HEADSHOT – Thrash Metal dalla Germania


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Dopo aver ascoltato il nuovo Eyes Of Ohe Guardians dei tedeschi Headshot, ho avuto il piacere di contattarli per chiedere loro di illuminarmi su alcune curiosità relative al disco e alla loro storia.

Recensione del disco qui

Intervista in inglese qui.

Chi sono gli Headshot? Ditemi di più sulla storia del gruppo.

Till Hartmann, batterista. Ciao e grazie intanto dell’intervista! Siamo di Braunschweig, della Bassa Sassonia in Germania, una città con circa 250.000 abitanti. Abbiamo una formazione classica a cinque elementi con voce, due chitarre, basso e batteria e suoniamo thrash-metal, ma proviamo anche a inserire altri stili come il prog o il metal classico nelle nostre canzoni.

Olaf Danneberg, chitarrista. Nell’estate del 1993 io e il nostro attualmente ex bassista Steffen Keuchel volevamo fondare un gruppo e avevamo bisogno di un batterista e un cantante. Abbiamo chiesto a Till di unirsi a noi ed è rimasto per un po’ di tempo. Suonava già in due gruppi e non aveva tempo per un terzo. Poi Moritz Hoffmeister è subentrato ed è rimasto per sette anni e due album, prima che tornasse Till. Poi c’è stato il nostro primo cantante Andi Bruer, il quale aveva uno studio, dove abbiamo registrato peraltro il nostro primo album nel 1994/1995, senza aver ancora mai suonato un concerto. Il primo fu nell’estate del 1995 ad una festa in giardino, da allora abbiamo capito che avremmo potuto salire su veri palchi, cosa che abbiamo fatto con un discreto successo.

Il secondo album uscì inizialmente autoprodotto, poi nel 1999 fu ripubblicato da Gutter Records/Massacre e nel 2000 ancora da Pavement negli Stati Uniti. Avevamo una canzone su una raccolta di Metal Hammer che alcuni metallari in Svizzera hanno ascoltato. Ci hanno invitato a suonare, ed è iniziata una lunga amicizia che continua ancora oggi. Torniamo a trovarli circa ogni due anni a Lucerna o Sursee. Abbiamo fatto un paio di altri CD con un paio di etichette e nel 2008 Daniela si è unita a noi, quando poi abbiamo preso un secondo chitarrista e abbiamo fatto diversi cambi al basso prima che Max arrivasse nel 2011. Ora suona la chitarra e Ben è entrato nel 2019 come nuovo bassista. Durante la pandemia abbiamo registrato il nostro ultimo album come quelli precedenti, As Above, So Below (2008) e Synchronicity (2011), a Langelsheim con il nostro produttore di lunga data e buon amico Jost Schlüter.

Prima della pubblicazione di Eyes Of The Guardians c’è stato un lungo periodo di pausa di silenzio, almeno discografico. Cosa avete fatto negli ultimi anni?

Olaf – Per prima cosa abbiamo realizzato un doppio DVD dal vivo (2015), che contiene sia i concerti del nostro ventesimo anniversario nel 2013 sia un sacco di materiale speciale registrato tra il 1996 e il 2011. Sono diventato padre nel 2013 e anche Till ha tre figli. Abbiamo rallentato con l’attività per alcuni anni ma nel frattempo ho continuato a collezionare riff e idee per delle canzoni, fino a quando nel periodo 2017/2018 abbiamo lavorato per provare nuovo materiale in modo più mirato. Nell’estate del 2019 siamo entrati in studio e abbiamo registrato batteria e chitarre, prima che nel 2020 le chiusure imposte rallentassero di nuovo le cose. Tra 2021 e 2022 abbiamo terminato le registrazioni e stipulato il contratto con la MDD Records.

Di che cosa parlano le dieci canzoni di Eyes Of The Guardians?

