DESPAIR – Beyond All Reason

Titolo: Beyond all Reason
Autore: Despair
Nazione: Germania
Genere: Thrash Metal Tecnico
Anno: 1992
Etichetta: Century Media

Formazione:

Waldemar Sorychta – Chitarre, Tastiere, Voce
Andreas Henschel – Voce
Marek Grzeszek – Chitarra
Markus Freiwald – Batteria
Klaus Pachura – Basso

 


Tracce:
  1. Beyond Comprehension
  2. Deaf And Blind
  3. Imported Love
  4. The Day Of Desperation
  5. In The Deep
  6. Rage In The Eyes
  7. Burnt Out Souls
  8. Son Of The Wild
  9. Crossed In Sorrow

Voto del redattore HMW: 7,5/10
Voto dei lettori: 8.2/10
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Talento, personalità, tempismo discutibile, scelte controtendenza e lieto fine rimandato, a dispetto dell’indubbia caratura dei personaggi coinvolti, che riceveranno la meritata considerazione sotto altre insegne. Una storia come tante, quella dei Despair: due demo, due EP e tre album in sei anni, tra 1987 e 1992, prima di un silenzio lungo un quarto di secolo.

Robert Kampf abbandona subito, ha un’etichetta da dirigere, e che etichetta! Chi vi scrive ancora ringrazia (con gli occhi velati di lacrime) ricordando i primi contratti degli amici Poltergeist, Morgoth, Liar, Rumble Militia ed il numero di catalogo 0001, quell’ History Of Hate (1988), classico dimenticato dello speed/thrash tedesco di “seconda fascia” a cui il fondatore di Century Media fornì un caustico contributo vocale.

Il padre padrone Waldemar Sorychta prosegue il viaggio fino a questo terzo – ed ultimo – Beyond All Reason. Musicista eclettico (chi ha detto Grip Inc., Voodoocult, Eyes Of Eden, Enemy Of The Sun?) e produttore esigente, legherà il suo nome ad alcune delle opere più influenti dell’etichetta tedesca, conferendo loro, con l’aiuto del fido Siggi Bemm, un suono fibroso e naturale – o scialbo e bidimensionale, a seconda dei punti di… ascolto – diretta emanazione dei Woodhouse Studio; ivi prendono forma Where No Life Dwells, Wildhoney, Ceremony Of Opposites e Mandylion, veri e propri manifesti di genere destinati a gloria imperitura.

Un marchio sonoro indelebile, quello di Sorychta, “registrato” proprio dai suoi Despair: il suono delle sei corde è cupo, ovattato, ottenuto smorzando le frequenze più alte e riducendo all’osso ogni contrasto tra le dinamiche; nessun fronzolo adorna le note, casse e tamburi risuonano secchi, attutiti, e la meccanica degli strumenti prevale sul nitore plastificato, già in voga ad inizio decennio.

Rispetto al precedente Decay Of Humanity (1990) in Beyond All Reason il thrash tecnico del gruppo di Dortmund suona più bilanciato, ed esalta ogni influenza documentata nel curriculum dei tedeschi. I fraseggi neoclassici di Waldemar, autore di tutti i brani, non s’addentrano nelle architetture ridondanti care ai Mekong Delta, nonostante le frequenti fioriture acustiche e l’apporto delle tastiere; le variazioni ritmiche sono ponderate, a tratti prevedibili, discoste dall’astrusa frenesia dei Deathrow; l’approccio è ruvido (ai cori c’è Marc Grewe!) benché privo dell’irriverenza scanzonata degli ultimi Assassin o dell’isteria speed dei Living Death; anche il debito con la Bay Area è di scarsa entità, se paragonato agli oneri di Paradox e Vendetta, sebbene siano evidenti, soprattutto a livello solistico, i punti di contatto con la scena californiana.

Gradualmente assorbito dall’attività dei Woodhouse, il chitarrista di origine polacca congela i Despair e porta a maturazione le pregevoli intuizioni passate (ascoltatevi “In The Deep”, “Rage In The Eyes” o “Son Of The Wild”) dedicandosi ad una miriade di progetti e collaborazioni sotto l’egida del buon Kampf. Qualora servissero referenze aggiuntive, rivolgersi a Moonspell, Sentenced, Alastis, Flowing Tears, Exumer, Lacuna Coil, Tristania, Sodom… sono sufficienti per una rivalutazione?

Ristampa con restauro – fedele – ad opera della solita Divebomb Records (sia benedetto Matthew Rudzinski) nel 2016, subito prima dell’inattesa riunione a quattro, col vecchio Marc in totale possesso del microfono e il nipotino di Waldemar, Marius Ickert, a far pulsare le quattro corde. A buon intenditor…

 

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