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Eravamo fermi al 2017 con i The Modern Age Slavery. Questi sei anni hanno portato il gruppo di Reggio Emilia a compattare la formazione appena messa su per Stygian, con i neo membri Federico Leone alla batteria e il pesarese Ludovico Cioffi (Nightland, Sun Of The Suns, Carnality) alla chitarra. Quest’ultimo si occupa tra l’altro di orchestrazioni ed è un punto di forza ormai imprescindibile per i nostri abili musicisti.
Il death metal dei The Modern Age Slavery è accurato e moderno ma guarda sempre ai grandi del passato. Se da una parte possiamo pensare a gruppi come Vader, Kataklysm e altri grossi del genere gutturale (pratica vocale che Giovanni Berselli ben padroneggia), dall’altra troviamo anche passaggi più moderni, tecnicismi più progressivi, che a tratti possono strizzare l’occhio a sistemi usati dai Jinjer. Tuttavia fare paragoni spesso risulta riduttivo; qui si cerca solamente di dare un’idea di quello che andrete ad ascoltare.
Ritmi sincopati si ritrovano tra una batteria incredibilmente veloce e tecnica, con chitarre che cercano la melodia in riff death metal sfrenati e aggressivi, dove la velocità è tutto benché non una costante. Le orchestrazioni ovviamente hanno stravolto le sonorità del gruppo, ora con atmosfere che vanno dal black metal all’industrial e che aprono lo scenario anche ad un death metal sempre più estremo, selvaggio e variegato.
1901 | The First Mother, nei suoi trentasette minuti, è un elogio alla follia musicale, un tripudio di violenza e cattiveria: concentrati in dieci brani che non hanno un vero e proprio filo conduttore ma tematiche legate a un’idea nata nel 2008 in seno al gruppo. Chiude questo splendido lavoro “Blind” dei Korn, in pieno stile The Modern Age Slavery. Ce n’era bisogno? No, ma è una chicca in più per cui fatene tesoro.
“Irradiate All The Earth”, “OXYgen”, “Victoria’s Death”: questi sono alcuni dei brani che vi faranno appassionare di un gruppo che merita di essere scoperto ancora di più. Elogiati da metalsucks.com come « la band metal più sottovalutata di tutta l’Italia, e forse di tutta l’Europa », beh… era ora che arrivasse anche sulle nostre pagine. Onore al nostro tricolore!



