DEATH ANGEL – Mark Osegueda


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DEATH ANGEL – I lupi sono tornati

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La prima volta che ho intervistato i Death Angel fu nel 2008 per l’uscita di Killing Season ed ero così emozionato che ho potuto trascrivere ben poco. Una fugace chiacchierata di poche parole, con un accento californiano davvero difficile da capire e tradurre. Lo slang, parole difficili e naturalmente una linea telefonica disturbata e poco tempo a disposizione. Oggi i tempi sono cambiati, io per fortuna sono cresciuto e ho maturato esperienza, ho perfezionato l’inglese e il progresso ha fatto il resto. Trovarsi faccia a faccia via webcam con Mark Osegueda è stato molto più rassicurante e mi ha permesso di vedere le espressioni, capire meglio ed entrare in empatia con il personaggio. Abbiamo parlato di tante cose a partire dal tour cancellato per la pandemia, dell’ultimo live streaming album The Bastard Tracks, disco di lati B suonati dal vivo senza pubblico. Si è parlato anche del precedente Humanicide e dei tempi andati. I tempi in cui il thrash metal era ancora primordiale e i Metallica facevano le prime apparizioni lasciando tutti allibiti. Prima di allora si suonava più che altro NWOBHM, ma.. beh.. vediamo assieme a Mark cosa succedeva. Buona lettura!
Click sulla copertina per leggere la recensione del disco.

Death Angel 

Death AngelL’ultima volta vi abbiamo lasciato in tour con Testament ed Exodus per la promozione di Humanicide. Avete avuto molti problemi fino a quando siete stati costretti ad interrompere il tour e tornare a casa. Cosa ricordi di quei giorni?

È stato un po’ tutto pazzesco, perché l’intero tour stava andando alla grande. Tutte le date erano quasi esaurite e non si riusciva ancora a capire se questo virus fosse più presente nei media e se la gente stesse esagerando, poi sono iniziate le chiusure e sono stati cancellati due spettacoli. Non è andata così male. Molti gruppi hanno dovuto cancellare l’intero tour. Tutti cominciavano ad avere paura quando la chiusura è stata seria. In tour è normale che qualcuno del gruppo o dei tecnici si ammali e passi l’influenza agli altri. È naturale. In questo tour abbiamo iniziato ad ammalarci. Per alcuni erano solo normali problemi di mal di gola e febbre, mentre altri sono stati infettati dal CoViD. È stato un brutto periodo per molti gruppi.

Torniamo a Humanicide. Un album più lento dei suoi predecessori. Come pensi di essere arrivato a questo suono?

Ci sono molto affezionato a quel disco. Siamo stati fortunati ad aver potuto almeno chiudere il tour di supporto all’album mentre altri stanno ancora aspettando già da ormai due anni di poter fare il tour e promuovere il loro nuovo album. Abbiamo lavorato alla scrittura delle canzoni e con Jason, il nostro produttore, per avere un suono più organico. Tutto questo ci ha aiutato ad andare ad un livello superiore, tranne per il fatto che non potevamo andare più in tour.

La copertina con i lupi sembra un ritorno ai vostri album precedenti, Relentless Retribution e The Dream Calls For Blood. Perché questi lupi di nuovo e cosa rappresentano in queste tre copertine?

I lupi in qualche modo rappresentano noi stessi. È come una battaglia in cui abbiamo combattuto e abbiamo trovato la nostra strada e stiamo ancora combattendo per rimanere forti in questa scena thrash metal. In ogni album lo dimostriamo sempre di più e sopravviviamo ad ulteriori stagioni, continuando a combattere. Siamo anche sopravvissuti ad una pandemia! E ai fan sono piaciuti questi lupi e sono stati molto contenti di poter vederli di nuovo su questa nuova copertina. Abbiamo realizzato le prime due, poi abbiamo avuto la falena della morte su The Evil Divide e mi è piaciuto molto quel disco, ma quando i lupi sono tornati di nuovo i fan hanno avvertito una sorta di familiarità con la cosa e penso che abbia funzionato molto bene.

Torniamo all’anno scorso, quando avete pubblicato l’EP Under Pressure. Perché quella canzone e perché uscire con un singolo? Forse troppo presto per un album? Come è stato difficile confrontarsi con due voci diverse e storiche come Mercury e Bowie?

