White Skull (Tony “Mad” Fontò)


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WHITE SKULL: METALLO IMMORTALE!

Intervista realizzata da Fabio Perf

In concomitanza con l’uscita del nuovissimo “Metal Never Rusts”, abbiamo avuto modo di parlare con Tony “Mad” Fontò, chitarrista e leader dei White Skull. Tony “The Captain” ci presenta il nuovo album e ci svela le prossime mosse dei Teschi!

Iniziamo subito parlando del nuovo album, “Metal Never Rusts”: nella mia recensione ho evidenziato il fatto che i cori sono molto enfatizzati, molto forti…ti chiedo se sia stata una scelta voluta o se il tutto è venuto naturalmente.

Di solito quello che succede avviene in maniera naturale. Diciamo che l’idea c’era ed era quella di far cantare la gente, di creare una maggiore empatia col pubblico: i ragazzi hanno bisogno di divertirsi, di cantare, quindi se tu gli prepari un qualcosa con cui possono essere coinvolti, il gioco è fatto! Quindi, sì, questa cosa è stata voluta ma non è stata forzata. Non è stato cercato a tutti i costi il coro, infatti ci sono brani come “Heavily Mental” in cui è meno evidente di un “Metal Never Rusts” o di un “Hammer On Thin Ice” o di un “Black Ship”, in cui si invita proprio a cantare.

Il disco è uscito per la ROAR (Rock Of Angels Records), avete quindi abbandonato l’etichetta italiana Dragonheart per una tedesca. Come è avvenuto questo passaggio, come vi siete trovati con la nuova label?

Il tutto è nato grazie a Chris Boltendahl (cantante e leader dei tedeschi Grave Digger, ndPerf), è stato lui che ci ha introdotti alla nuova etichetta discografica; ovviamente ci ha chiesto come eravamo messi contrattualmente con la vecchia e noi avevamo già assolto tutti i nostri obblighi, anche perché praticamente veniva rinnovato il contratto di album in album. Ho parlato direttamente con Enrico (Paoli, manager della Dragonheart e chitarrista/leader dei Domine, ndPerf) e, essendo molto amici, lui ha capito la nostra situazione, di voler provare a tornare con un’etichetta straniera…Inizialmente pensavo anch’io fosse tedesca ma in realtà è un’etichetta greca, sia il proprietario che il vice sono Greci e hanno la sede in Grecia; però hanno tutte le basi in Germania: la promozione, l’ufficio stampa ecc… parte tutto dalla Germania.

Questo è anche il disco che vede l’avvicendamento tra il chitarrista Danilo Bar (coi White Skull per una quindicina d’anni) in favore di Valentino Francavilla. Come siete entrati in contatto con Valentino e che apporto ha dato al nuovo album?

Valentino aveva già fatto con noi una data nel 2019 prima del covid e mi era stato segnalato da un amico comune, che di fatto è il costruttore delle testate che usa per le sue chitarre; questa persona abita qui vicino, siamo amici da diversi anni e quando ha saputo della dipartita con Danilo Bar mi ha segnalato Valentino e io l’ho inserito nei provini, assieme ad altri chitarristi…diciamo che non ha avuto una via prioritaria. Era il 2019 e son venuti circa una quindicina di musicisti a provare con noi. Abbiamo provato con Valentino e ci siam trovati bene fin da subito quindi abbiamo deciso di andare avanti con lui. Come dicevo abbiamo fatto un concerto nel 2019 ma poi è scoppiata la pandemia e ci siamo dovuti fermare. In ogni caso, dato che non ci si poteva muovere, grazie a internet, siamo riusciti quantomeno a parlarci! Poi quando ci siamo potuti muovere, abbiamo cominciato subito a scrivere dei brani nuovi, ci siamo concentrati in quello. Successivamente abbiamo suonato live, a maggio, prima che uscisse l’album, anche se di fatto il disco era già registrato. Abbiamo avuto modo di andare in tour coi Grave Digger, di fare qualche data estiva, quindi ci siamo affiatati.
Ha portato moltissimo dato che è un chitarrista giovane ma ha gusti musicali molto simili ai nostri, basti pensare che la sua band preferita sono i Riot: se tu chiedi a un giovane chi sono i Riot, probabilmente non lo sa… Abbiamo composto molto assieme, lui ha portato tanti bellissimi riff che poi abbiamo sviluppato e quindi è stato molto attivo nella composizione dei nuovi brani. Aggiungo che lui all’epoca era fresco di disco solista, “Heavy Chains”, e sta già lavorando al suo successore dato che è un suo progetto che porta avanti assieme alla sua scuola di chitarra. Abbiamo perso un chitarrista che aveva una scuola e ne abbiamo acquistato un altro che ha un’altra scuola! Per tutti gli allievi che vogliono imparare qualcosa, Valentino è sempre a disposizione (ride, ndPerf)!

