RHADAMANTYS – Labyrinth Of Thoughts

Rhadamantys
Titolo: Labyrinth Of Thoughts
Autore: Rhadamantys
Nazione: Paesi Bassi
Genere: Death Metal Sperimentale/Metal Progressivo Estremo
Anno: 1995
Etichetta: Displeased Records

Formazione:

Nuke – Voci
Jaco Voorzaad – Chitarre
Ard van Bers – Chitarre, Voci
Nico Vooys – Basso
Johan Koelewijn – Batteria
Gerrit Koekebakker – Tastiere  

 


Tracce:
  1. Saxum Tantali, 03:19  
  2. Source Of Our Intelligence, 05:02
  3. Cryptical Evidence, 07:57
  4. Inner Crisis, 03:00  
  5. Unknown Worlds In Collision, 08:18 
  6. Pile On The Agony, 09:09

 


Voto del redattore HMW: 8
Voto dei lettori: 8.0/10
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«Radamante! Chi era costui?». Un re cretese, figlio di Zeus ed Europa, designato dal padre degli Dei a giudicare i morti nel Tartaro, compito che svolse – trapassato anch’egli – con un’inflessibilità e un’equità divenute proverbiali. Nudi e privati delle maschere cucite sulla pelle da convenzioni e consuetudini socio-culturali, i mortali ricevevano un verdetto severo ma imparziale, anima dinanzi ad anima: nessun condizionamento, nessun pregiudizio. 

Nella cronistoria delle infatuazioni fatali tra mitologia e death metal, Labyrinth Of Thoughts è un intrigo tra i più sotterranei, un disco dal fascino arcano che certifica – ubi maior, minor cessat – l’opulenza della scena orange dei primi novanta, talmente fiorente e ricolma di fenomeni da veder relegati in secondo piano (diciamo pure terzo…) talenti come Creepmime, Donor e Rhadamantys. 

Legato a triplo filo agli autori di Chiaroscuro (gli ex sono, con ruoli diversi, Voorzaad e Koekebakker) e Triangle Of The Lost (le corde non solo vocali di Ard van Bers), il sestetto di Katwijk non ne subisce l’influenza, rapito com’è dal desiderio di tramutare in musica feroce i misteri dell’astrologia e le segrete leggi che governano i sogni: sono i glifi alchemici e l’onirologia a far scaturire, fra le mille stratificazioni del mito classico, questo continuum di metal estremo e sperimentale, solo per convenzione (dicevamo?) suddiviso in sei capitoli finemente miniati. 

Una concessione che non incrina la volontà di far combaciare con precisione maschera e spirito, facendo sì che a un’esteriorità tanto pittoresca corrispondano idee musicalmente ardite, già guizzanti, seppur con gittate diverse, nel pensiero di formazioni oggi leggendarie quali Phlebotomized, Dark Millennium, Pan.Thy.Monium e Believer. 

Nel dedalo della mente gli opposti coesistono senza collidere, un’atmosfera new age (con tanto di augelletti canterini e cascate argentine) aleggia su ritmiche techno-thrash, l’animalità death metal è infusa di musica pastorale, il doom catacombale agghindato con assolo al fulmicotone, come se ad ogni svolta e prima d’ogni breve rettilineo i muri del labirinto mutassero disposizione, rendendo impossibile raggiungere l’uscita. Un dinamismo estremo, espressionista, esasperato da urla sgraziate e pigolii, declamazioni e canizze, continue variazioni di registro che Nuke e Ard articolano con disarmante naturalezza.  

Ora però basta chiacchiere, è il momento di entrare. Procedete con fermezza e non voltatevi mai indietro, nessun filo vi guiderà.

Troverete la via se avrete il coraggio di perdervi.

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