PORCUPINE TREE – Closure/Continuation

Titolo: Closure/Continuation (Deluxe Edition)
Autore: Porcupine Tree
Nazione: Regno Unito
Genere: Rock Progressivo
Anno: 2022
Etichetta: Music For Nation

Formazione:

Steven Wilson: Voce, Chitarre, Basso
Richard Barbieri: Tastiere
Gavin Harrison: Batteria e Percussioni


Tracce:

01. Harridan (08:07)
02. Of The New Day (04:43)
03. Rats Return (05:40)
04. Dignity (08:22)
05. Herd Culling (07:03)
06. Walk The Plank (04:27)
07. Chimera’s Wreck (09:39)

Tracce bonus dell’edizione limitata:
08. Population Three (06:51)
09. Never Have (05:07)
10. Love In The Past Tense (05:49)


Voto del redattore HMW: 7/10
Voto dei lettori: 7.5/10
Please wait...

Visualizzazioni post:228

È il giorno conclusivo di un dibattimento estenuante: gli imputati Wilson, Barbieri ed Harrison, accusati di auto-indulgenza aggravata da futili motivi, ascoltano, sguardo basso e volti cinerei, l’arringa infuocata del P.M. Presiede l’illustrissimo giudice Gaudenzy, togato noto per il suo spietato radicalismo e la formazione rigidamente lombrosiana. Erompe l’avvocato Oiled: 

«Trattasi di palese esercizio di auto-indulgenza!» 

«Avvocato, si dia un contegno ed esponga con ordine le ragioni poste a fondamento della sua asserzione». 

«È presto detto. Alla luce di ciascun elemento probatorio e delle dichiarazioni sin qui raccolte è evidente che nessuno sforzo verso l’ampliamento dei confini artistico-musicali sia stato compiuto dai tre summenzionati, attuali membri dei Porcupine Tree, nonostante i due lustri abbondanti di assenza dalla scena progressiva mondiale». 

Un mormorio polemico s’accende immediatamente, presto zittito da una raffica di colpi di martelletto, mentre l’accusa procede: 

«Sebbene Mr. Wilson non abbia mai dato prova di voler compiacere la sua congrega di accoliti riverenti, Closure/Continuation è, inconfutabilmente, l’esito di un tagliacuci decennale espletato dall’imputato – e dai suoi complici – con frammentarietà e disapplicazione! Egli era, infatti, totalmente assorbito dallo sviluppo di una carriera solista prodiga di soddisfazioni critiche e commerciali, ammiccante al synthpop d’autore». 

Aumenta il brusio in aula, e il linguaggio del corpo dei tre diviene inequivocabile: Wilson si friziona il padiglione sinistro facendo sobbalzare, fin quasi a farla cadere, l’ampia montatura; Harrison simula nonchalance fissando le terga sinuose della giovane stenografa; Barbieri finge di sfogliare la cartella dei documenti processuali, nella quale ha nascosto, con puerile ingenuità, una biografia a fumetti di Nobukazu Takemura. 

L’avvocato prosegue, imperterrito, in balia del fervore forense: 

«Gli imputati erano forse convinti di trovare ad attenderli, dopo tredici anni di silenzio, un uditorio allineato alle piattaforme digitali, facile da irretire e sbeffeggiare? Seguendo la medesima logica l’accusa ha sottoposto ciascun brano di C/C agli algoritmi di Progify, Pear Music e Beezer, rinsaldando le già solide basi dell’impianto accusatorio e giudicando non bastanti a scagionare il trio: 

  • il sincretismo elettro-funk-hard-pop di “Harridan”;  
  • gli slanci acustico-psichedelici di “Of The New Day” e “Dignity”; 
  • le grevi poliritmie di “Rats Return”; 
  • i modernismi alienanti di “Herd Culling”; 
  • l’algido ambient (a firma Barbieri) di “Walk The Plank”;  
  • i saliscendi strumentali di “Chimera’s Wreck”, dieci minuti di echi floydiani ed asprezze metalliche scanditi da un Harrison macchinale». (Nonché plagio involontario di “Prime”, A Sense Of Change, Sieges Even 1991, NDR).

L’aula ammutolisce, l’impianto è definito. Dopo la svolta di Stupid Dream e l’intimismo radioso di Lightbulb Sun, dopo l’inarrivabile In Absentia e il successo di Deadwing, dopo il penultimo, Ellisiano Fear Of A Blank Planet e l’incauto The Incident è giunto il momento di passare in giudicato le glorie preterite, prima del pronunciamento d’una sentenza che si prospetta infamante. L’avvocato conclude: 

«Si riconosce, come unica attenuante, il mirabile trittico di brani compreso nella versione deluxe dell’album, con menzione speciale per la mesmerizzante melodia circolare di “Never Have”, la cui esclusione dalla versione “proletaria” costituisce indizio di un elitismo classista deprecabile, benché il fatto non sia penalmente rilevante». 

I tre confabulano per un attimo, consapevoli del fatto che ogni tentativo di difesa sarà pateticamente vano… Non resta che rimettersi alla decisione della Corte. Nel silenzio cimiteriale dell’aula, il giudice può ora pronunziare la sentenza: 

«In nome del Popolo Progressivo questa Corte ritiene, alla luce degli elementi sopra esposti, che debba ritenersi pienamente provata la responsabilità degli imputati in ordine al reato di auto-indulgenza ascrittogli, emergendo chiaramente lo stato di eccessiva condiscendenza e negligenza compositiva sia dalla documentazione in atti che dalle deposizioni acquisite. Quanto al trattamento sanzionatorio, preso atto delle circostanze attenuanti, la Corte condanna i Porcupine Tree a giorni 730 di reclusione, da scontarsi, senza strumentazione alcuna, presso i No-Man’s Land Studios di Hemel Hempstead.   

Così è deciso, l’udienza è tolta». 

 

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.