MEMORIAM – Karl Willetts


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MEMORIAM : IN LOVELY MEMORY

La giornata certamente è nefasta. In mattinata veniamo a sapere della morte di L. G. Petrov degli Entombed, e molti pensieri tristi affiorano nella nostra mente. Non sarà facile affrontare un’intervista con un’altra icona del death metal proprio stasera. I Memoriam nascono come tributo alla morte del batterista dei Bolt Thrower, Martin Kearns, scomparso prematuramente nel 2015 e oggi, Karl Willetts ha appena perso un amico. Ma la vita va avanti. Deve andare avanti per cui mi armo delle mie domande e cercherò di fare del mio meglio per parlare di musica, l’unica cosa che, da immemore tempo, ci fa stare a tutti meglio, ci risolleva e ci allevia i dolori. Così grazie al progresso, mi sistemo nel mio studio per fare una chiacchierata faccia a faccia con Karl, leader e mastermind dei Memoriam. Per gli inglesi è l’ora del thè, o in questo caso, per Karl, di una birra. Mi sono trovato davanti ad un chiacchierone da competizione, molto ottimista e positivo nonostante il periodo in cui viviamo e quanto successo oggi; una persona con cui non solo è un onore parlare, ma è davvero stimolante e piacevole, nonostante il pesantissimo accento di Birmingham, di non facile comprensione. Ecco a voi quanto posso trasporre della mia chiacchierata con Karl Willetts! E invece qui ritrovate la recensione a cura di  ZZ.

Vorrei iniziare con una domanda quasi obbligata. Cosa avete perso con l’uscita di Andy e cosa avete guadagnato con l’entrata di Spike, sia musicalmente che personalmente?

Un punto interessante per iniziare… ci sono stati molti cambiamenti. Certo volevo stare in una band con i ragazzi con cui avevo iniziato… E’ stato difficile vedere Andrew Whale uscire dalla band. La parte sociale per me è molto importante, specialmente se si tratta di andare in tour, fare musica, e nella normalità, quindi perderlo come componente della band è stato difficile per entrambi ma doveva succedere. Ha avuto un problema alla spalla con un infortunio in agosto e non poteva fisicamente suonare la batteria… ci trovavamo in studio 6 mesi prima di registrare l’album e mi ha detto davvero che non poteva guarire. Il suo infortunio potrebbe richiedere un mese o forse tre o un anno o forse non potrà mai guarire completamente.
Avevamo tutto programmato in studio, uno studio molto popolare e potevamo perdere soldi per rimandare tutto. Ora Andrew si sta esercitando e si sta concentrando sul suo recupero. Avevamo bisogno di chiamare un altro batterista e Spike è stata una scelta ovvia per noi… era in contatto con Frank come batterista per il suo Sacrilege. Aveva davvero un buon curriculum e lo abbiamo preso a bordo anche se non avevamo mai suonato con lui prima, ma quando l’abbiamo sentito interpretare la nostra musica abbiamo visto quanto sia riuscito a sistemare tutto in un altro livello; ha fatto davvero un ottimo lavoro e vogliamo poter fare di più con lui nelle sessioni live e forse nel prossimo album anche se non è il nostro batterista fisso. Tutto il nuovo disco è basato molto sul suo drumming e siamo davvero soddisfatti del suo lavoro. E’ davvero un batterista incredibile. Lavorare con Whales potrebbe accadere di nuovo di sicuro, forse in un’altra band in futuro, dato che è il mio migliore amico, ma per il momento il nostro batterista sarà Spike.

