La scena di Copenhagen: Hardcore. Salomon Segers


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La scena di Copenhagen: Hardcore

Intervista con Salomon Segers (Night Fever)

Abbiamo intervistato Salomon Segers, il cantante dei Night Fever. In seguito, troverete un’intervista a Sophie Lien Lake (Pleaser, Konvent, LINK) e Kasper Deichmann (St. Digue, Motorsav, Hævner , LINK).

L’intervista è stata redatta sulla base della trascrizione inglese riportata qui.

I Night Fever rappresentano una delle band di spicco nella scena hardcore di Copenhagen. Il loro concerto a Copenhell 2023 é stato tra i più energici e scatenati. Salomon sul palco non si risparmia, é forte e aggressivo, anche se la sua abilitá nel canto emerge nei brani piú tecnici come “Transparent“. Nonostante le recensioni locali abbiano spesso messo in rilievo i dettagli tecnici, queste sono considerati minuzie, i Night Fever non sono una band da ascoltare con le cuffie, ma da vivere dal vivo. In alcune occasioni precedenti, Salomon è stato etichettato con lo stereotipo del “droga e rock’n’roll”, una definizione che noi riteniamo troppo superficiale.

Alla ricerca di indizi, ho chiesto a Salomon a quali delle sue canzoni si sentisse più legato, e la sua risposta è stata “Another Year of Misery” e “This Ain’t a Game“. Questi due brani esprimono un’intenso contenuto emotivo e una profonda rabbia. Mi preparo per un’intervista più personale e intima.

Il nostro incontro avviene allo skate park di Israel Plats (Copenahgen). Salomon prende un energy drink, é di ritorno da un pomeriggio con il suo bambino di cinque anni al luna park di Tivoli. Parla del suo lavoro “regolare” nell’unità di terapia intensiva e nel pronto soccorso di un ospedale vicino, la sua voce trasmette intensità e soddisfazione. Mentre discutiamo della sua vita quotidiana, noto occasionalmente una sottile esitazione, forse sta riflettendo su se dovrebbe abbracciare lo stereotipo dello “sporco punk”.

Quest’anno è stato straordinariamente attivo per i Night Fever. Dopo una pausa di quasi quattro anni a causa della pandemia, e con il loro nuovo album (i singolo “Killing Floor” é stato pubblicato nell’aprile 2023 e “Lone Wolf” il 10 settembre 2023), la band ha avuto numerosi concerti per prepararsi al ritorno sulla scena dal vivo.

 

La copertina di Killing Floor, da nightfever_ktownhc (instagram official page). La foto in copertina è scattata durante un concerto alla Ungdomshuset.

 

Salomon, puoi raccontarci come sei entrato nel mondo dell’hardcore?

La mia introduzione all’Heavy Metal è avvenuta molto presto, intorno ai 7 anni, grazie a mio fratello. Quando ho ascoltato per la prima volta uno dei suoi dischi dei Megadeth, è stato uno shock! Ho pensato: “Wow! Questa è la cosa più incredibile che abbia mai sentito!” E ancora oggi ascolto il Metal: i Demon Head (un gruppo Doom danese da non perdere, ndr) sono tra i miei preferiti.

Ho iniziato a suonare l’hardcore all’incirca durante la seconda media, avevo 12-14 anni. Il fratello maggiore del nostro ex bassista ci ha introdotti al punk: si è fatto la cresta e ci ha incoraggiato a suonare questa musica. Così, abbiamo abbandonato il metal e ci siamo dedicati all’hardcore, pur continuando ad ascoltare entrambi i generi.

 

Qual è stato il primo ambiente sociale in cui hai sviluppato la tua musica?

Con mi miei amici abbiamo iniziato a frequentare la vecchia Ungdomshuset di Jagtvej (Casa dei Giovani/ centro autogestito se ne é parlato qui LINK, ndr). Il mio primo concerto è stato lì nel 1999, quando avevo solo 11 anni!

 

Il debutto dei Night Fever risale al 2007, proprio quando sono iniziati i tumulti presso la Ungdomshuset di Jagtvej, poi trasferitisi nella nuova sede di Dortheavej. Come hai vissuto questo cambiamento?

Ci è voluto del tempo per adattarci alla nuova sede di Dortheavej, poiché ero personalmente molto legato alla sede di Jagtvej. Avevamo passato molto tempo nella vecchia sede e il passaggio non è stato semplice: ci sono stati scontri con la polizia, l’intera città era in fiamme, è stato davvero pazzesco!

 

Quali cambiamenti hai notato nell’ambiente della Ungdomshuset da allora a oggi?