Olaf – Dal punto di vista dei testi, la maggior parte delle canzoni ha a che fare con una sorta di tema apocalittico, come il pericolo della sorveglianza digitale in modo orwelliano e la necessità che l’umanità cambi il proprio stile di vita prima che sia troppo tardi. “Ground Zero” racconta la storia del primo test nucleare e “Veins Of The Earth” parla della catastrofe di Deep Water Horizon. “The Impenetrable Maze” parla di come si smarrisca la strada nella vita e “Scars Of Damnation” parla della lotta per tornare a batterla, quella strada.

Quali sono le tue canzoni preferite nel disco?

Olaf – È molto difficile per me rispondere perché sono io a scrivere la maggior parte delle canzoni. Penso che “Eyes Of The Guardians” sia un brano molto forte. Anche “Ground Zero” e “Invisible” sono molto speciali per me.

Chi ha disegnato la copertina? L’avete scelta per un motivo in particolare?

Olaf – La copertina è stata disegnata da Plamen Kolev, che vive in Bulgaria. Ha anche realizzato quella della nostra quarta uscita As Above, So Below.
È successo per caso perché ho scoperto l’immagine nella galleria di Plamen sul suo sito prima di scrivere il testo. Più tardi ci siamo resi conto
che si adatta talmente bene al brano “Eyes Of The Guardians” che lo abbiamo scelto perché diventasse anche il titolo dell’album.

Anche la produzione del disco è davvero buona ed equilibrata per ogni strumento. A chi vi siete rivolti per la produzione?

Olaf – È stata terza volta che abbiamo registrato ai PureSonic Studios di Langelsheim/Germania con Jost Schlüter e ancora una volta siamo contenti del risultato finale. Jost ha sia una buona visione d’insieme della produzione e sia lavora molto sui dettagli, finché sono tutti soddisfatti. Ha un buon orecchio e non c’è rischio che alcune parti diventino sciatte o poco trasparenti.

Vi è un pezzo totalmente strumentale, “Tentacles Pt. 1”, che lascia pensare che ci sarà un seguito. Siete al già al lavoro su nuova musica?

Olaf – Sì, ce ne sarà una seconda parte nel prossimo album, l’idea di base è già scritta e penso che diventerà anche un breve strumentale nello stesso stile, ma chissà…

Eyes Of The Guardians è un album di puro Thrash metal senza fronzoli, ma che contiene anche molti spunti melodici soprattutto per quanto riguarda i ritornelli dei brani e l’approccio solista. Ci sono dei gruppi o degli artisti ai quali vi ispirate?

Olaf – Mi piace l’unione di melodia e thrash metal, senza che si abbassi il livello di aggressività. Ovviamente gli assoli e i cori sono predestinati a questo. Quindi abbiamo l’influenza Maiden nelle chitarre gemelle e, come solista, sono influenzato da molti chitarristi dell’intero genere metal. Mi piace anche il prog-rock, quindi abbiamo sempre una traccia prog nel nostro album :-)

Gli Headshot suonano un thrash metal vario e caratterizzato da un grande apporto tecnico come è possibile avvertire in tutti i brani. Come approcciate la composizione?

Olaf – All’inizio c’è un giro, forse due che si adattano molto bene. Poi provo ad allenare questi giri con batteria e basso per averne un’idea più chiara. Capisco molto presto quale parte si adatta ad una strofa o ad un ritornello. A volte sviluppo parti diverse da un riff unico, ad esempio quasi tutta la prima metà del brano omonimo si basa su quel primo riff introduttivo, a volte è suonato in un’ottava più bassa con più tagli (le strofe) o sulla dominante (parte prima della prima strofa).

La prova offerta da tutti i membri della formazione è di grandissima qualità a partire dalla voce di Daniela, davvero convincente e brutale. Gli Headshot sono il vostro unico gruppo o qualcuno milita anche in altre formazioni?

