam, considerando anche gli orari dilatati che hanno in Spagna, sarebbe potuta arrivare tranquillamente verso le 22:30/23:00.

I ragazzi di entrambi i gruppi si sono dimostrati ottimi compagni di avventura e come aneddoti ne avremmo molti, la prima cosa che mi viene in mente è relativa Eric A.K. e alla sua “doppia personalità”: di giorno una persona tranquilla e quasi indifferente impegnata soprattutto a recuperare le forze per il live, di sera un animale da palcoscenico dalla precisione vocale incredibile! Quello che poi conserverò a lungo sono i complimenti che ci sono stati rivolti dagli stessi F&J soprattutto per il songwriting… sono le cose che quando arrivano da mostri sacri del genere, soprattutto quando capisci che non sono osservazioni generiche ma mirate, ti danno linfa e stimoli per continuare e migliorarti sempre di più.

Come detto, sono più di 20 anni che il progetto Enemynside resiste: qual è il segreto della vostra longevità? Non conto la pausa presa dal 2013 al 2016, perché mi sembra di capire che la band non si sia sciolta in quel mentre…

Il segreto è la caparbietà e l’ottusità! Senza queste due componenti è difficile andare avanti a lungo e in maniera continuativa. A volte è necessario essere quasi “ossessionati” da quello che si fa altrimenti potrebbe essere facile rassegnarsi e mollare davanti alle prime difficoltà o alle prove più impegnative. Nel lasso di tempo che indichi il gruppo ha cessato di esistere ma non abbiamo mai parlato di tempistiche o eventuali chiusure definitive o riaperture! Ci siamo letteralmente disintossicati e per gioco, dopo tre anni di stop, siamo tornati in sala prove con la precedente line-up alimentando un fuoco che era rimasto ad ardere sotto le macerie ;) Quello che abbiamo fatto in quei tre anni di break è stato dedicarci in toto ai progetti musicali che ognuno di noi aveva in parallelo agli Enemy già da prima che ci sciogliessimo.

Qualche tempo fa ho recuperato, tramite un “ragazzo” che probabilmente lo aveva recensito all’epoca della sua uscita, una copia della vostra demo “From The Cradle To The Way” (a proposito, cd neutro e booklet fotocopiato, è l’originale o mi hanno rifilato un bootleg?!?!? N.d.R.); so che può sembrare fuori luogo, dovendo pubblicizzare una nuova release, ma considerato che averlo riascoltato prima di accingermi a scrivervi delle domande ha comunque risvegliato giovanili passioni che credevo assopite, mi piacerebbe chiederti che ricordo conservi di quegli anni e vicissitudini collegate… Gli anni in cui, con le nostre band, si masterizzavano centinaia di cdr e li si regalavano ai concerti, nostri e di amici, o no?

No niente bootleg, quelle copie le masterizzavo io personalmente ;) Dovrei scrivere un libro per poter rispondere in maniera esauriente a questa domanda! Quell’epoca sembra lontana anni luce, eravamo diversi noi, era completamente diverso il modo di fruire la musica rispetto ad ora e sinceramente per certi versi era anche meglio. Stavamo parlando di questo proprio la settimana scorsa con Guillermo Izquierdo degli Angelus Apatrida quando abbiamo suonato con loro al Legend di Milano. Ci confermava come la situazione per i gruppi medi da che era in ascesa, con l’avvento di Spotify, Youtube, download, streaming e tutto il resto ha avuto un tracollo a livello di introiti che ne ha minato seriamente il cammino. Se prima si poteva arrivare in alto con dedizione e duro lavoro raccogliendo i frutti di quanto seminato, ora in quell’“alto” c’è solo un’elite di bands storiche mentre quasi tutti gli altri navigano a fatica in una condizione di precarietà in cui a volte le cose girano e altre volte no.

All’epoca inoltre c’era più mistero e attesa intorno ai gruppi (che potevi vedere solo live visto che YouTube non era nemmeno un’ipotesi). Ora sembra essere tutto scontato e raggiungibile, è come se si fosse perso il fascino perché si sono virtualmente ridotte le distanze fra gruppo e fans. Con i social puoi sapere qualsiasi cosa sui tuoi idoli e seguirli spesso nelle loro dirette FB/IG o tramite i loro post. Senza questo negli anni ’90 e primi 2000 c’erano solo le riviste e la fantasia per immaginare dalle loro dichiarazioni o dai loro testi chi fossero e cosa facessero nel loro quotidiano di musicisti. Per cui quando poi venivano a suonare dal vivo era un’occasione imperdibile per avere una connessione reale con il gruppo in questione almeno per quell’ora e mezza di concerto.

Abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere di persona giusto un paio d’anni fa, e ricordo perfettamente che non eravate molto contenti del versante live. Pochi concerti, difficile trovarli, non c’è modo di ricevere rimborsi decenti e pensare di poter chiamare band di amici perché non si riesce a garantire loro un compenso: siete sempre della stessa idea? Come si è evoluta negli anni la situazione a Roma e dintorni?