In generale, trovo gli stessi valori tra la vecchia Ungdomshuset e quella nuova di Dortheavej. Dopo tutto, sono le stesse persone che gestivano Jagtvej a gestire ora Dortheavej.

Tuttavia, c’è sempre un flusso costante di nuove persone che si uniscono a noi e portano nuove idee. Non le rifiutiamo, ma le invitiamo a fare ciò che vogliono, ed è così che dovrebbe essere sempre. L’impronta politica dell’Ungdomshuset può variare nel corso degli anni, a volte più evidente di quanto non sia oggi.

 

Parlando dei cambiamenti, come hai vissuto l’evoluzione di Nørrebro (il quartiere nord, dove Salomon ha vissuto molti anni, ndr) ?

Tra il 2000 e il 2015, ho notato molte trasformazioni nella mia Copenaghen. Nørrebro e Vesterbro sono diventati quartieri gentrificati (borghesizzati, ndr), cambiando completamente la loro atmosfera. Prima dello sgombero dell’Ungdomshuset, Nørrebro aveva un mood speciale: era una comunità autentica e diversificata. Oggi, trovo le persone più superficiali e meno interessanti.

 

Parliamo di impegno politico e musica hardcore. In passati periodi, l’Ungdomshuset aveva un’impronta politica molto marcata. Tuttavia, questa dimensione non emerge nelle tue canzoni. Perché?

Abbiamo una visione politica e condividiamo ancora i nostri ideali con la comunità dell’Ungdomshuset. Tuttavia, non mettiamo la politica in primo piano nella nostra musica: semplicemente non ne parliamo molto, non è quello che sento che sia adatta a me. È più sincero per me cantare ciò che sento invece che parlare di politica.

Per me, l’hardcore è legato ai sentimenti personali: quello che sento nella mia testa. Questo mi permette di esprimere più facilmente la mia rabbia interiore, perché è lì che risiedono le mie emozioni più forti.

 

Night Fever foto da nightfever_ktownhc (instagram official page)

 

Il tuo stile musicale è molto energico e arrabbiato. Cosa ti fa provare questa rabbia?

Non so cosa scateni in me una così grande rabbia. A volte mi basta accendere la TV per arrabbiarmi. Questo mondo è pieno di schifo: ci sono così tante cose su cui potrei puntare il dito.

Personalmente, ho sempre provato una certa avversione verso l’umanità, e questa avversione cresce di anno in anno. Non vedo l’ora di diventare un vecchio burbero e di usare il mio bastone per colpire le persone agli stinchi. Per me questo sará un processo molto naturale!

Le risate alleviano la tensione. Noto in lui uno sguardo pensieroso; sta soppesando le sue parole. Salomon rimane sincero e si lascia andare in una introspezione più intima.

Sono cresciuto in un ambiente molto difficile, privo di molte opportunità. Crescere con questa disparitá ha generato in me una crescente rabbia verso la società. Ma sono un bravo ragazzo, ho sempre cercato di tenere la mia rabbia dentro di me e di esprimerla nelle mie canzoni. In questo contesto, il progetto “Night Fever” ha assunto un’importanza cruciale nella mia vita. Rappresenta per me un canale di sfogo per la rabbia che altrimenti rischierebbe di essere incanalata in un modo malsano.

 

Facciamo una pausa per affrontare privatmente il tema dei sentimenti di rabbia e aggressività: esploriamo il loro valore e la loro gestione. Da qui partendo, esaminiamo l’importanza del sostegno sociale nei contesti legati alla salute mentale e all’integrazione. Ci é evidente che molte persone si trovano costrette a vivere in situazioni difficili senza poter accedere a un adeguato supporto psicologico ed emotivo.

L’approccio di Salomon a questi argomenti mi ha profondamente colpito. La sua capacità di trattare tali tematiche con sensibilità è davvero notevole. Dalle sue parole emerge una personalità sorprendentemente premurosa e comprensiva. La sua empatia verso coloro che hanno affrontato situazioni difficili è straordinaria; si percepisce chiaramente quanto egli sia profondamente legato alle persone che hanno avuto una vita difficile.

 

Ritorniamo alle esibizioni dal vivo e il legame con il pubblico. I tuoi concerti sono molto apprezzati dal pubblico. Cosa rende speciali le tue esibizioni?

L’aspetto cruciale è che quando ascolti una band, devi percepire la loro autenticità, la convinzione nelle loro parole. Durante le nostre performance dal vivo ci mettiamo tutta la nostra energia, e questa interazione crea un’atmosfera davvero unica.

 

Voglio sapere del tuo ritorno a Copenhell, questo concerto è riuscito ad attrarre un pubblico entusiasta. Com’è stato dal tuo punto di vista?

