KINETIC DISSENT – I Will Fight No More Forever

Titolo: I Will Fight No More Forever
Autore: Kinetic Dissent
Nazione: Stati Uniti D'America
Genere: Speed/Power/Thrash Progressivo
Anno: 1991
Etichetta: Roadracer Records

Formazione:

Dwight Bales – Voce
Stephen Danyo – Chitarre
Rick MacConnell – Chitarre
Troy Stephens – Basso
Ed Reimer – Batteria


Tracce:
  1. Cults Of Unreason
  2. Banished
  3. Melanin
  4. 12 Angry Men
  5. Social Syndrome
  6. I Will Fight No More Forever
  7. Novocaine Response
  8. Testing Ground
  9. Reworked

Voto del redattore HMW: 7,5/10
Voto dei lettori: 8.0/10
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Schiacciato dentro un catalogo in costante ramificazione I Will Fight No More Forever è caduto, senza lasciar traccia, tra le pietre miliari e le “future gemme perdute” rilasciate da Roadracer nel cruciale A.D. 1991.

Una fine immeritata ma prevedibile quella dei Kinetic Dissent, vuoi per l’infelice tempismo dell’etichetta (12 agosto e 24 settembre sono dannatamente vicini), vuoi per la proposta in sé, tipico caso di svolta vietata su quel crocevia di stili che disperderà talenti a iosa, gettandoli nel vespaio delle correnti alternative d’inizio decennio.

Schermando le spinte evolutive presenti in dosi massicce nei canoni power/thrash tardo-ottantiani, i KD operano come umili ermeneuti, revisori che interiorizzano per poi stabilire, a fini interpretativi, un contatto profondo con le fonti primarie, mettendone in luce i valori sostanziali. Riff incalzanti quindi, mai troppo bizantini, senso melodico epicheggiante con fraseggio acustico incorporato e pacati cambi di ritmo sempre al servizio della forma-canzone. Sono competenze poco diffuse all’epoca, padroneggiate con un tocco “vetero prog metal” che pochi sapranno elevare a forma d’arte totalizzante (chi ha detto Zions Abyss?).

L’attacco è da annali: giro trafugato ai Powermad, voce stentorea, apertura sinfonica sul ritornello, stacchi calibrati, effetti di sospensione melodica – creati dagli scambi tra MacConnel e Danyo; “Cults Of Unreason” riesce a non rinnegare il passato – tre demo nutriti dall’humus speed/thrash di metà ottanta – e ad affinare le lungaggini di Controlled Reaction (1988), sfidando in tre minuti e mezzo l’intellighenzia techno-metal ‘87 -‘89, indiscussa referente del genere.

Tolto il divertissement di “Melanin”, col suo hard-funk sbarazzino e quel giro così familiare (ehi, ma “Smells Like Teen Spirit” non è ancora uscito! Se pensate che i posteri abbiano emesso l’ardua sentenza resterete delusi, le coincidenze esistono, eccome!), la restante scaletta regala un viaggio nei ricordi, con lacrimuccia ad ogni breve fermata: No Exit, Destination Unknown, Absolute Power, Frolic Through The Park, State Of Euphoria e Ignorance Of Man son tutte tappe del giro; mica male, eh? Eppure la critica snobbò, non capì o semplicemente non ascoltò, distratta da sapetebenecosa. Quando si dice fuori tempo massimo…

A riparare i torti fatti ai georgiani han provveduto Metal Mind e Divebomb, rispettivamente nel 2007 – ristampa numerata su golden disc – e nel 2020: Controlled Reaction: The Demo Anthology è una selezione accurata, un saggio sulle dinamiche che distinsero – e ahimè placarono definitivamente – il dissenso cinetico.

 

 

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