THE DEAD DAISIES – Doug Aldrich


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THE DEAD DAISIES : GROOVING WITH STYLE

The Dead Daisies

Pochi giorni prima dell’uscita del nuovo disco dei The Dead Daisies, abbiamo contattato Doug Aldrich al telefono per parlare del nuovo disco Holy Ground. Il chitarrista ci ha raccontato un po’ di cose della band in nuova formazione con il nuovo ingresso di Glenn Hughes, all’oscuro (o forse nascondendo bene) della prossima uscita del compagno d’armi e amico inossidabile Deen Castronovo dietro le pelli. In effetti, nella domanda sulla formazione stabile, l’abile chitarrista non si è dato per certo nell’affermare che finalmente avremmo potuto godere di questo incredibile combo. Ma state tranquilli. Clufetos non è certo un rimpiazzo da poco e aveva già avuto a che fare con la band in precedenza!

Hey Doug, come stai? Tempi duri sia in Italia che Stati Uniti.. tra covid e casini politici non siamo messi molto bene eh!?.

Si anche qui a Los Angeles non siamo messi bene. Negli Stati Uniti dicono che stia morendo una persona ogni 6 minuti. E’ una pazzia e spero di uscire presto da questo casino e tornare alla normalità. Siamo molto fortunati di aver questa opportunità di poter uscire con nuova musica e spero anche di poter tornare presto a suonare. E’ un periodo davvero difficile per tutti, non solo per le band e i musicisti, ma per tante persone. E abbiamo bisogno di musica per tornare di nuovo felici e alla normalità.

Sono molto entusiasta e curioso di sapere di più sui The Dead Daisies. Il disco mi è piaciuto tantissimo e il sound è pazzesco. Vorrei partire a parlare di Glenn Hughes. Un bel colpaccio. Avete scioccato tutti con questa notizia. Molto diverso dal lavoro di Stevens e Corabi. Come siete arrivati a lui e quanto pensi sia cambiato il sound dei The Dead Daisies?

Tutto ha preso forma quando Corabi decise di concentrarsi sulla sua carriera solista. Sono molto contento per lui e per quello che sta facendo. Stavamo dunque pensando a chi potesse essere disponibile e fare al caso nostro. Non avevamo minimamente idea di rimpiazzare Corabi. L’intenzione era più quella di seguire una nuova strada. Anche prima di me la band aveva già un’ottima fan base. Sai, per le persone a volte un cambio è una situazione difficile da accettare, ma ci sono anche degli avvicendamenti necessari e ben voluti come penso questo sia il caso. Questa era la nostra prossima formazione, così come i Deep Purple hanno avuto le loro divisioni in Mark I, Mark II, Mark III… penso che questo si possa definire una sorta di nostro Mark IV.

La voce di Glenn anche in questo caso è veramente rock, ma devo dire che anche le linee di basso sono piene e davvero speciali. Quanto è stato importante il suo contributo per la band specialmente in fase compositiva?

Glenn è davvero grande. Ci piace il suo modo di scrivere e ora con lui abbiamo una nuova direzione e un nuovo modo di comporre. Prima del suo arrivo ci siamo seduti con il nostro produttore riflettendo sulla situazione. Poi lo abbiamo chiamato e gli ho detto che forse era arrivato il momento di fare musica assieme, così lo coinvolsi nel nostro progetto. E’ stato bello vedere la nostra musica prendere forma grazie al suo contributo. Dopo avergli fatto avere una demo abbiamo visto cosa e come era in grado di fare per i The Dead Daisies e ora ho una visione chiara di come lavorare con lui. Anche David Lowy è molto veloce e un grande talento nello scrivere musica. Siamo finalmente una vera band.

Tu sei entrato nel 2016. Quanto è cambiato il sound dei The Dead Daisies da allora? Chi erano i TDD di ieri e chi sono quelli di oggi?

Quando entrai io, dovevo ricoprire il ruolo di Dizzy Reed Dei Guns ‘n Roses. C’era bisogno di sostituire la tastiera con più chitarra e di un semplice sound heavy rock. Solo del buon rock con le influenze di Ac/Dc e Guns ‘n Roses. Quello era il piano. Ora con il nostro produttore Marti Frederiksen abbiamo scelto una nuova via e un musicista così groove come Glenn ha fatto naturalmente la differenza. Lui riesce a introdurre elementi funk o R&B con la sua voce ed eravamo pronti per trasformarci e cambiare vestito. Il groove è un elemento che ci caratterizza oggi e certi brani sono davvero catchy. Quando Glenn ha iniziato a cantare sui nostri pezzi ero così emozionato… Io gli ho dato la nostra musica e lui ha realizzato qualcosa di davvero concreto e molto più pesante rispetto ai nostri dischi precedenti… e anche molto diverso.

Come vi siete trovati a lavorare con lontananza e ai tempi del coronavirus. Dimmi di più sulle composizioni e sulle registrazioni del vostro “Holy Ground”!

Si beh.. è interessante. Devo prima darti il background della situazione. Avevamo finito il disco prima che iniziasse la pandemia. Glenn è entrato nella band ad agosto del 2019 e avevamo già tanto materiale, così a novembre abbiamo potuto registrare l’album presso i Fabrique Studio (a St. Remy in Francia – provenza nda). Ci siamo andati tutti assieme e abbiamo vissuto, dormito e mangiato sotto lo stesso tetto, tutti assieme. Per Natale 2019 avevamo il disco pronto e all’inizio del 2020 ci siamo visti a Los Angeles con il nostro produttore per il mixaggio. Per febbraio eravamo praticamente pronti e la casa discografica aveva previsto di uscire a marzo. Purtroppo con la pandemia abbiamo iniziato a posticiparlo sempre più fino alla decisione di uscire oggi, nella speranza di poter promuovere il disco almeno in estate. Intanto sicuramente i fan possono ascoltare il disco e farsi un’idea del nuovo sound.

