GRAVE DIGGER – Chris Boltendahal – ITA

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GRAVE DIGGER: SPILL THE BLOOD
English Version Here

Abbiamo molte opportunità di intervistare tante band e personaggi diversi. Avendo avuto “Fields of Blood” come Top Album, ho pensato che sarebbe stata una buona idea fare una chiacchierata con un’icona della scena metal europea. Già ospite delle nostre pagine, abbiamo intercettato Chris Boltendahl, un vero pioniere e icona internazionale, sempre disponibile a parlarci dei suoi Grave Digger.

Ciao Chris! 40 anni di metallo pesante per i Grave Digger! Come ci si sente ad essere ancora lì e a diffondere la vostra musica in tutto il mondo?

Mi sento davvero bene! Non molte band possono dirlo in generale e specialmente nella musica heavy metal. Sono molto felice che possiamo ancora registrare musica e presenziare ai festival. Amiamo l’heavy metal e ci piace suonarlo ad alto volume.

Andiamo nel vostro nuovo “Fields of Blood”. Secondo i titoli e ile cornamuse nell’intro con The Clansmans Journey sembra che abbiamo a che vedere con un concept scozzese… puoi dirci di più?

Due anni fa ero in Scozia e mio figlio aveva 12 anni. Volevo mostrargli famosi campi di battaglia e musei. Mi sono sentito che quella storia doveva essere diffusa. Ricordo di aver visto un vecchio seduto in un angolo e che stava dormendo in un museo. Stava lavorando lì e ho pensato che poteva dormire e sognare la sua storia antica e così mi è venuto in mente di poter parlare del lato emotivo della storia scozzese nel prossimo album e che poteva essere fantastico.

Per molto tempo avete trattato di Medioevo, delle guerre passate e della mitologia. Da dove vengono le idee per i testi e quale messaggio vorresti diffondere con la tua musica?

Nessun messaggio. Siamo una band che ama intrattenere e ci piace creare film nella testa della gente con concept songs; una sorta di “Braveheart” in musica con voce ed emozioni. Gestiamo i sentimenti, ascoltando la nostra musica. Per me è molto importante creare una visione musicale nella mia testa e quando l’ho ottenuta, allora l’obiettivo è giusto e possiamo continuare con i testi e la musica intorno a quella visione.

Il sound è ancora il classico heavy metal. Ci sono persone che decidono di tenere il sound classico come molti altri cercano di cambiare e far evolvere la musica. Immagino che con i Grave Digger di solito sappiamo cosa compriamo… cosa ne pensi?

È assolutamente un marchio di fabbrica. Abbiamo creato il nostro stile nel corso degli anni e ora è sicuramente possibile ascoltare il nostro sound. Non vogliamo cambiare nulla, perché la gente dovrebbe avere un disco dei Grave Digger specialmente nel corso degli anni. Porteremo avanti il nostro marchio di fabbrica; non sappiamo perché dovremmo cambiare e non abbiamo bisogno di suonare come le altre band, quindi quando un fan comprerà un album dei GD, saprà cosa aspettarsi da noi.

Nei Grave Digger, la line-up è stata molto importante con molti cambiamenti diversi di formazione. Abbiamo avuto grandi nomi e molti buoni musicisti… quanto pensi che i diversi cambiamenti abbiano contribuito a costruire la vostra identità di band e pensi che sarebbe meglio avere una line-up fissa o flessibile?

Penso che una formazione flessibile non abbia senso. Tuttavia deve funzionare e dovrebbe adattarsi molto bene. Non siamo riusciti a mantenerla costante nel corso degli anni. Per esempio, quando Stefan Arnold ha lasciato la band abbiamo portato Markus Kniep, che prima era solo sulla tastiera. Speriamo di portare avanti questa formazione più di prima.

Nella copertina di questo disco, la vostra mascotte The Reaper sembra combattere a fianco degli scozzesi, quindi cosa rappresentano esattamente titolo e copertina?

Il nostro Reaper in questo caso è più o meno William Wallace in abito da morte che sostiene gli scozzesi contro l’Inghilterra e noi lo usiamo come simbolo per metterlo in copertina. Ogni volta possiamo decidere cosa fare con lui… Può essere amichevole o un nemico o un simbolo… tutto è un buon modo per giocare con lui in ogni copertina.

“Thousand Tears” è una grande ballad e abbiamo un ospite speciale che canta con voi. Noora dei Battle Beast. Come avete scelto questa voce da una band così diversa e più moderna dei Grave Digger?

All’inizio avevamo in mente Alissa degli Arch Enemy, ma lei non ne aveva il tempo, così ci ricordammo dei Battle Beast e di quando andavamo in tour con loro e ci piacciono molto loro pezzi come “Black Ninja”. Abbiamo chiesto a Noora di essere nostra ospite in un brano e per lei è stato un piacere aiutarci, così l’abbiamo registrata e cantare assieme è stato davvero bello.

Non ho trovato crediti per le cornamuse…! Chi se ne è occupato? E le tastiere sono sempre del batterista Marcus Kniep? Come affronterete questi suoni nei concerti dal vivo? Con dei campioni?

Sì, è sul booklet… Sono 3 ragazzi di Amburgo che si chiamano Bauluy Muluy, pipes and drums. Hanno suonato al nostro concerto per il nostro anniversario a Wacken per il dvd. In futuro avremo musicisti ospiti in diversi festival, specialmente per le cornamuse, ma altre volte useremo dei sampler perché non abbiamo bisogno di una vera tastiera. Non ci sono troppe tastiere nella nostra musica, quindi a volte usiamo solo il computer. È molto facile, ma di sicuro non c’è nient’altro che viene dal computer, visto che suoniamo davvero dal vivo!

A proposito… concerti… quali sono i progetti per tornare sul palco dopo covid19?

Appena saremo liberi da questo virus torneremo. Secondo me non ha senso uscire a settembre o ottobre se le cose non sono ancora risolte. Torneremo nel 2021 con i MotorJesus e inoltre stiamo già scrivendo nuove canzoni. Forse nel 2022 potremo accordarci per un nuovo album, ma se per qualche motivo non potessimo suonare così tanto dovremmo pubblicarlo già la prossima estate ahahah!

Se poteste scegliere 3 vostri album… quali dovrebbero essere e perché?

Sceglierei assolutamente Excalibur come il nostro album classico e con un buon concept. Poi prenderei The Grave Digger con lo stesso titolo perché è un album molto dark con un concept degli anni ’70 di Edgard Allan Poe e sicuramente questo ultimo disco per questa ben fatta rappresentazione della storia scozzese.

Sentiti libero di chiudere l’intervista Chris…

Spero che tutti stiano bene, soprattutto in Italia, visto che avete avuto tanti problemi… E spero di poter tornare l’anno prossimo in tour e di vedervi molto presto. Stay metal nel frattempo e godetevi l’album.

 

 

 

 

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