VIVALDI METAL PROJECT – Mistheria


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Ho raggiunto il maestro Mistheria che durante una bella intervista via web mi ha illustrato nel dettaglio i segreti del nuovo disco di Vivaldi Metal Project: Epiclassica!

Puoi fare una presentazione di Mistheria e raccontarci come sei entrato a contatto con il metal?EpiClassica Vivaldi Metal Project

Sono un musicista italiano il cui percorso musicale è iniziato con gli studi prettamente classici e quindi accademici, dapprima privatamente ed in seguito al conservatorio, dove ho conseguito diversi titoli. Contemporaneamente ho sempre avuto questa grande passione per il metal, non sempre vista bene ai tempi del conservatorio. L’atteggiamento degli altri è stato spesso un po’ interrogativo. Sono sempre andato avanti perché credo nella musica a trecentosessanta gradi, indipendentemente dallo stile: difatti mi sono cimentato con differenti generi, come il blues ed il pop – d’altronde, soprattutto in Italia, sono stato occupato con diversi tour di artisti nazionali. Dal 2003/2004 sono rientrato ufficialmente nel mondo del metal con la pubblicazione del mio primo disco, Messenger Of The Gods, e da lì è iniziato un lavoro più orientato in quella direzione, infatti in quegli anni ho collaborato con Bob Rock. Poi è arrivato il momento di suonare con Bruce Dickinson nel suo ultimo solista, Tiranny Of Souls, ovviamente coadiuvato da Roy Z.

Si può dire che EpiClassica diventerà un esempio di come la musica classica possa essere ripresa e resa fresca ed immediata all’interno del contesto metal. Vorrei chiederti come hai scelto le sinfonie che sono entrate a far parte del disco.

La scelta dei brani è frutto di quello che è stato il mio passato e, a seguire, di quello che è stato il primo album [dei Vivaldi Metal Project, NdA], The Four Seasons. Già da quel momento (parliamo del 2017) ho cominciato a selezionare un po’ di pezzi che avevo in mente di includere all’interno del disco seguente. Perché li ho scelti? Dunque, sono davvero tanti e ho deciso di optare per i temi più conosciuti nel panorama classico, da Mozart a Bach a Beethoven, Chopin, Schubert ecc… Ovviamente sono tutte composizioni a me molto care, che ho eseguito anche nelle versioni originali sia al pianoforte sia all’organo. Alcune le avevo già ritoccate per varie situazioni discografiche o per eventi vari, e le pensavo molto vicine a quella che sarebbe poi diventata l’idea del nuovo album dei Vivaldi Metal Project. Fatte salve un paio di occasioni, la scelta è ricaduta su pezzi strumentali, questo perché una delle caratteristiche del progetto è quella di aggiungere delle parti vocali, da coro. Il fatto di avere una linea originale già presente è abbastanza vincolante. Un esempio che fa eccezione è “Deposuit Potentes“, in cui la parte melodica vocale è quella originale e l’abbiamo solo ri-arrangiata. La parte predominante del nostro lavoro è incentrata sulla scrittura delle parti strumentali e vocali sopra al brano originale. Il nòcciolo del lavoro è quello di incastrare in una maniera quasi inavvertibile la partitura originale con il materiale nuovo.

Le canzoni che compongono i due dischi di EpiClassica sono perciò guidate da un tema specifico oppure ogni brano è fine a sé stesso?

Entrambi gli album sono, per usare un inglesismo, dei concept ed hanno una trama di base. The Four Seasons riprendeva la trama della partitura originale di Vivaldi, ossia le “Quattro Stagioni”, però, mentre lui ha raccontato il volgere del ciclo della natura, il nostro è stato un lavoro che ha affrontato le quattro stagioni della vita dell’uomo. È stato un excursus, rappresentato dalla fase della nascita nel brano di apertura e dalla fase della morte che chiude l’opera. Nel secondo disco abbiamo poi estratto l’uomo, formato nel primo album, mettendolo al centro del nuovo lavoro ed estrapolando da esso le varie situazioni emotive e sentimentale che ciascuno si trova ad affrontare nella vita, quindi stati d’animo varii, quali gioia, paura e angoscia. Ciascun brano è la rappresentazione di un’emozione che ci troviamo a fronteggiare nel corso della nostra esistenza.

La lista degli ospiti presenti sul disco è quasi infinita. Come hai fatto a coinvolgere tutti questi artisti di grande calibro nel progetto?

Alcune cose vengono in maniera naturale – quasi evolutiva, diciamo. Sarebbe stato difficile partire da zero e mettere in piedi un formazione del genere, con qualche centinaio di ospiti. È il frutto di quella che è stata finora la mia esperienza, sia in studio sia dal vivo, e dei relativi contatti che si creano grazie a varie attività; d’altronde, svolgo questo lavoro da molti anni. Ci sono alcuni artisti con i quali ho collaborato in passato e altri con i quali ho avviato collaborazioni in seguito ad esperienze precedenti (come lo stesso The Four Seasons). È un mosaico che si è creato ed arricchito giorno per giorno, anche grazie al precedente album dei Vivaldi Metal Project. Alcuni sono artisti eccezionali che ho avuto il piacere di scoprire grazie a queste collaborazioni, talenti incredibili coi quali è stato un piacere oltre che un onore collaborare. Altri sono nomi che tutti conosciamo, stelle del panorama metal internazionale che hanno da sé un certo richiamo e donano lustro al lavoro nel suo complesso.

mistheriaIl nome del gruppo è rimasto Vivaldi Metal Project: come mai hai deciso di mantenerlo tale anche se all’interno del disco troviamo traccia di Vivaldi solamente nel primo pezzo? Non hai mai pensato di cambiare?