Come registrate di solito? I vostri album hanno un suono molto pulito, in linea con le produzioni moderne. Raccontaci qualcosa delle sessioni in studio. Qualsiasi cosa tu abbia voglia di dire.
Direi che è stato molto diverso rispetto al passato – Non siamo una band da tour. Suoniamo solo nei fine settimana. Una o due volte al mese molto regolarmente. Di solito siamo impegnati a lavorare molto per le nostre canzoni, e siamo soliti fare molte prove per preparare i nostri spettacoli – di solito quando dobbiamo registrare l’album fermiamo i nostri concerti e ci concentriamo sull’album prima di arrivare in studio. Ci addentriamo anche nei testi più o meno vicino al momento della registrazione e a volte scriviamo testi e musica allo stesso tempo. Questa volta è stato molto diverso senza la distrazione di uscire e suonare concerti ogni fine settimana. Marzo 2020 il mondo si è fermato e abbiamo avuto molto tempo per concentrarci sulla musica e sui testi. Li ho scritti più e più volte prima di uscirne con quelli perfetti. Ho fatto un sacco di demo che ci hanno permesso di essere davvero preparati questa volta e quando siamo arrivati in ottobre per registrare eravamo veramente molto più preparati e siamo davvero felici che anche se abbiamo dovuto affrontare questa enorme globale e catastrofica pandemia, dove molte persone sono morte, dall’altra parte abbiamo avuto la possibilità di fare cose in un modo totalmente nuovo. Il programma per lo studio era assolutamente perfetto. Eravamo circoscritti in ottobre, ma abbiamo potuto andarci comunque per “lavoro” e tenendo le distanze nel nostro rispetto. È stato un bel periodo interessante per noi.

Entriamo nei tuoi testi… in passato, specialmente i tuoi testi hanno sempre affrontato temi come la morte, la perdita, la guerra e in qualche modo la politica… che mi dici di questo nuovo? Mi pare che si tratti ancora di una trilogia…
Quando abbiamo finito il nostro ultimo album siamo arrivati alla fine della nostra storia con “Requiem For Mankind”, e anche quella era una trilogia. Nel primo album c’era molto dolore perché ero ancora immerso nella perdita di Martin (Kearns, batterista e amico di Karl, entrambi musicisti nei Bolt Thrower; deceduto nel 2015 nda) nello scrivere i testi in quel periodo e sicuramente tutto si è evoluto con le emozioni di quel tempo. Questo “ciclo di morte” dovrebbe essere finito con il disco precedente. Il protagonista principale della triologia è sempre stata questa bara che finalmente è stata portata a terra, quindi stavo pensando dove questa storia potrebbe andare a finire. È una storia forte e c’è ancora molto che avrei potuto raccontare. Così in questo caso ho pensato ad una sorta di prequel, concentrandomi su un “ciclo di vita”. Questo album “To The End” è come punto nel tempo, appena prima del primo album… la grande battaglia di “For The Fallen” alla fine della vita di questo personaggio. Abbiamo ancora molte cose su cui concentrarci.

L’artwork è di nuovo di Dan Seagrave ovviamente come il precedente…! Artista incredibile… tutte le sue copertine sono una sorta di opere d’arte…
Sì… Dan Seagrave non è assolutamente secondo a nessuno nella sua arte. Siamo molto fortunati ad averlo a bordo. Ogni volta si mette automaticamente alla prova per fare qualcosa di più per i suoi standard ed è molto critico con sè stesso. Non posso sempre realizzare cosa verrà fuori fino a quando non vedo le sue opere, e anche questa volta non ho potuto essere certo del risultato fino alla fine di agosto, quando abbiamo parlato con lui e dopo aver visto quello che ha fatto. E lo ha fatto alla grande e in tempo. I primi tre album sono stati davvero grandiosi e oscuri. A questo punto della nostra vita ci allontaniamo dal nostro sentimento di dolore e lutto. Anche se tutto è ancora lì. Mi sento molto colpito da quanto è successo anche oggi e sono così triste per la perdita di L.G. (Petrov degli Entombed, morto esattamente il giorno dell’intervista nda)… mi sento davvero sconvolto, ma è successo e non c’è niente che possiamo fare. Dobbiamo affrontarlo. Proprio oggi ho provato a trovare alcune foto con L.G. – stavo guardando ed ero incredibilmente triste… ma è la vita.
Questo album penso che sia molto più speranzoso, perché passando attraverso questa esperienza del coronavirus e in tempi di isolamento, si possa riflettere una forma di speranza e di vita. Questo personaggio centrale simboleggia una forma di vita e di energia e sullo sfondo c’è questa luce che spunta alla fine di questo tunnel buio, quando l’umanità tornerà alla normalità. Mi piace pensare che potremo tornare presto alla nostra normalità…