È stata un’idea di Rob. Be’, era un periodo in cui non potevamo muoverci ancora per la pandemia e non potevamo nemmeno andare al nostro studio per le prove, dato che era chiuso, quindi non potevamo suonare con Will e i ragazzi, così andavo di nascosto a casa di Rob che ha il suo studio privato. Mi ha chiesto di fare un EP acustico assieme e così abbiamo lavorato sulla nostra nuova canzone, “Faded Remains”. Era la mia prima canzone acustica, scritta esclusivamente da me. Quando Rob l’ha sentita ha trovato in qualche modo il suono simile ad Under Pressure e ci è venuta l’idea di provare a farla. Certo, per me è stato strano, nessuno riesce a fare quello che faceva Freddy, ma poi abbiamo trovato la maniera. Il testo era perfetto per il periodo e noi adoriamo i Queen e David Bowie, quindi spero che alla gente piaccia.

Ok, oggi abbiamo The Bastard Tracks. Un’idea davvero carina: un concerto con canzoni che non avete suonato molto in tour. Penso che molti vorrebbero farlo ma, quando sei in tour, il pubblico chiede sempre la stessa scaletta e in più c’è sempre un nuovo album da promuovere. Come vi è venuta questa idea?

Be’, devo ammettere che non sarebbe mai uscito senza questa pandemia. All’inizio eravamo di umore molto triste, potevamo solo star lì fermi e stavamo impazzendo. Non si poteva nemmeno andare nei luoghi pubblici, tranne forse alcuni negozi, e nemmeno in sala prove, così io e Rob ci stavamo scervellando per creare qualcosa di nuovo. Abbiamo fatto l’EP acustico, Under Pressure, poi abbiamo fatto il nostro primo concerto natalizio in rete, qualcosa di nuovo per noi. I pezzi erano canzoni dei Beatles e canzoni natalizie. Di certo, non la nostra tipica scaletta. Abbiamo pensato che sarebbe passata in fretta e saremmo tornati presto in tour ma, no, questa cavolo di pandemia continuava a durare sempre più a lungo. Allora abbiamo pensato ad un altro concerto in diretta internet. Poi ci è venuto in mente che forse avremmo potuto fare qualcosa per rendere la cosa più interessante e abbiamo deciso di creare questi lati B, questi brani bastardi. L’intero concerto sarebbe stato strano, ma poi abbiamo pensato “E se facessimo un tour con del pubblico dal vivo?”. La gente avrebbe potuto pensare “Che cazzo è questa roba?”, ma abbiamo immaginato che con questa pandemia la cosa dello diretta avrebbe potuto invece essere perfetta per i fan. Il bello dei metallari è che non comprano un disco solo per via di una o due canzoni. Non vanno sulle piattaforme ad acquistare solo una canzone. Vogliono ancora ascoltare e comprare l’intero disco, il prodotto fisico e questa è una grande cosa di questo genere e questa scena. Una comunità meravigliosa. La cosa bella della comunità metal è che tutti vogliono collezionare e possedere la maggior parte dei dischi e so, essendo io stesso un appassionato di metal, che di tanto in tanto se vedo un gruppo che amo suonare brani oscuri e che non potrei mai immaginare, sicuramente mi piacerebbe averli. Sicuramente ci si esalta così abbiamo pensato che questa idea fosse giusta. Abbiamo chiesto nei social e ci siamo confrontati con la nostra lista di canzoni per capire cosa avremmo potuto fare. Metter giù una lista è stato davvero estremamente difficile e poi, quando è stata pronta, abbiamo dovuto fare i compiti a casa e suonare di nuovo queste canzoni a casa nostra perché non lo facevamo da molto tempo. Alcuni pezzi non li suonavamo dai tempi in cui li abbiamo registrati, quindi abbiamo avuto bisogno di provare e andare di nuovo in studio finché non fosse venuto fuori il suono perfetto da poter registrare. Solo allora siamo andati al locale per suonarle e salire sul palco è stato incredibile. Di nuovo con gli altri del gruppo sentivamo l’energia reciproca anche se, ancora una volta, non c’era il pubblico. Quindi è stato davvero terribile suonare e rendersi conto che quando ci si fermava non si sentivano rumori: solo silenzio. È stato piuttosto strano. Ci siamo guardati l’un l’altro pensando se stessimo suonando bene o meno, dato che non avevamo alcun riscontro, ma quando la trasmissione è andata in rete, abbiamo visto molti commenti e, a quanto pareva, l’idea era piaciuta ed è stato tutto estremamente positivo e un po’ folle. Molte persone ci hanno chiesto di far uscire il concerto come prodotto fisico in vinile e CD, così abbiamo pensato che poteva davvero funzionare. L’abbiamo messo fuori così come lo vedete ora!

