NECRODEATH – Intervista


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NECRODEATH – Deframmentando la Storia

Siamo a San Marino. Difficile crederlo, ma stiamo vedendo un concerto all’estero! Scherzi a parte, prima calata nella “Terra della Libertà” per i Necrodeath. Ci eravamo fermati alla riedizione del secondo disco Fragments Of Insanity risuonato interamente per l’occasione, in nuova formazione, e abbiamo voluto parlarne con Pier Gonella, Flegias e Peso. In questi pochi ma essenziali minuti prima di salire sul palco, i Necrodeath si raccontano al nostro Ivan Gaudenzi, curioso di poter parlare ancora una volta con una band italiana di vero orgoglio nazionale.

NecrodeathCosa sono stati per te dischi come “Into The Macabre” e “Fragments Of Insanity”, antecedenti al tuo ingresso nella band?

Pier – Io, che sono entrato con Draculea nel 2006, i primi due album li ho vissuti da fan. All’epoca giravano le audiocassette e ancora non si capiva se fossero italiani o stranieri. Magari ascoltavi Slayer e Sepultura e dischi come questi erano un bel compromesso. Li ho vissuti davvero come fan e avvertivamo questa sonorità nuova e questo sound estremo e caotico, geniale soprattutto per l’Italia. Anni dopo ti ritrovi all’interno della band e sembra una cosa surreale.

Parliamo invece di “Mater Of All Evil”, un disco importantissimo per il ritorno dei Necrodeath, quelli che oggi tutti conosciamo e hanno confermato l’inizio di una carriera ormai diventata storica – era il 2000.

Flegias – Innanzitutto, sigilla la mia antica amicizia con Peso in quanto amici già di vecchia data e il fatto che mi abbia chiamato a far parte di questa reunion aveva quasi dell’incredibile. Anche io, come Pier, ero un fan dei Necrodeath per cui questo album ha davvero sigillato il mio ingresso vero e proprio nella band e lo considero come un primogenito. A distanza -ormai dal 2000- sembra che sia stato uno dei dischi più apprezzati della nostra carriera, oltre ovviamente ad Into The Macabre che è una pietra miliare. Sono super orgoglioso di quel disco. Certo che con il controllo della voce che ho oggi avrei cambiato qualcosina ma se è piaciuto così evidentemente andava fatto così.

 

Siete usciti nel 2019 con “Defragments Of Insanity”… Dove siamo rimasti? Eravate in tour? Cosa vi ha fatto perdere questa pandemia?

Peso – Il covid ci ha stoppato con l’EP Neraca.. con Defragments abbiamo voluto dare lustro a questo disco che non era più disponibile e non avevamo più neanche i master nelle nostre mani per fare ristampe. Abbiamo deciso di ri-registrarlo consci che lo zoccolo duro, senza Igor, senza Claudio alla chitarra e Paolo al basso, forse avrebbe storto il naso, ma ci sarebbe piaciuto poter far ascoltare quel disco ai fan più giovani. Da parte mia, ma parlo per tutti, sono molto orgoglioso di aver riportato alla luce questo disco, che suona ancora molto attuale nonostante fosse stato scritto negli anni ’80 e questo dovrebbe far pensare come il trademark Necrodeath non è mai troppo cambiato. Potrebbe essere un disco di inediti di oggi. Ci siamo posti con estrema riverenza comunque all’originale, non cambiando la struttura delle canzoni bensì registrandolo nuovamente con l’attuale formazione.

Cosa avete guadagnato invece? Siete riusciti a scrivere nuova musica?

Peso – Non siamo stati con le mani in mano. Non stiamo mai con le mani in mano. Però tutta roba su cui ancora stiamo lavorando e vorremo arrivare al 2022 per vedere cosa fare di tutto questo lavoro. E non parlo solo di composizione musicale. C’è un altro progetto che sta partendo e spero di potervi dare presto conferma di quanto vorremmo fare.

Avete la fortuna di essere molto apprezzati in Italia e infatti siete molto richiesti a suonare. Un nome, una garanzia. Che percezione avete dei fan italiani?

Peso – Suoniamo tanto in giro e ci fa piacere che le richieste arrivino. Sembra che si stia ripartendo, ma ancora non è proprio così. Anche oggi abbiamo dovuto fare una riunione per capire come gestire altre due richieste arrivate in settimana. Questo straccio di nome che abbiamo sta funzionando ancora oggi dopo più di trentacinque anni e in un periodo così particolare come questo. Oggi non possiamo fare programmi a lunga scadenza ma dobbiamo vivere alla giornata, perché può saltare una data all’improvviso e magari ne salta fuori un’altra per via delle restrizioni. Bello che non si sia bloccato questo meccanismo dopo un anno di attività bloccata; poteva rimanere ancora così a lungo.