Parliamo di qualche nuova canzone. A me è piaciuta molto la stessa “Metal Never Rusts”, un pezzo diretto che parla appunto della nostra amata musica, tema che ricorre anche in qualche altro brano dell’album. Nonostante abbiate molti dischi all’attivo sentite ancora il bisogno di dedicare qualche pezzo al Metal.

Certamente! Il Metal è il nostro stile di vita, nel vero senso della parola. Abbiamo dedicato tutto a questa musica e anche Valentino, pur essendo molto giovane, ci si sta dedicando appieno. Lui ci crede molto e ci tiene ad essere entrato nella band (è una cosa che mi fa molto piacere) e si sente totalmente a suo agio all’interno del gruppo. È totalmente affine a noi, anche per lo stile di vita.
Tutti i brani parlano un po’ di noi e in “Metal Never Rusts” diciamo appunto (anche in modo auto-ironico) che il metallo non arrugginisce mai, visto che dopo 30 e passa anni di carriera continuiamo ancora a crederci!
In “Scary Quiet” si parla invece della pandemia…quella paura silente che ci aveva messo un po’ tutti a terra con il timore di non poter più tornare a suonare dal vivo: è esplosa come una bomba ma non si sapeva quando sarebbe finita…

Tra l’altro Chris Boltendahl ha cantato in questo brano, è una collaborazione che vi ha proposto la nuova etichetta?

No, no, la proposta è arrivata direttamente da Chris. Ci ha proprio chiesto se poteva cantare una parte come era successo per “Tales From The North” e noi abbiamo accettato con entusiasmo. Poteva scegliere un pezzo come “Ad Maiora Semper”, “Scary Quiet” o “Metal Never Rusts” e alla fine ha scelto di cantare “Scary Quiet”.

“Ad Maiora Semper” è uno dei singoli dell’album ed è appunto un buon augurio, è riferito a qualcuno in particolare?

È dedicato a tutti quelli che hanno lavorato, hanno suonato con noi e che poi, per qualche motivo, hanno smesso. Ex musicisti che hanno deciso di cambiar vita, di abbandonare la band per altre cose, oppure tecnici che han lavorato per noi per un certo periodo… Siamo comunque rimasti in buoni rapporti e quindi gli auguriamo tutto il meglio.

Parliamo della “famigerata” “Pay To Play”: il titolo e il testo dicono tutto, molto esplicitamente!

Sì, è un testo molto esplicito (ride, ndPerf)! È una cosa che non ci ha mai riguardato, devo essere sincero…però ha riguardato diversi nostri amici, colleghi e magari riguarda tutt’ora tante giovani band…e questa è una cosa che ci dispiace perché sminuisce l’aspetto del musicista. È vero che se non ci sono gli ascoltatori, non esistono i musicisti (anche se in realtà io potrei scrivere la musica per me stesso…); è altrettanto vero che senza i musicisti non ci sarebbero i concerti, quindi perché io devo pagare per andare a suonare a un concerto per aver un certo tipo di vetrina? Preferisco che mi venga detto di no…“non sei all’altezza, stai a casa”, oppure “ritenta, sarai più fortunato” piuttosto che sentirmi dire “mi dai 2.000 € e ti faccio suonare”. A volte ti arrivano anche le proposte casa “vuoi suonare in questo festival? Devi pagare tot euro per avere questo slot”. Succede anche questo! L’email va a finire direttamente nel cestino!
L’offerta la fanno a tutti perché mandano in giro costantemente richieste di questo tipo…io sinceramente non vado a comprarmi uno slot per suonare al tal festival. Alcune volte lo fanno anche in maniera “leggera”, del tipo “se vuoi suonare al festival devi comprarti 50 biglietti”. Poi ovviamente se tu riesci a vendere i biglietti hai recuperato. Però alla fine è il promoter che deve vendere i biglietti, perché devo venderli io?