Credo che tu abbia già risposto più o meno alle mie prossime tre domande, Mark.

Ahahah! Be’, sono un chiacchierone!

Se posso dirlo, forse Lord Of Hate non è così bastarda, visto che l’avete suonata 127 volte – la ventisettesima canzone più suonata nei vostri tour secondo il sito setlist.fm. Avevate bisogno di un’apertura dura e valida o cosa?

Ah, “Lord Of Hate”. Ironia della sorte, quando è uscito il nostro disco Killing Season, quella era la traccia di apertura dell’album e in quel tour abbiamo aperto ogni sera con quella canzone, quindi in tutto quel tour; probabilmente è per questo che è così in alto come classifica delle nostre più suonate. Era il brano principale di quel disco ed era davvero buono per aprire i nostri concerti, ma da quando abbiamo questa formazione, e dal 2009, non so se l’abbiamo mai suonato. Questa è forse la ragione. Sicuramente dovrebbero essere almeno nove anni che non la suonavamo.

Pubblicherete anche un DVD? Ho già visto un video di quella notte.

Abbiamo diverse uscite per questo disco. In vinile e in CD. La versione in CD ha dentro il Blu-Ray per vedersi l’intero video della serata. E abbiamo anche un altro formato in cassetta, solo perché questo formato sta andando di nuovo alla grande nella comunità metal.

Parliamo del futuro allora. Avete idee pronte per il nuovo album e il tour?

Be’, in questo momento abbiamo iniziato a scrivere nuova musica, ma siamo ancora nelle fasi molto, molto iniziali del prossimo disco. Ci sarà un altro album dei Death Angel, ma cominceremo a fare un nuovo tour in aprile negli Stati Uniti e, se tutto va bene, a luglio e agosto torneremo in Europa per un qualche festival, ma questo dipende sicuramente da questa situazione e da come andrà avanti questa pandemia. Avremmo dovuto suonare molto, ma ancora non possiamo dirlo con certezza. Quindi probabilmente è ancora presto per parlare del nuovo album.

Torniamo ai primi giorni quando eravate ancora il gruppo thrash metal esotico, filippino. Com’era suonare nella Bay Area. Dimmi qualcosa di quei giorni. Le sensazioni, come avete iniziato, quali primi obiettivi e primi concerti con altri gruppi.

È stato ovviamente fantastico essere lì allora. Essere in un gruppo come il nostro, al momento giusto, nel posto giusto. I Death Angel sono nati circa nel 1982 e hanno iniziato a suonare alla fine dell’anno. Io mi sono unito a loro nel 1984 allora suonavamo una specie di NWOBHM. Un giorno siamo entrati in un club e abbiamo visto un gruppo di cui continuavamo a sentir parlare, i Metallica, che stavano suonando qui a Berkley e siamo rimasti sconvolti. Naturalmente eravamo appassionati di gruppi come i Motörhead, ma da quando i Metallica hanno suonato in quel club abbiamo sentito un nuovo suono che era come Motörhead più punk più NWOBHM. La gente faceva un sacco di stage diving, eravamo semplicemente sconvolte e alle prove successive abbiamo iniziato a scrivere qualcosa in quello stile. Così abbiamo visto gruppi  come Exodus, Legacy (i Testament primordiali – NdS), Forbidden e tutti hanno iniziato a supportarsi a vicenda nella Bay Area, andando ai rispettivi concerti e così via. Quindi era davvero un’atmosfera incredibile. Il mio primo concerto di fronte al pubblico è stato di supporto ai Megadeth e per il mio sedicesimo compleanno ed è stato con gli Slayer in tour. Una cosa pazzesca che non puoi immaginare, che ancora mi tengo stretta e che nessuno potrà mai portarmi via.

