PATHOS – Hoverface

Titolo: Hoverface
Autore: Pathos
Nazione: Svezia
Genere: Thrash/Metal Progressivo
Anno: 1997
Etichetta: Liphone

Formazione:

Lennart Specht: Chitarre
Daniel Antonsson:  Chitarre
Thomas Antonsson: Basso
Esko Salow: Batteria
Stefan Carlsson:  Voce


Tracce:

Mask Of Fear                   6:03
Hoverface                         3:13
Wake Up Call                   4:39
Next Arrival                     0:58
What Now                        4:07
Transform                        5:37
Act On Impuls                3:40
Upstream                          4:47
Monument Of Man       4:08
Odium Dénouement     2:30
Violence Breeds              3:43
Scorned                             5:06


Voto del redattore HMW: 8/10
Voto dei lettori: 8.3/10
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Non è mai troppo tardi per denunciare un’appropriazione indebita di acronimo. Quasi sempre abusivo e di rado funzionale, questo vecchio sotterfugio giornalistico può prestarsi a utili rivisitazioni. Come nel caso di NWOTHM, banderuola affibbiata all’ondata revivalista d’inizio millennio; basterebbe infatti sostituire traditional con technical e balzare nel 1997 per rivelare una sottocorrente meno languida – e più travolgente – sprizzata dal sempre fertile terreno svedese.

Dalle cronache di fine secolo:

«Power ossianico e thrash languono nelle retrovie: i Morgana Lefay vanno, letteralmente, in pezzi; i Tad Morose rinunciano a qualsiasi velleità progressiva mentre i Guillotine pubblicano un insipido debutto; i Crawley hanno appena licenziato l’incompreso Territorial e gli Illwill del trio meraviglia (LaRocque/Shaw/D’Angelo) registrano il primo demo. Ad accettare con beneficio d’inventario l’eredità dei Candlemass sono intervenuti nell’ordine Memento Mori, Veni Domine e Memory Garden, lasciando a entità plutonie l’onore di gestire il patrimonio tecnico accantonato dai rinati Hexenhaus e dalla meteora Abstrakt Algebra. Sono anni d’ombra per le formazioni con tendenze progressive cresciute entro i confini sicuri di thrash e metal classico, al riparo da contaminazioni e tentazioni avanguardiste, promotrici di un’evoluzione rispettosa delle tipicità heavy autoctone e al contempo libere da integralismi. Nel buio, capitanato dai Pathos, striscia un manipolo d’eroi senza gloria formato da Fifth Reason, Hollow, T.A.R. ed Explode, sofisticatori degli insegnamenti power, thrash e doom le cui opere non lasceranno traccia, se non nelle tasche lise di pochi, patologici “completisti”, sedotti a vita dal concetto di settorializzazione». (Ehi, da dove viene questo strano fischio? Mah…).

Che non abbia giovato il “Calvo Assorto Su Scorza Di Lime” è fuori discussione, tant’è che in casa Black Mark pensarono bene, per la riedizione su licenza Liphone, di rinnovare totalmente la veste grafica (la trovate in calce, ahimè), piazzando in copertina una terrificante testa fluttuante (Hoverface, appunto) attraente come una murena del Mar Nero; un invito a soffermarsi sui contenuti musicali del disco? Accogliamolo.

L’impeto thrash degli esordi a nome Valcyrie viene incanalato in un gorgo a pressione variabile, che attinge da power, thrash e doom della migliore tradizione scandinava e dai remoti marosi di Nevermore e Forbidden; nell’occhio del vortice, centrifugati e ricompattati in un famelico kraken, Hexenhaus, Sanctuary, Anacrusis e Candlemass. I reticoli di Specht e D. Antonsson (futuro Dimension Zero, Soilwork e Dark Tranquillity) avvolgono le strutture dei brani senza mai ingabbiarle e anche nei frangenti più complessi – fenomenale Salow – i riff si avvicendano con fluidità, riscrivendo in chiave progressiva i dettami ritmici e armonici cari ai succitati generi. Dirige l’orchestra il maestro Stefan Carlsson, già vicario nei Memento Mori dell’unico, vero messia (Bror Jan Alfredo Marcolin!) di cui rievoca potenza ed enfasi, nonché il magnetico vibrato.

Doti imprescindibili per ricreare anche vocalmente l’intensità emotiva impressa nel nome stesso del quintetto di Trollhättan, che rilascerà altri due album prima di scindersi in due distinte realtà: nel 1998 l’introvabile Uni Versus Universe, altrettanto valido, altrettanto ignorato, similmente corredato da una grafica ermetico-emetica; nel 2002 l’ancora più evoluto Katharsis – nuova, più capillare etichetta, Massacre, nuovo, sempre notevole cantante, Paul Schöning. Chi volesse scoprire il folk dei Fejd o riascoltarsi gli speedpowermetallosi Nostradameus non esiti, la qualità a denominazione d’origine è controllata e garantita. Io continuerò, da patologico completista, a scandagliare questa New Wave Of Technical Heavy Metal. Chissà che non mi sia sfuggito qualcosa…

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