Cose pensi invece di quelle band che, per aprire il concerto del grosso nome, si propongono anche pagando?

Di solito quando succede le band sono ignare di questo… Se parliamo invece delle band di supporto, questa cosa è sempre esistita: un tour ha delle spese e parte di queste spese vengono condivise con le band di supporto: di fatto suoni senza cachet ma ti tieni il ricavato del merchandise. Questo non è pay to play, è una cosa che esiste da sempre. Se invece vuoi suonare ad un festival importante, le spese sono già state assorbite e se ti propongono un slot a pagamento per suonare è un qualcosa in più. Come ti dicevo sono contrario a tutto ciò ma se una band ha dei soldi e vuole decidere di investirli così…
Mi è capitato di sentire anche gruppi che affermano “ah che figata! Io ho suonato in America…io ho suonato in Giappone!” Ok…ma a che condizioni? Ti sei pagato il volo, magari hai pagato anche il locale dove vai a suonare… io preferisco andare in vacanza in Giappone o in America! Se mi chiamano è un conto, vuol dire che ho un pubblico che vuol vedermi suonare. Non pago per andare a suonare davanti a persone che non sanno neanche chi sono, giusto per dire di essere andato a suonar in America! Non mi pago un volo per cercar fortuna…questo magari poteva funzionare negli anni ’70 non adesso dove con internet chiunque può vederti!

Torniamo a parlare dell’album: un pezzo molto particolare è “Weathering The Storm”, un brano a più voci in cui canti anche tu.

Sì, io faccio il bridge, poi c’è la doppia voce di Jo (Raddi, basso, ndPerf) sotto, c’è Valentino che apre e Federica (“Sister” De Boni, voce, ndPerf) a seguire. L’idea è stata di Federica, il titolo “Weathering The Storm” significa resistere nella tempesta; in questo caso la tempesta è il mondo musicale e tutto quello che c’è attorno al music business. “Weathering The Storm” è anche un po’ da intendersi come “l’unione fa la forza”: noi siamo uniti e riusciamo ad uscire da questa tempesta, riusciamo ad uscirne vincitori. L’idea di Federica è stata appunto di far cantare una frase ad ognuno in modo da creare questa sorta di unione. Volevamo fare “uno per tutti, tutti per uno” ma non sarebbe stato molto bello e in più è già stato usato (ride, ndPerf)! Quindi Federica ha pescato dal cilindro questo “Weathering The Storm” che è bellissimo e incarna questo spirito di unione.

Adesso avete in programma la data di presentazione dell’album al Legend di Milano. Ovviamente presenterete molti brani nuovi ma ci sarà qualche sorpresa? Ci puoi anticipare qualcosa?

Suoneremo molti brani del nuovo disco, credo quasi tutti, al momento ne abbiamo preparati otto. Poi faremo i nostri classici, avremo a disposizione l’album e per chi vorrà venire ci sarà la sessione di autografi a fine concerto; non ci tireremo indietro da nessuna foto e da nessun autografo! Porteremo anche il nuovo libro che è uscito da poco e le nuove magliette. Sarà una data incentrata un po’ più sul nuovo album, per le altre valuteremo; però stiamo vedendo che il disco sta avendo molti riscontri positivi da parte dei fan quindi penso che se nei prossimi mesi verranno a un nostro concerto, vogliano ascoltare anche l’album per intero.