È stato grandioso! Ci piace suonare su grandi palchi e davanti a un vasto pubblico. È stato fantastico suonare di fronte a nuove persone che non avevano mai sentito prima la nostra musica. Inoltre sono un fan di Copenhell, ci vado quasi ogni anno!

 

Metal e punk sembrano spesso viaggiare su binari paralleli ma separati, qui in Danimarca sembra naturale che condividano lo stesso palco… come è successo?

Negli anni ’80 era molto normale che punk, heavy metal e thrash suonassero insieme, penso che ora stia tornando normale dopo un periodo di divisione.

Mi piace molto quando gruppi hardcore e metal sonano insieme. Durante questi eventi molte persone aprono gli occhi ad una musica differente che semplicemente non conoscevano. Alla fine siamo le stesse persone: gli stessi “outsider”

 

I tuoi concerti sono molto amati dal pubblico, cosa li rende speciali?

È importante che ascoltando un gruppo si possa sentire che credono in quello che dicono, che sono sinceri. Durante le nostre esibizioni dal vivo diamo al pubblico tutta la nostra energia, é questo scambio che crea un’atmosfera speciale.

 

Salomon a Copenhell 2023. foto di Will Kinser

 

La vostra musica ha varcato i confini nazionali, portandovi in giro per l’Europa, il Brasile e il Giappone. Come hai vissuto queste esperienze?

Il Giappone è stato un’esperienza incredibile! La loro cultura è davvero speciale. Molti spettatori si presentavano ai concerti direttamente dal lavoro, vestiti in giacca e cravatta, al concrto si cambiavano in abiti hardcore e si lasciavano scatenvano. In Brasile va da sé: è stata pura pazzia! abbiamo sentito un grande calore dal pubblico!

 

E in Italia?

È passato molto tempo dall’ultima volta che abbiamo suonato in Italia, non è che non lo vogliamo, semplicemente non è piú successo.

Abbiamo suonato l’ultima volta a Milano e Bologna nel 2010. A Milano siamo stati ospitati in uno squat gigante (presumibilmente il Leoncavallo, ndr): sembrava una fortezza nel centro della città, un posto assolutamente pazzesco come non ne ho mai visti prima!

Tra i miei gruppi hardcore preferiti ci sono gli italiani La Piovra !

 

Secondo te, chi sono i nuovi gruppi a Copenhagen?

Ci sono molti gruppi: Decortricate, Indre Krig, Motorsav e Big Mess sono tra i miei preferiti.

Trovo affascinante quando le persone mescolano generi diversi. In fondo, ci sono solo un numero finito di modi per suonare gli stessi riff in continuazione!

Ci ha anche anticipato che Christina Carlsen (Indre Krig) si sta occupando delle fotografie e dell’artwork del nuovo album, inclusa la copertina.

 

Quale potrebbe essere una nuova contaminazione per Night Fever?

Mi piace la mia musica così com’è, ma se dovessi davvero cambiare il mio suono, forse aggiungerei un po’ più di rock’n’roll. Sono un ragazzo abbastanza vecchio stile. Tuttavia, ho sentito che i Pleaser hanno introdotto un sassofono durante il loro concerto al Roskilde Festival ed è stato fantastico! In passato, c’era anche una band danese chiamata Young Wasteners adoravo il loro sound.

 

Alcune impressioni finali

Salomon è troppo sincero per le cortesie di convenienza: il legame che instaura con il pubblico si fonda profondamente sulle sue emozioni personali. Durante l’intervista, ho sperimentato un’empatia altrettanto autentica. Traspare quanto Salomon consideri la sincerità come parte fondamentale della sua musica.

Durante la nostra chiacchierata non l’ho mai visto nascondersi dietro una maschera, sa che non ne ha bisogno. Salomon ha le spalle larghe e combatte duramente, come mostra sul palco. La stessa autenticità risuona nei suoi gesti e nelle sue considerazioni durante questa intervista.

Parlando della sua “famiglia musicale” e del legame con il quartiere Nørrebro, trasmette una passione palpabile. Soprattutto quando si riferisce a Copenaghen, si percepisce un’entusiastica intensità invece di una mera nostalgia.

Mi stupisce quanto sia premuroso nei confronti di quelle persone che hanno una vita difficile; questo crea una netta antitesi rispetto al disprezzo che esprime per la folla grigia.

Le cicatrici di una vita difficile emergono chiaramente: è evidente come Salomon porti con sé la rabbia di chi ha dovuto combattere ingiustamente. Tuttavia, nelle sue parole non scorgo segni di nichilismo o rassegnazione. La sua rabbia non si traduce in un rancore fine a se stesso; al contrario, Salomon ha trasformato le sue emozioni più intense nella sua stessa forza propulsiva.

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