La guerra in particolare è sempre così presente nei tuoi album e nei tuoi testi… sei collegato a qualcosa di reale e concreto o in qualche modo a qualcosa di più astratto?
E’ una storia a parte, ma molto legata al mondo reale circostante. Traggo spesso riferimenti dal mondo circostante e scrivo come da una prospettiva in terza persona o da un punto di vista assurdo. Forse sto invecchiando o sono più sicuro nel mio approccio alla scrittura e molte volte con i Memoriam mi piace trarre riferimenti dal mondo reale nel solito mio tema della guerra. Come paroliere cerco sempre di dire qualcosa sulla mia vita e i miei ideali. Uso sempre la guerra e la battaglia, così come la vita in generale come tema principale, ma sicuramente sono collegati alla vita normale dove ogni volta lottiamo per sopravvivere, per esistere e in questo tipo di tematica, ci metto anche un po’ del mio lato politico. Tutta la nostra vita normale è una lotta nel pagare le bollette o per andare a lavorare. Con questo nuovo album c’è stato un momento in cui ho impostato tutti i testi ed ero molto consapevole di ciò che sta accadendo nel mondo di oggi – di questo continuo aumento di forza di politici come Putin o Trump, il controllo delle persone che è molto forte oggi specialmente qui nel Regno Unito con questo tipo di aumento del potere nazionalista – sono molto antifascista nei testi – bisogna confrontarsi con gli effetti negativi di ciò che sta accadendo oggi. La Brexit è argomento di attualità nella mia vita ha anche effetti molto negativi. Anche l’enorme problema con il Black Life Matters e l’assassino di George Floyd sono venuti alla mia mente e hanno galleggiato nei testi in qualche modo in questo nuovo album. La prima bozza dei testi era tutta troppo politica. Va bene, ma avendo tempo, ho voluto bilanciare un po’ il tema e ho corretto un po’ i testi per mantenere una sorta di continuità con gli altri album, ma sicuramente ci ho messo dentro molto di tutto questo. I temi dei testi sono in generale politici e parlano della vita normale e ci sono specialmente due canzoni in questo album che hanno contribuito a renderlo davvero forte con i significati. Parlavo della vita e della morte, del dolore e della tristezza in passato. I testi di questo album possono essere riassunte in tre punti: politica, guerra e vita in generale.

Come sono nate canzoni come “Each Step (One Closer To The Grave)” e “As My Heart Grows Cold”? Sono pezzi che ci hanno incuriosito particolarmente.
Sono esattamente le due canzoni di cui parlavo che parlano della vita. Queste canzoni, secondo me, sono probabilmente le mie preferite perché sono davvero molto diverse dalle altre di questo album e anche da altre che abbiamo registrato in passato. Ci mettiamo costantemente alla prova e non abbiamo limiti. Possiamo fare quello che vogliamo con i Memoriam per davvero e l’abbiamo fatto da quando abbiamo iniziato. La parola che può descrivere al meglio questo album può essere: diversità. Abbiamo cercato di fare una sorta di brani di doom metal epico che è qualcosa che davvero non abbiamo mai tentato prima. Sono un vero fan dei Candlemass, dei Trouble e di tutti quei gruppi e non abbiamo mai avuto la possibilità di fare qualcosa del genere prima. Scott era consapevole di poter fare dei riff come quelli e l’ha fatto. Per noi è un po’ difficile e lo è stato anche per me dato che di solito cantavo nel nostro sound old school death metal e per me è sempre stato il modo più facile. Mi ci è voluto molto tempo per lavorare su quel tipo di canzoni e ancora oggi sto imparando a cantare in un modo diverso. Questo rende tutto così eccitante… “As My Heart Grows Cold” è probabilmente la mia preferita; una vera e propria canzone epica e malinconica sulla vita, sul dolore e sulle esperienze che tutti noi abbiamo vissuto. Un tributo alle nostre vite, una celebrazione della vita attraverso il death metal!