E cosa mi dici degli anni ’90 con The Organisation e Swarm? Perché avete smesso con i Death Angel e perché avete deciso di tornare dopo? Scusa se te lo chiedo, ma ancora non mi è chiaro cosa sia successo in quegli anni.

Non fu un vero e proprio scioglimento. Abbiamo firmato un mucchio di cose che non avremmo dovuto firmare negli anni ’80. Dei tizi, degli stronzi di legali, vennero da noi e fecero parecchio casino. Naturalmente abbiamo avuto in seguito delle tensioni interne. Io ero completamente a pezzi e me ne andai con l’intenzione di non tornare mai più a suonare perché l’industria musicale mi aveva davvero incasinato di brutto. Quei The Organisation hanno suonato senza di me e di sono reinventati con un proprio stile, un nuovo nome e nuove canzoni. Non si trattava dei Death Angel. Era un gruppo completamente a parte. Poi stetti a New York per un paio d’anni. Dopo un po’ volevo ricominciare a suonare. I The Organisation si erano sciolti e così contattai Rob e diventammo gli Swarm. Era qualcosa di più rock. Mettemmo su due EP indipendenti e facemmo un tour con Jerry Cantrell in Nord America, dopodiché ci fu tutto questo casino che ci ha riportò in qualche modo alla ribalta come Death Angel. Avevamo sentito che Chuck Billy (cantante nei Testament, NdA) si era ammalato di cancro e ci dissero di questo concerto di beneficenza qui nella Bay Area. Alcuni gruppi si erano riformati così che Chuck potesse racimolare i soldi per curarsi dal cancro. Fummo chiamati anche noi però allora erano già passati undici anni, quindi inizialmente rispondemmo che non eravamo interessati, ma poi Chuck chiamò Rob e parlarono. Rob parlò di nuovo con Andy e così decidemmo di tornare almeno per quel concerto. Così, quando mi sono trovai di nuovo sul palco, dopo due minuti non volevo più che finisse e capii qual era la cosa che mi era mancata più di tutte. Doveva essere un concerto esclusivo, per beneficenza, ma ora eccoci qui dopo vent’anni dopo. E andiamo ancora forte.

Il vostro stile è cambiato nel corso degli anni, a seconda della formazione, dei tempi diversi o degli umori. Ho trovato The Evil Divide un’evoluzione davvero sorprendente. Brani come “The Moth” e “Lost” contengono l’essenza dei Death Angel anche se sono molto diversi. Cosa pensi di quelle canzoni e di quell’album?

Puoi chiedere a molte persone se piace di più la prima o la seconda parte della nostra carriera. Alcune persone non vogliono che suoniamo nulla dopo Act III. Altri adorano tutta la discografia e altri ancora solo le cose nuove, alcuni pensano solamente che The Ultra-Violence sia il nostro capolavoro e unico disco valido. Poi si va oltre e si va avanti. Se me lo avessi chiesto prima di ora, il mio preferito di tutti i tempi sarebbe stato sicuramente THE DREAM CALLS FOR BLOOD e naturalmente THE ULTRA-VIOLENCE perché è stato il nostro primo disco e l’ho sempre amato. Ma andando avanti, oggi e specialmente dopo questa pandemia, se dovessi scegliere il disco quintessenziale che ci definisce per quello che siamo oggi, in questo momento direi assolutamente THE EVIL DIVIDE.

OK, l’intervista è finita. Hai un’ultima parola per i tuoi fan italiani che ancora aspettano di vederti di nuovo sul palco?

Sì, certo. Non vediamo l’ora di tornare di nuovo in Italia. Se avete visto i Death Angel in Italia, sapete cosa intendo e come ci sentiamo a suonare nel vostro Paese. Ci piace un sacco l’Italia ed è uno di quei posti che quando vediamo sul nostro elenco del tour urliamo “Sì, cazzo!”! È stato straziante per noi non suonare lì da voi, ma le regole del governo ci hanno costretto a cancellare. Vogliamo essere di nuovo con voi e la prossima volta sarà sicuramente esplosivo nel migliore dei modi!

                 

 

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