THRESHOLD – Dividing Lines

Titolo: Dividing Lines
Autore: Threshold
Nazione: Regno Unito
Genere: Metal Progressivo Melodico
Anno: 2022
Etichetta: Nuclear Blast

Formazione:

Glynn Morgan – Voce
Karl Groom – Chitarre
Richard West – Tastiere
Steve Anderson – Basso
Johanne James – Batteria


Tracce:

01. Haunted 5:05
02. Hall Of Echoes 6:17
03. Let It Burn 6:49
04. Silenced 4:36
05. The Domino Effect 11:03
06. Complex 5:49
07. King Of Nothing 5:07
08. Lost Along The Way 5:20
09. Run 3:59
10. Defence Condition 10:42


Voto del redattore HMW: 8/10
Voto dei lettori: 8.3/10
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L’hanno innalzata con pazienza, i Threshold. Una fila dopo l’altra, mattone su mattone, intagliando ogni blocco nell’argilla bianca del Surrey; e oggi la barriera è così alta da sembrare insormontabile. Al di là del bastione s’affannano, con gran spreco d’energia, bruti e seviziatori di pentagrammi, incapaci di concepire una melodia senza violentarla, di partorire un riff senza strozzarlo, di seguire un ritmo senza spezzarlo.

Al di qua della cinta le note non incontrano ostacoli, come i torrenti della contea, il cui letto non si fa mai troppo tortuoso mentre scorrono con forza tra i dolci declivi che ne placano l’impeto: la veemenza del metal arginata dall’arioso sinfonismo del new prog, un connubio che non ha mai tradito le attese, suggellato un lustro fa con il maestoso concept di Legends Of The Shires.

L’ultimo di una serie ininterrotta di album accomunati dalla continua ricerca della perfezione armonico-melodica, in equilibrio fra modernità e tradizione, nei quali “apertura” e “progressione” non sono dettati dalla necessità di inoltrarsi negli angoli più reconditi della galassia progressiva, bensì dall’esigenza di mantenere vivacità tecnica e coinvolgimento emotivo sul medesimo piano, anche in virtù di un apparato lirico sempre ispirato: ecologia, evoluzione delle dinamiche socio-culturali, filosofia… nella musica dei Threshold intrattenimento e riflessione hanno sempre avuto pari dignità.

La conferma di Glynn Morgan dietro ad un microfono che ha vissuto periodi di relativa stabilità è una piacevole sorpresa, in primo luogo per chi ne abbia apprezzato le qualità ai tempi di Psychedelicatessen e seguito il tentativo di rivalsa a nome Mindfeed: chi vi scrive è tra costoro, apprezza Wilson e ha pianto il buon “Mac” (R.I.P.), ma ritiene che Glynn abbia ricevuto in dono un timbro più personale e grintoso, grazie al quale amplifica ogni linea melodica fino a farla esplodere.

Descritto dal gruppo stesso come il gemello ombroso di Legends… – considerando il periodo in cui è stato composto, c’è poco da stupirsi – a Dividing Lines non manca nulla per competere con i grandi album del passato: brani concisi e squadrati dal cuore morbido nei quali Groom conduce le danze e West segue, come “Haunted”, “Silenced” o la toccante powerballata “Run”; mini-sinfonie prog-metal con synth siderali che piovono dallo spazio profondo su riff grossi come pianeti, come “Hall Of Echoes” e “Complex”; le immancabili suite da oltre dieci minuti con durata percepita di cinque, tanta è la scioltezza, anche in fase solistica; almeno due inni con cui spolmonarsi al prossimo ProgPower (come dite, i Threshold non sono in cartellone? Li aggiungeranno, li aggiungeranno, fidatevi), ovvero “King Of Nothing” e “Let It Burn”, una magata pazzesca da novantadue minuti di applausi.

“Lost Along The Way” è forse l’unico brano ordinario, vale a dire un fulgido esempio di progressive melodico con arrangiamenti di classe, batteria millimetrica (James, signore e signori) e un ritornello moderato molto, molto british. Se Dividing Lines avesse beneficiato di una produzione meno fredda (se si chiamano Thin Ice Studios un motivo ci sarà, no?) sopra trovereste un bell’ 8½; ma il tempo scorre lento, nella contea, e al prossimo giro il riscaldamento globale avrà fatto la sua parte, ne sono certo. Volete scommettere?

 

 

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