Restando in tema live, prima del lock-down a un vostro spettacolo, mi ricordo che parlasti di un possibile disco dal vivo, anche per festeggiare un anniversario della band; poi però non se n’è saputo più nulla, cosa è successo? Il live album è ancora in cantiere?

Il live album sarebbe dovuto uscire per festeggiare il trentennale della band e in realtà l’avevamo anche registrato, avevamo registrato diversi live e bisognava un po’ assemblare il tutto. Purtroppo oggigiorno i live audio hanno sempre meno piede e la casa discografica non ha, all’epoca, supportato l’idea di fare uscire un live come CD fisico. Avremmo dovuto fare un live video ma questo ha dei costi molto elevati che avremmo dovuto sobbarcarci noi…e ormai la gente preferisce vedersi i video su YouTube piuttosto che comprare un formato fisico…alla fine ci siamo dovuto arrendere alla realtà del mercato. Se noti anche tutte le grosse band, a meno che non registrino in eventi particolari, tipo a Wacken, non fanno nulla. Là hai già tutto pronto con le loro telecamere ecc… ed è più semplice creare l’occasione per fare uscire un live-video. A meno che tu non sia una big-band, il tutto diventa difficile.

Peccato!

Peccato, sì! È uno dei miei sogni! Un altro mio sogno sarebbe fare un concerto con l’orchestra! Ci avevamo provato per il trentennale, magari ci riusciremo per il quarantennale (ride, ndPerf)! Un concerto con l’orchestra sarebbe molto impegnativo, ci sarebbe tanta carne al fuoco e avrebbe bisogno di una produzione intorno ai 15.000 €…

Stavo cercando di immaginare un brano dei White Skull arrangiato con l’orchestra…scommetto che tu hai già in testa possibili arrangiamenti.

In realtà l’arrangiamento lo farebbe il direttore d’orchestra…abbiamo provato a fare qualcosa in passato…secondo me renderebbe molto bene…ci sono i modi per farlo. È una mia speranza ma è difficile trovare il contesto giusto…vedremo!

Recentemente avete suonato al Metal Fortress, al castello di Gradara. Ho trovato la serata davvero magica! Come l’hai vissuta in prima persona? È un qualcosa che vi era già capitata in passato?

È stata la prima volta che abbiamo suonato dentro un castello, una stupenda location! Poi quello che veramente mi è piaciuto è stata la scelta delle band, ci siamo trovati bene e abbiamo lavorato tutti assieme. È sempre piacevole rivedere i vecchia amici, soprattutto dopo il lock-down…pensa che per i Domine è stato il primo concerto dopo il lock-down ed è stato bello rivederli in sede live e poi farsi quattro risate assieme! Un’esperienza bellissima e penso che potranno portarla avanti anche in futuro, con altre band.

Prima accennavi al libro autobiografico dei White Skull, che tipo di esperienza è stata la genesi di questo scritto? Immagino che ti abbia riportato indietro nel tempo.

Tutto è nato un po’ per scherzo, durante un’intervista per il trentennale… Marco Doné, giornalista di Truemetal, durante questa intervista mi chiese se avevamo mai avuto l’idea di scrivere un libro sui White Skull e io risposi che in realtà ci aveva già contato una nota giornalista, Elisa Penati, per proporci di scrivere la nostra biografia…poi però lei si trasferì in Irlanda e il tutto rimase fermo, anche perché onestamente pensavo fosse addirittura troppo…. Invece Marco si propose con entusiasmo per continuare questo progetto. Quindi ha avuto da noi il massimo supporto e praticamente abbiamo fatto una serie di interminabili interviste molto lunghe, di circa 2 ore l’una, e poi lui ha messo insieme il tutto incominciando a dare forma al libro. Ovviamente io e Federica l’abbiamo letto e riletto prima della pubblicazione e abbiamo aggiustato il tiro su alcune cose però il grosso l’ha fatto Marco. Devo dire che ha fatto un ottimo lavoro e chi l’ha letto è rimasto entusiasta perché è stato quasi come leggere un racconto, un romanzo musicale!