Non è una novità per chi ti segue che sei un grande fan del vecchio punk e del crust… quanto di questa musica pensi sia possibile trovare nei Memoriam, e in quali canzoni in particolare, secondo la tua opinione?
Sono sicuramente un vero appassionato dei Killing Joke e probabilmente lo si può trovare in alcune canzoni. “Mass Psychosis” può essere una canzone che va davvero in quella direzione per questo album, ma ci sono queste influenze anche in altre canzoni dove si può sentire quel suono punk/crust che è parte di me e della mia identità e riflette chi sono… si attorcigliano e girano in molte canzoni. Quel tipo di musica è quello da cui veniamo io e Frank, e anche Spike. Sarà sempre presente nella musica che creo. Vorremmo fare un album di cover di canzoni che ci hanno ispirato. Abbiamo sempre voluto farlo fin dall’inizio ma c’è ancora molto tempo per farlo. Ora abbiamo ancora un paio di album per finire questa nuova trilogia appena iniziata e chissà quanto ci vorrà. Abbiamo tutti un tempo limitato su questo pianeta, la vita è breve quindi dovremmo goderci quello che faremo ora. Bisogna essere ottimisti, si impara e si ottiene. Per noi è bello uscire e divertirci suonando con i ragazzi.

La scena death metal è ancora molto attiva e prolifera. Cosa ne pensi di quello che il death metal sia in grado di dire oggi rispetto al passato?
Mi piace ancora ascoltare molto death metal. E’ un bene che siamo ancora tutti qui; ci rifiutiamo di andare in pensione. Ci piace fare quello che facciamo e non vogliamo rinunciare. Tutte le band della mia generazione sono ancora là fuori e fanno un sacco di cose nuove. È bello vedere che abbiamo ispirato la generazione prima di noi. C’è una nuova scena emergente che sta arrivando con la propria identità ed è davvero bello – è così che la musica cambia e ne ha bisogno. Questo nuovo genere non fa davvero per me, ma va bene. Senza di loro non potremmo fare quello che facciamo ora. I nuovi generi per il metal e per il metal estremo in generale è ciò che mantiene viva la scena. Che possa prosperare a lungo.

Oggi è molto più difficile lasciare un segno con un nuovo album… pensi che questo possa essere collegato all’evoluzione della musica o alle nuove forme di diffusione della musica come piattaforme mediatiche?
30 anni fa quando abbiamo iniziato era tutto molto limitato ed era tutto basato sul tape trading con invio per posta. Ricevere piccoli pacchetti da ogni piccolo angolo del mondo ti connetteva ad altre persone che cercavano le stesse cose. Questo era il modo di diffondere la musica. Era così speciale. Oggi è tutto molto difficile. Ci sono migliaia e migliaia di band oggi e tutti possono essere in una band. Abbiamo un’enorme quantità di musicisti con molta concorrenza ed è davvero molto più difficile distinguersi dalla folla, quindi per quanto ci riguarda è davvero più problematico ora. Devi lavorare duro e imparare di più anche per i concerti… oggi tutto è istantaneo e funziona, ma bisognerebbe fare tutto correttamente. La cosa buona è che ci sono molte buone band là fuori oggi, ma con i social media devi capire e scegliere cosa vale la pena ascoltare. È difficile. Certo, lo era anche in passato, forse solo in modo diverso. Oggi tutto è online e si ha un quadro completo di molte band ma è più facile prendere solo un paio di pezzi e giudicare, mentre in passato era più normale ascoltare un intero album prima di capire se ti piaceva un gruppo o meno. Ehhh certo che è difficile oggi, la pazienza è una virtù.

Ok Karl, penso che tu mi abbia detto davvero molto, quindi le ultime parole sono tue…
In chiusura – ringrazio te Ivan per il tuo tempo e tutti i nostri fan. Siamo molto consapevoli del supporto dei nostri ragazzi in Italia e siamo molto intenzionati a venire a suonare dalle vostre parti. È già tutto pianificato nella nostra agenda. Vorrei dedicare le ultime parole al mio amico L.G. – è un giorno molto triste oggi per la razza umana! Perdere una tale leggenda, un ragazzo così gentile, tutti quelli che lo conoscevano possono dirlo, i miei pensieri sono per lui, i suoi amici e la sua famiglia e vorrei alzare un bicchiere per te L.G. ovunque tu sia e non vedo l’ora di incontrarti dall’altra parte a condividere più birra con te.

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