La band è nata grazie a David Lowy e la line-up ha subito dei cambi totali. Oggi possiamo sicuramente classificarla un supergruppo. Come siete arrivati a questa formazione e pensi che oggi sia stabile o ci saranno quasi sicuramente delle evoluzioni in futuro?

Con questa band un’evoluzione è sempre in agguato, ma per il futuro mi aspetto una formazione solida. Siamo molto felici di questo materiale e di come sia venuto fuori il disco. Vogliamo fare un bel tour di promozione e andare avanti anche se ancora non ci sono piani chiari per il futuro. E’ difficile prevedere cosa potrebbe succedere. A volte le persone cambiano. Ci sono problemi, famiglia e tanti altri imprevisti per cui non posso darti garanzie, ma siamo una famiglia ora e spero che le cose siano assestate almeno per un po’, come ti dicevo, nella nostra evoluzione al momento siamo arrivati al nostro Mark IV. (notare che l’intervista è avvenuta poco prima che Castronovo dichiarasse l’uscita dalla band, nda)

Il vostro sound è puro Hard Rock, tuttavia mi permetto di dare una definizione di professional rock. Un rock adulto, maturo per chi ha bisogno di qualcosa ben suonato e ben prodotto, appunto professionale e con stile. Come pensi di poter etichettare questo album e che tipo di fan ti aspetti?

Beh i nostri fan sono cambiati molto negli ultimi 5 anni. Mutando il sound, è normale. Spero che in molti apprezzeranno il nuovo lavoro e sono sicuro che arriveranno molti fan di Glenn senza dubbio. Hai ragione. E’ un sound maturo, un rock pesante e penso che piacerà ad ascoltatori di Black Sabbath, Whitesnake, Deep Purple.. in fondo è qualcosa di nuovo anche per me e per il mio modo di suonare.

Hai anche i Revolution Saints con Deen e il nostro Alessandro Del Vecchio.. Quanto è diverso per te lavorare, specialmente con Deen in due contesti così diversi?

E’ fantastico. I Revolution Saints sono un progetto essenzialmente di Deen dove appunto lui canta e suona la batteria. Mi chiese di prenderne parte e accettai subito. Ero ancora nei Whitesnake allora. La casa discografica (la Frontiers Music nda) chiese di poter realizzare questo progetto e decisi di alleggerirmi dai Whitesnake per aprire altre porte alla mia carriera artistica. Il futuro era a mio favore e questo fu ancora prima dei The Dead Daisies naturalmente. Non c’erano piani precisi. Alessandro è un grande song-writer e amico e anche se non una vera e propria band, per me è un progetto molto importante e sono stato contento di esserne coinvolto, forse come session. Ancora non ho piani specifici.

Avevate schedulato diversi concerti. Vi aspettavamo anche in Italia, ma ho visto che oltre alcuni festival, tutto è stato posticipato con data da destinarsi. Puoi anticiparmi qualcosa di buono?

Ehh cosa dire! E’ più probabile che avremo pronto un nuovo disco dopo il periodo della pandemia! Abbiamo già scritto diversi brani per il futuro e abbiamo belle idee.. David sta lavorando duramente in questi periodi. In ottobre ci siamo incontrati per delle prove con la band e dopo 10 mesi stavamo pensando a dei concerti. Purtroppo ora non è ancora possibile. Dal vivo probabilmente potremo proporre sia vecchio che nuovo materiale, ma ancora i piani del quando non sono chiari. Come fan della musica non vedo l’ora di tornare anche a vedere concerti. Ne vedo circa una decina all’anno e l’ultima volta sono stato a vedere i Rolling Stones a Los Angeles. Spero che l’estate sia salva e ci permetta di suonare ed andare a vedere concerti. Prometto anche che stiamo considerando l’Italia.

Holy Ground è un titolo che può nascondere molto. Cosa c’è di più in queste due parole e cosa mi puoi dire dei messaggi inclusi nei testi?

Adoro i testi trattati da Glenn. Non sono sempre sicuro dei loro significati e per mia stessa decisione non sempre chiedo di sapere tutto ciò che c’è dietro. In Holy Ground personalmente ci voglio vedere la mia anima e la mia famiglia, tutto ciò che nel mio mondo è connesso a ciò che mi è caro, ma per altri potrebbe essere legato ad una relazione, ad un periodo particolare, un mattone nella costruzione di una casa. Può avere una diversa interpretazione e questo mi piace molto. Puoi pensare di essere sopravvissuto alla pandemia o un cambiamento di una situazione molto particolare. Anche tornare a vivere dopo una brutta relazione. Il significato è aperto all’ascoltatore e come il titolo, così anche i testi.

Sono consapevole che per un’artista siano periodi davvero difficili. Cosa puoi vedere nel futuro della musica rock, per questo 2021 iniziato da poco?

Beh prima di tutto spero che potremo uscire da questo virus, fuggirne e non pensarci prima. Ci sarà sicuramente bisogno di completare i vaccini e forse ci servirà per poter viaggiare così come oggi serve il vaccino per poter andare in Sud America o in Africa o in tanti posti nel mondo. Forse avremo bisogno del vaccino covid per poter viaggiare di nuovo. Tutti hanno bisogno della musica, almeno al 99%. Conosco davvero solo una o due persone che non ascoltano musica. Per tutti gli altri è normale cominciare a pensare di tornare alla vita di prima e a ciò a cui eravamo abituati, sperando di aver imparato qualcosa da questo periodo e anche poter affrontare meglio situazioni simili in futuro. Spero che presto torneremo a vivere i palchi e la musica come abbiamo sempre fatto…

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