E all’estero, dove avete più richieste?

Peso – All’estero abbiamo suonato un po’ in tutta Europa, a parte Islanda e Slovacchia, e sono state tutte belle esperienze; faticose ma belle. Vedremo dove ci porterà il futuro.

Siete sempre stata una band difficilissima da etichettare. Fuori dall’essere un genere estremo avete elementi black, death e thrash. Come venite considerati in genere e questo è un bonus o un malus nell’abbinamento ad altre band nei concerti?

Va benissimo tutto. Quando presento il mio gruppo a chi non sa chi siamo, dico sempre che suoniamo musica estrema. Gli addetti ai lavori tendono ad essere sempre più specifici. Tendiamo indipendentemente ad avere il nostro trademark e cerchiamo di essere riconoscibili in un mondo sempre più ricco di gruppi di questo genere. Cerchiamo di fare quello che il nostro estro ci tira fuori ed evidentemente va bene in tante situazioni diverse.

Oggi cosa manca alla musica? Oltre l’old school di livello come voi, i Sadist, Death SS e tanti altri.. Ci sono gruppi nuovi degni di considerazione nella nuova scena o ci stiamo perdendo?

Pier – forse metà e metà. Grazie al progresso, oggi è più semplice gestire i dischi delle band. Si scarseggia un po’ invece nella personalità. Si riprendono cose già fatte in passato, ma dedicandosi sempre meno tempo e meno impegno in generale. Quando suoniamo veniamo a contatto con tante band e quelle che ci stupiscono di più sono quelle che, invece di partire con il solito e scontato blastbeat, magari vengono fuori con qualcosa di più personale, di più originale. Questo è forse quello che manca oggi alla scena odierna. Ci auguriamo che possano in tanti distinguersi dalla massa. Invece, nei nomi grossi e vecchi, siamo molto affezionati a certi nomi come gli Slayer che sono sempre stati fedeli al loro genere fino all’ultimo e hanno sempre dato il massimo. Anche Kreator, Pestilence: ottimi anche nelle ultime produzioni. Poi, certo, ognuno può essere legato al suo album preferito. Stessa cosa per un fan dei Necrodeath che magari ti cita Mater Tenebrarum oppure Fragments From Insanity.

La digitalizzazione della musica ha portato ad un nuovo modo di registrare, portare la musica sul palco e tante altre cose. Si è perso un po’ l’organicità di una volta a scapito di una qualità diversa. Cosa ne pensi? E com’è nelle registrazioni dei Necrodeath?

Peso – sono completamente contrario a queste esecuzioni perfette che sentiamo da disco e non sono poi le realizzazioni che sentiamo dal vivo. Invito davvero tutti a registrare come si è capaci di suonare, anche a costo di restare al disotto del livello che si vorrebbe raggiungere, ma almeno si è reali e sinceri. Non ne posso più sentire cose troppo perfette e ho bisogno di andare ad ascoltare i vecchi lavori di Kreator, Possessed, Celtic Frost e Voivod, dove c’erano anche errori registrati ma c’erano grandi idee e quello che si sentiva su disco lo ascoltavi poi dal vivo. Siamo nel 2021 e anche noi ci facciamo aiutare dalla tecnologia ma, specialmente nelle ultime produzioni, cerchiamo di abusarne il meno possibile. Abbiamo tolto trigger, metronomo e tante cose perché quello che senti suoi nostri dischi, noi dobbiamo essere in grado di suonarlo sul palco.

Un’ultima domanda per Flegias.. Il progetto Cadaveria sta tornando.. Eravamo fermi al 2014 – cosa dobbiamo aspettarci?

Flegias – sì, siamo usciti recentemente con una serie di singoli che dovrebbero avere cadenza mensile. Abbiamo dedicato anima e corpo a questi singoli. Ognuno aveva la stessa attenzione di un album.. copertina con propria grafica, proprio video e propria produzione. È uscito ora un singolo, ad agosto, e continuiamo a lavorare in estrema tranquillità proponendo nuovo materiale. Quando abbiamo tempo di andare in studio, mettiamo insieme quello che possiamo per far uscire presto qualcosa di completo.

Volete chiudere voi l’intervista? Più che con i soliti saluti, dicendo qualcosa che manca, che nessuno vi chiede mai o semplicemente qualcosa che volete dire su di voi o su qualcuno? Insulti o complimenti: va bene tutto!

Abbiamo i nostri canali – necrodeath.net, il nostro canale YouTube – e vorremmo semplicemente invitare ad accedervi chi ancora non ci conosce particolarmente. Grazie mille per l’intervista. Andiamo sul palco tra poco e speriamo di fare un ottimo spettacolo.

Ed ecco qui il nostro caporedattore Ivan Gaudenzi con i Necrodeath – Recensione del concerto QUI.

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