Personalmente, no. Anche se mi sono arrivati diversi suggerimenti sotto questo punto di vista. Nello specifico, per il secondo lavoro si è in effetti posta la domanda – o meglio, me l’hanno posta, dato che io non ci pensavo proprio [ride, NdA] – circa il cambiare o mantenere lo stesso nome. ma per me Vivaldi non è solo un musicista bensì un’icona che identifica e racchiude il mondo della musica classica. Non lo vedo mai come un riferimento semplicemente al personaggio in sé, bensì alla musica classica in generale. Vivaldi è un emblema, grazie a ciò che ha significato per quel periodo storico e per tanti altri artisti – come lo stesso Bach, che ha trascritto e studiato le opere del Prete Rosso. Ha un bel peso e un bel significato. Mantenere il nome, insomma, è stata la scelta giusta.

Qual è stato il processo emotivo dietro la scelta dei brani e la presentazione ad una platea di ascoltatori che (come il sottoscritto) poco conosce il mondo della musica classica?

Il fatto di far conoscere certi brani – non tutti, dato che diversi sono già noti –, sia nel primo sia nel secondo disco, a quella gran parte di pubblico più avvezza al metal è sempre molto bello dalla prospettiva di musicista. Quello che io e gli altri componenti del gruppo notiamo sul palco è la trasversalità del pubblico: si passa da bambini di otto o nove anni a uomini tra i settanta e gli ottant’anni. Il fatto di avere un pubblico così eterogeneo ripaga molto del lavoro fatto. Si verificano a volte situazioni in cui musicisti classici che ascoltano i nostri lavori poi si avvicinano al metal, ed è un modo per far conoscere loro qualcosa che non avrebbero mai ascoltato. Lo scambio culturale può essere una cosa piacevole.

Mi faresti un riassunto un po’ tecnico di come si è svolto il lavoro di creazione di EpiClassica?

Come dicevamo in precedenza, si comincia dalla scelta dei brani. Poi da parte mia si sviluppa la decisione circa quale compositore-arrangiatore possa essere adatto a questo o quel pezzo – io produco ma non gestisco la fase di arrangiamento completamente: a farlo siamo fino a quindici persone. Ovviamente è un lavoro parallelo: a mano a mano che loro procedono, si fanno ritocchi e modifiche in base alle mie direttive, che cerco di delineare all’inizio. Terminata questa prima parte, comincio a pensare a quali potrebbero essere i musicisti adatti a ciascun pezzo, creando delle sorte di mappe anche in base alle disponibilità individuali. Per ogni brano ci sono quindi dei passaggi, fino ad arrivare alla registrazione e poi al missaggio. È un percorso a tappe, che va fatto pian piano, scremando gli elementi e individuando lo strumentista giusto per il posto giusto. Quando il processo di assegnazione riesce, il brano si espande in maniera esponenziale.

In considerazione degli ultimi due anni di pandemia, come si è svolto il lavoro?

Il novanta per cento è stato svolto in rete tramite lo scambio di materiale. L’album è stato realizzato difatti negli ultimi due anni, in realtà facilitando la produzione e la velocità di lavorazione poiché tutti erano parcheggiati. In alcuni casi sono stato contattato da qualcuno fermo ai box che si offriva di registrare nell’immediato, dato il tempo libero che aveva a disposizione.

Hai già idea di quando potrai presentare dal vivo il disco? E hai idea di quale sarà la formazione?

La nostra agenzia sta lavorando, per cui forse già dall’estate di quest’anno saremo in grado di avere qualche data, anche in formazione acustica con piano, due voci e chitarra. L’organico sarà per la maggior parte formato da artisti che hanno già preso parte a nostri precedenti concerti. Abbiamo avuto solo un paio di cambiamenti – alla batteria e alla voce maschile – e prevediamo di inserire un terzo chitarrista. In totale saremo undici o dodici musicisti sul palco; dipenderà anche dagli ospiti che vi si avvicenderanno poiché, capitando in diversi luoghi, abbiamo questo rituale di invitare a suonare coloro di una data zona che hanno collaborato sui dischi.

Domanda di rito: sei già all’opera su del nuovo materiale?

Sì, ho del materiale in una cartellina del computer. Un paio di brani sono quelli rimasti esclusi da EpiClassica, che ad un certo punto ho deciso di fermare per evitare che diventasse troppo lungo. Ho già in mente il tema conduttore di quello che sarà il terzo album, ma non inizierò a lavorarci subito perché dovrò iniziare a preparare i concerti e siamo già in fase di prove. Inoltre ho bisogno di pulirmi un po’ prima di focalizzarmi sulla nuova opera, cercando di avere la mente sgombra per concentrarmi al meglio. Non mi espongo oltre per il momento [ride, NdA]. L’obiettivo dei prossimi due anni è quello di portare sul palco EpiClassica.

Qual è il brano al quale sei più legato, di questo nuovo album?

Ecco, una domanda che semplice non è [ride, NdA]! Un brano che per me è davvero particolare è “Symphony Of Death”, basato sulla quinta sinfonia di Beethoven. “Particolare” per due motivi: il primo è che ha un taglio differente per quanto riguarda il genere, che definirei “da colonna sonora”; il secondo è che quando ho dato il brano all’arrangiatore gli ho anche comunicato la mia idea relativa al pezzo – e in questo caso sono stato completamento spiazzato, avvertendo subito forti emozioni ma anche il bisogno di riascoltarlo per via della sua natura non proprio immediata.

Che consiglio daresti ad un musicista in erba?

Di non pensare ad un genere musicale bensì alla musica a trecentosessanta gradi, affrontando qualsiasi tipo di esperienza possa capitare. Soprattutto in fase di studio, cercare di ascoltare e suonare più musica possibile. Esistono tantissimi generi ed è molto importante sperimentare!

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