Sì sì, mi ricordo bene di quella chiacchierata! A Roma il problema è che a volte ci sono troppi concerti nella stessa sera ed il pubblico, già di per sé limitato, si disperde. Questo è uno dei principali motivi per cui suoniamo poco qui: magari ti sbatti per organizzare una data decente e poi dopo un po’ scopri che è uscita un’altra serata metal lo stesso giorno! Per fortuna le ultime che abbiamo fatto, in particolare lo scorso 26 ottobre insieme a Necrodeath, Shockproof e Resumed, sono andate molto bene… e guarda caso non c’erano altre serate del genere a sovrapporsi! Fuori Roma è un terno al lotto ed i problemi sono differenti ma simili: al Legend di Milano per il live con gli Angelus Apatrida c’era poca gente e alcuni dei ragazzi presenti ci hanno raccontato come da quelle parti ci siano eventi rock/metal in continuazione. Proprio al Legend la settimana successiva ci sarebbero stati gli Annihilator e a metà Novembre i Sacred Reich, più ovviamente altri live sparsi di gruppi che non ricordo o che non conosco. Da una parte è bello che ci siano tutti questi eventi ma dall’altra è normale che la gente non sempre riesca ad assistere a tutti i concerti che vengono programmati così a stretto giro, sia da un punto di vista pratico che soprattutto monetario…

Come vedi la scena underground italiana oggi? Riesci a viverla come un tempo? Sarò onesto, dopo anni passati a supportare, personalmente non sono più troppo attivo e non mi muovo più come un tempo per concerti di band minori; mettici anche la chiusura di tanti piccoli locali dove prima si poteva suonare e la presenza in troppi palinsesti di sole cover o tribute band, e il quadro è completo…

Per me è la stessa cosa nel senso che per anni ho supportato la scena andando a vedere bands locali qui a Roma a partire dai tempi del Metropolis a metà anni ’90 fino ad arrivare al Jailbreak prima che chiudesse quest’anno, passando per i vari Moon Club, Coetus, Alkatraz, HM, Sinister Noise e Traffic. Tra fine anni ’90 e primi 2000 organizzavamo scambi di data con gruppi da tutta Italia: facevamo venire bands a suonare a Roma fornendo loro la nostra backline e poi queste ricambiavano ospitandoci alle stesse condizioni, eravamo molto attivi e questo ci ha permesso di suonare in tutta Italia e di alimentare anche la scena locale. Chiaramente gli anni passano, le situazioni e le disponibilità cambiano (come è cambiata anche la scena musicale) e diventa difficile portare avanti certe cose alla stessa maniera di 10/15 o 20 anni prima…

Possiamo dire che siete “appassionati di video”: ne avete un buon numero tra video e lyric video che avete presentato ai vostri supporters, avete per caso velleità hollywoodiane? Oppure è qualcuno di voi a lavorare nel campo?

Io lavoravo nel campo tanti anni fa, mi occupavo di montaggio audio/video e a tempo perso ho realizzato i trailer per i vari clip in uscita di volta in volta più per esempio il video “unofficial” di “Speed Killing” presente sul nostro canale YouTube. Ma l’idea di realizzarli è dovuta al fatto che ormai è diventato necessario essere presenti e convincenti anche per quanto riguarda l’immagine e un videoclip fatto bene rappresenta un bel biglietto da visita per far girare il nome e/o per convincere gli addetti ai lavori di turno a collaborare.

Devo dire che, fra tutti i vostri artwork, quello che preferisco è proprio l’ultimo; un po’ perché prediligo le realizzazioni a mano, un po’ perché Mario Lopez è un grande artista e si merita tutto il successo (underground, ma sta cominciando a uscire anche da quell’ambito) che sta ottenendo. Come siete arrivati a lui? Come è stata concepita l’idea di fondo?

Volevamo una copertina che fosse molto old-school e che quindi fosse in tema con il sound del disco. Per questo ci siamo messi a cercare sul web illustratori che potessero fare al caso nostro (ricordo che contattammo anche Ed Repka…) e M. Lopez si è rivelata la scelta migliore che potessimo fare. Gli abbiamo spiegato cosa volevamo illustrandogli le tematiche del disco e dandogli dei riferimenti grafici, la bozza che poi ci ha inoltrato ha messo tutti noi d’accordo!

Bene, direi che siamo giunti alla fine dell’intervista. Grazie per il tempo dedicato a rispondere alle domande di Heavy Metal Webzine, la chiusura è tutta per te e non ci sono paletti, quindi spamma, insulta, dichiara il tuo amore per chi vuoi, raccontaci la teoria alla base del terrapiattismo… alla prossima!

La teoria di base del terrapiattismo dovresti chiederla ad un terrapiattista :D (Vabbè, che c’entra, potevi almeno provarci! N.d.R.) Per il resto grazie a voi per lo spazio concessoci e per l’interessante chiacchierata, seguiteci sui nostri social e su Spotify dove troverete i nostri quattro album + l’EP. Mi raccomando supportateci anche acquistando album e merch su https://enemynside.bandcamp.com/

Thrash on!

Links:
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https://enemynside.bandcamp.com/

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