Olaf – Ho suonato per diversi anni nei Deny The Urge, che è la formazione del nostro ex secondo chitarrista Henrik Osterloh.

Till – Max e Ben sono ancora nei Deny The Urge ma al momento non c’è molta attività. Ho suonato con i Fluweel (alternative rock) e gli A Bouana Jahoo (funk metal) parecchio tempo fa. Dani ha suonato con gli Uppercut prima di entrare negli Headshot. Ben ha ancora altre due gruppi, i Discovery, che suonano cover, e  gli StripperCake (stoner rock).

Come sta venendo accolto il nuovo album dai vostri fan e dal pubblico in generale?

Till – La maggior parte delle recensioni e delle reazioni sono molto positive. L’album è visto come il momento clou nella nostra biografia. Fortunatamente l’etichetta ha fatto in modo di renderlo più popolare in tutto il mondo, in modo da avere anche buone reazioni internazionali. È sempre una questione di gusti, ma alla maggioranza l’album piace molto e questo ci rende felici!

Daniela – A causa della versatilità di ogni canzone, le reazioni sono state tanto positive quanto diverse. Ognuno preferisce una canzone diversa ed è esattamente come percepiamo la cosa anche all’interno del gruppo.
Dopo undici anni è emerso un disco in cui si può vedere uno sviluppo molto forte in un’unità massiccia, con tutte le sfaccettature della formazione stessa.

Avete già fissato delle date per promuovere il disco in Europa?

Daniela – Non ancora, ma confidiamo nella nostra etichetta MDD e nel loro ottimo lavoro di distribuzione.
A causa della pandemia, molti piccoli club sono stati chiusi e questi erano fondamentali l’underground.
Così è diventato difficile per gruppicome noi esibirsi all’estero in questo periodo.

Avete mai suonato in Italia?

Till – Il nostro approdo più vicino all’Italia è stata la Svizzera… ma ci piacerebbe attraversare il confine…

Daniela – Finora, purtroppo, non si è presentata l’occasione. Ma forse ne avremo la possibilità attraverso questa intervista. Quindi potremmo pianificare un piccolo tour che attraversa la Svizzera e giunge in Italia.

Come reputi che sia la scena metal underground tedesca in questo periodo storico? In Italia c’è un bel fermento, perlomeno nelle grandi città.

Till – Come sai, l’underground metal in Germania è sempre stato molto grande e di supporto. La scena è ancora molto attiva. Ai concerti metal c’è sempre molta gente e non ne esiste uno che non registri una buona affluenza, anche quando i generi metal sono diversi.
È sempre un evento: incontrare amici e persone che vogliono celebrare il loro amore per la musica metal.
Forse c’è solo una cosa che presta il fianco alle critiche negative, ovvero che gli organizzatori di concerti potrebbero avere più coraggio e concedere a gruppi piccoli e sconosciute la possibilità di mettersi alla prova su palchi più grandi.

Daniela – Il salto verso la serie A sta diventando sempre più difficile perché c’è un’enorme sovrabbondanza di gruppi. Ovviamente tutti cercano di tirarsi fuori da questo fango primordiale e risalire. E questo non vale solo per la Germania. Ci sono un sacco di buoni gruppi underground in tutto il mondo che meritano assolutamente di essere ascoltati.

C’è qualche gruppo che vorreste consigliarci in particolare?

Olaf – Penso che i due album di Arch/Matheos siano molto forti, anche se non è thrash metal.
I Ponthiever sono una nuova formazione della nostra città che posso consigliare e saranno anche l’apertura della nostra festa di presentazione del disco a dicembre.

Spazio aperto: saluti, ringraziamenti e insulti! Dite ciò che volete!

Grazie per averci ospitato su Heavymetalwebzine! Speriamo che le nuove canzoni vi piacciano. Ci vediamo sui palchi italiani! Grazie ancora e ci auguriamo anche le nostre pubblicazioni future vi piacciano!

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