QUEENSRŸCHE – Digital Noise Alliance

Titolo: Digital Noise Alliance
Autore: Queensrÿche
Nazione: Stati Uniti D'America
Genere: Heavy Metal
Anno: 2022
Etichetta: Century Media

Formazione:

Eddie Jackson – Basso
Michael Wilton – Chitarre
Todd La Torre – Voce
Casey Grillo – Batteria
Mike Stone – Chitarre


Tracce:

1. In Extremis (04:41)
2. Chapters (03:43)
3. Lost In Sorrow (05:12)
4. Sicdeth (04:42)
5. Behind The Walls (06:14)
6. Nocturnal Light (05:43)
7. Out Of The Black (04:19)
8. Forest (04:46)
9. Realms (03:48)
10. Hold On (04:56)
11. Tormentum (07:29)
Traccia bonus:
12. Rebel Yell (04:48)


Voto del redattore HMW: 7,5/10
Voto dei lettori: 7.9/10
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Nessuna mutazione nella doppia elica, al quarto tentativo di recupero identitario.

Tra le più nobili che il metal ricordi, le note dei Queensrÿche hanno raggiunto il punto di rottura a inizio millennio, strappate da tensioni e spinte creative divergenti; troppo ermetiche per chi aveva ammirato, sin lì, le coreografie dei cinque di Bellevue, agili come étoile nella ridda di stili che ha travolto l’hard’n’heavy da cui tutto è nato, ormai quarant’anni or sono.

In quest’arco di tempo sono fioccati capolavori che hanno definito interi generi, album concettuali eletti a paradigma estetico universale, flirt col pop d’autore (e le classifiche di mezzo mondo) ma anche defezioni incolmabili (chi ha detto DeGarmo?), autocitazioni clamorose e ammiccamenti a sonorità modaiole. Quell’identità pionieristica però, seppur stinta, s’era sempre preservata, a riprova del fatto che la vera forza evolutiva risieda nella diversità che distingue i singoli individui, a partire dal DNA.

Conclusa tra dediche al caos e dispute legali l’era Tate, i QR targati Century Media hanno risalito le enormi radici della tradizione fino a ottobre ’94, inaugurando un nuovo corso volto al recupero delle pulsioni metal, che in parte adombra quella “cerebralità emotiva” chimera per schiere di epigoni, incapaci di infonderne l’essenza in forme e melodie altrettanto penetranti ed esclusive.

Su tali radici s’innalza anche Digital Noise Alliance, nuovo album del ciclo La Torre e prova musicale dell’interazione complessa tra “geni” e ambiente, esibita a partire dal biotecnologico Trirÿche (se vi dicessi che in origine s’ispirava a un falco pellegrino, mi credereste?). Attraverso i vecchi Marshall di Wilton, riattivati dopo decenni d’incuria dal fido Zeuss, il processo di auto-clonazione con potenziamenti muscolo-scheletrici già a buon punto in The Verdict giunge a compimento, esaltando le componenti di peso – mai così schiaccianti, complice il dinamismo power dell’ex Kamelot Casey Grillo – del tipico suono ‘Rÿche, sempre corredato da testi attuali e intellettualmente stimolanti.

Un’immediatezza specchio della ritrovata condivisione degli spazi tecnici, di un agognato faccia a faccia post virus tra musicisti e produttore e, vogliamo crederlo, dell’entusiasmo suscitato dall’annuncio del tour di supporto ai metal gods per antonomasia, che ha visto Queensrÿche e Judas Priest dividersi il palco a spasso per il Nord America fino ad aprile 2022.

“Sicdeth” e la malevola “Tormentum” pestano che è un piacere, mentre brillano per ispirazione “Behind The Walls” e “Out Of The Black”, tempi medi ad atmosfera variabile in cui risaltano il ruolo non accreditato dei synth e armonie vocali da manuale. Certo, gli anziani come il vostro umile scribacchino rimpiangono, e sempre rimpiangeranno, quell’istinto esplorativo degli spazi interiori precluso ai comuni mortali, appena percettibile in “Hold On” e “Lost In Sorrow”, sopito il quale trafugare melodie (“In Extremis” sembra estratta da Somewhere In Time!), ripetersi (“Nocturnal Light”) ed eccedere nell’autoreferenza (“Realms”) diventa inevitabile. Nel richiamare “Silent Lucidity“, poi, il ritornello di “Forest” rasenta la parodia, spezzando il legame ideale con “Open Road”, “Bulletproof” e “Portrait”, piccoli classici di questa seconda giovinezza metallica; ma è un’incostanza scusabile, che non altera la catena né l’interrompe: anche privato di sviluppi imprevedibili, un patrimonio genetico di tal fatta può ancora generare bellezza.

PS A proposito di testa e cuore nei favolosi ’80… L’edizione limitata contiene una scoppiettante rilettura di “Rebel Yell“, datata, guarda caso, 1983… Il vecchio Billy avrà sicuramente gradito.

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