PYRAMAZE – Bloodlines

Titolo: Bloodlines
Autore: Pyramaze
Nazione: Danimarca
Genere: Power Metal Melodico/Progressivo
Anno: 2023
Etichetta: AFM Records

Formazione:

Terje Harøy – Voce
Jacob Hansen – Basso, Chitarre,
Jonah Weingarten – Tastiere
Toke Skjønnemand – Chitarre
Morten Gade Sørensen – Batteria


Tracce:

01 – Bloodlines
02 – Taking What’s Mine
03 – Fortress
04 – Broken Arrow
05 – Even If You’re Gone
06 – Alliance
07 – The Midnight Sun
08 – Stop the Bleeding
09 – The Mystery
10 – Wolves of the Sea


Voto del redattore HMW: 7,5/10
Voto dei lettori: 8.2/10
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Questa volta voglio giocare a carte scoperte: niente frasi ad effetto, nessun volo pindarico, bando a forbitezze e citazioni.

Ho un debole per i Pyramaze. Ecco, l’ho scritto. Sin dall’esordio, quel Melancholy Beast (2004) in cui Kammeyer ha voluto – con successo di critica – riconnettere il power del nuovo millennio con le sue radici heavy metal, bilanciando potenza e melodia, certo che la preminenza dell’uno o dell’altro elemento ne stesse snaturando l’essenza: tecnicismi dosati, melensaggini proibite, chitarre al centro della composizione, vocalità di rango tanto duttile quanto espressiva – Lance King e Matt Barlow, ok? – canoni rispettosi d’una morale, quella dell’hard nordeuropeo, che basa i suoi valori sulla ricerca d’un dignitoso equilibrio.

Anche dopo il passaggio del testimone nelle mani sapienti di Jacob Hansen il gruppo danese ha mantenuto un livello di scrittura degno del suo passato restaurativo, ingentilendo la grafia, smussando qualche spigolo tagliente, spostando l’asse compositivo sui tasti di Weingarten e offrendo il microfono ad un virgulto dal talento cristallino, che ridona a questa nuova raccolta di brani un quid capace di fare la differenza.

Melodia sempre al comando quindi, arrangiamenti affinati al limite del progressivo, sinfonismo poco invasivo, ritmiche cannoneggianti – Kamelot, Evergrey ed Anubis Gate sono sempre a tre passi – ed una prova vocale che esalta linee di gran presa; continuo a pensare che, se spese in ambito pop, certe soluzioni saprebbero irretire un deejay di grido e risuonare attraverso le corde vocali della Sia di turno (una precisazione, io adoro Sia), in circuiti del tutto estranei alle trottate dei nostri.

Come e più di Epitaph, Bloodlines ammalia (immancabile la ballata disneyana, ospite Melissa Bonny), conquista dopo una manciata d’ascolti, spinge a sorpassi azzardati lungo la via verso casa, sotto lo sguardo degli ignari automobilisti che incrocino il vostro rientro: «Ma cosa avrà da sbraitare quello??». Si canta con Terje, s’avanza balzellon balzelloni sulle casse di Gade, si mima – rischiando la sbandata – un virtuosismo di Toke, ci si irrora i padiglioni con cascate di note argentine, ed il finale è sempre lo stesso: dai che si ricomincia!

Cribbio, son due settimane che gorgheggio il ritornello di “Midnight Sun”, qualcuno venga a togliere quella maledetta chiavetta (sigh) dal mio cruscotto!

Che bella la musica, amici.

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