Immagino che avrai rivissuto la vostra carriera disco dopo disco. Sei uno di quei musicisti che mal sopporta i vecchi lavori magari volendoli ri-registrare oppure pensi che i dischi vadano lasciati come così come sono nati?

Effettivamente c’è stato un periodo un cui pensavo che se avessi suonato il tal disco oggi sarebbe venuto meglio ecc… ma questo è sbagliato, il mio pensiero adesso è diverso: in quell’epoca suonavo così, le mie idee erano quelle e le mie capacità erano quelle… Certo se riprendessi in mano oggi “I Won’t Burn Alone” probabilmente le tracce rimarrebbero quelle ma sarebbero suonate con un’ottica leggermente diversa… però il disco non sarebbe più vero e bello così com’è. Per me il disco è fatto è finito e deve rimanere quello che è…e lo riascolto anche volentieri!

Seguendoti sui social ho visto che sei un appassionato di Alpinismo, tra l’altro sei venuto anche in Piemonte, io sono Piemontese. Questa tua passione va in qualche modo ad influire sulla tua musica?

Probabilmente no…anzi, il fatto di cercare la tranquillità in montagna mi permette di staccare dal caos dei concerti (ride, ndPerf)! Questa passione è nata un po’ a caso anche se in realtà fin da piccolo mi piaceva e l’ho fatto fino all’età di 27-28 anni. Poi per la musica ho abbandonato tutto ma, meno di una decina di anni fa, sono tornato in montagna quasi per scherzo con degli amici (che non hanno niente a che vedere col mondo musicale) e da lì abbiamo creato un gruppo di persone che va in montagna e ci siamo appassionati sempre di più passando dalla semplice camminata al ghiacciaio del Monte Rosa! Quest’anno abbiamo fatto il Monviso, è stato veramente un bel percorso! Poi la Marmolada, le nostre Dolomiti, tante vie ferrate, tanti ghiacciai ecc… Ormai vado in montagna circa una volta a settimana, mi mantengo allenato cerco sempre di fare almeno mille metri di dislivello. Mi piace l’altra quota e in estate raggiungo cime sui 3.000 metri. È una bella passione, mi mette pace e serenità, nonostante lo sforzo fisico sia notevole. Conquistare una vetta è un po’ come quando esce un disco, solo che in montagna metto le mie singole energie mentre per un album lavoriamo in team ed è un processo molto più lungo anche se raggiungere una vetta come il Monviso richiede la preparazione di 2-3 mesi.

Ti racconto un piccolo aneddoto: l’anno scorso ho raggiunto Capanna Margherita (sul Monte Rosa, circa 4.500 metri, ndPerf) e l’ho fatto in cordata con un fan dei White Skull, Davide Carnisio! Mi ha contattato lui e, essendo un grande fan dei White Skull e appassionato di alpinismo, mi ha proposto di raggiungere la vetta assieme. È stato bellissimo perché ci siamo conosciuti di persona proprio lì prima della partenza e abbiamo fatto montagna assieme fidandoci l’uno dell’altro! È un qualcosa che ti regala emozioni forti e ne vorresti sempre di più!

Adesso il prossimo appuntamento è al Legend Club e mi accennavi al fatto che farete comunque diverse date in Italia, presumo anche qualcosa all’estero. Quali sono i prossimi passi dei White Skull?

È ancora tuto in via di sviluppo ma posso dirti che si partirà da gennaio e qualche data è già stata fissata ma verrà svelata solo dopo la “data zero”, quella del Legend. Stiamo puntando molto anche all’estero e qualche festival estivo è già confermato. Suoneremo live e per il momento sarà questa la nostra prerogativa. Siamo dispiaciuti di non aver potuto partecipare al concerto dei Crying Steel, ma abbiamo dovuto rinunciare per questioni lavorative…

Vi aspettiamo numerosi alla data del 18 Novembre a Milano!

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